Manolo un mago e un granso fuori posto

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I tre spigoli della Tofana e quell’alpinismo intramontabile

di Saverio D’Eredità

L’anno è il 1946. Nell’Italia che lentamente si ricostruisce, le mani degli alpinisti tornano a toccare quelle rocce troppo a lungo proibite. E mentre una generazione passa la mano, le nuove leve si fanno avanti a colpi di scalate prestigiose e sempre più spinte. Il Gruppo degli Scoiattoli è già attivo da alcuni anni, ma la guerra ha fortemente condizionato la loro attività. Qualcuno non è tornato. Le montagne, invece, sono rimaste mute spettatrici di un immane tragedia. Continua a leggere

Colli Euganei Trail #4 – Terre bianche

Breve percorso che si sviluppa sui primi rilievi collinari compresi fra l’abitato di Treponti (Teolo) e Luvigliano. Adatto ad essere interamente corso, in quanto si sviluppa prevalentemente su strade sterrate o sentieri ben marcati. L’unico difetto è rappresentato dagli ultimi cento metri di discesa dal Monte Solone che avvengano lungo una tracciata invasa dai rovi. Volendo evitare la sgradevole parte finale è possibile tornare indietro dalla cima, fino al bivio e collegarsi al percorso d’andata.

Dalla località Treponti, svoltare verso Luvigliano (SP 98) fino alla Trattoria da Iseo che si trova sulla destra, girare lungo la strada in salita e parcheggiare negli spazi antistanti la trattoria.

terre bianche

Il sentiero inizia sopra la strada, sale nel bosco e prosegue fino ad innestarsi nella strada sterrata denominata via Pastoie. Si prosegue in salita lungo la strada bianca (segnavia alta via dei colli) fino a guadagnare un dosso, si prosegue in discesa fino a dove l’altavia devia a destra (Monte Pirio, interessante variante per allungare il percorso). Continuare per la strada, ora in leggera salita, fino a dove torna asfaltata. Ora non proseguire in salita ma svoltare a sinistra ed iniziare a scendere rapidamente fino a Luvigliano. Usciti sulla strada principale, si svolta a sinistra, si passa tra la chiesa e il complesso monumentale di Villa Vescovi, per poi rientrare lungo una strada sterrata, sulla sinistra. Seguirla in salita fino a raggiungere una breve sella. Piegare a destra lungo un largo sentiero che sale fino alla sommità del Monte Solone (ignorando un bivio sulla sinistra). Ora è possibile scendere nuovamente alla sella e raccordarsi al percorso di salita o tornare al bivio, superato da li a poco e scendere lungo di esso come di seguito descritto. Intraprendere la discesa via via più ripida, lungo il crinale sud. Imboccare il bosco di latifoglie e scendere lungo una traccia che segue la linea displuvio, fino ad uno slargo appena accennato. (Attenzione il Monte Solone sul versante Nord Est, presenta una parete di cava, che si apre dal margine del bosco). Ora piegare a sinistra, lungo la vaga traccia che uscendo dal bosco attraversa una zona di rovi. Da li a breve si arriva sulla strada in via delle buse. Svoltare a destra fino a raggiungere la SP 98 poi a sinistra lungo la strada provinciale fino al punto di partenza.

Chicken Wings sull’Aiguille du Peigne

di Saverio D’Eredità

Se siete stati a Chamonix, sicuramente avrete – almeno una volta – ordinato una birra all’Elevation. E se non ci siete mai stati, bè, è la prima cosa da fare quando dovrete incontrare qualcuno, pianificare la prossima impresa o millantarne altre. Anche perché vi danno la password del wi-fi e questo vi permette di postare in diretta foto e stati d’animo, visto che mezzo mondo si starà chiedendo quale grande impresa stiate preparando. Potrete trovare un’ottima selezione di birre belghe, anche trappiste o triplo malto, una vasta scelta di burger di varie taglie e condimenti, nonché una fauna umana particolarmente variegata. È qui che potrete immergervi nella tipica, internazionale ed autoreferenziale, atmosfera chamoniarda. Potrete trovarvi gomito a gomito con gruppuscoli di yankees con il cappellino a visiera, spagnoli molto motivati, presuntuosi locals ed una vasta gamma di inglesi. Tra questi potreste individuare i pro-nipoti di Edward Whymper così come gente più scassata, epigoni dell’epopea dello Snell’s camp. Talvolta, più raramente, vi naufraga anche qualche famiglia italiana spinta fuori dal main-stream del corso centrale.

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Lillipuziani parte terza – La cresta della delusione

di Saverio D’Eredità

Avevamo appena ordinato la terza birra da mezzo e, a parte la necessità di andare a pisciare urgentemente, non avevamo risolto ancora nulla. Mi alzai con la vescica che esplodeva e mi feci largo all’interno del “The Pub” di Chamonix, pullulante di rubicondi e chiassosi tifosi “orange” concentrati su un avvincente ottavo di finale del Mondiale 2014. Feci giusto in tempo a notare che – nonostante tutto – Wesley Snejder era ancora in gran forma, anche se non credevo che l’Olanda sarebbe arrivata in finale pure stavolta. Ci vorrebbe proprio uno come Wesley, pensai. Uno cui affidare le chiavi del match. Tornai al tavolino che Stief stava sfogliando freneticamente la guida di Batoux sulle 100 e 1 più belle scalate del Bianco, passando dalla numero 8 alla numero 76 svuotando boccali di birra e spegnendo una cicca dietro l’altra. Non ce la potevamo fare.
Per fortuna le ragazze si stavano rilassando con dei rinfrescanti drink e l’aria del tardo pomeriggio si stava facendo leggera. Un normale aperitivo con paranoia nel cuore di Chamonix.

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Diaspora

Di Carlo Piovan

Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di ottone del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia (Ray Bradbury Fahrenheit 451)

«Stiamo perdendo un mare di informazioni oramai è un processo ineludibile».

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Cibo per marmotte e dialoghi con stambecchi

di Emiliano Zorzi

(Articolo pubblicato su “Bivacco sotto la Rocca” – settembre 2017)

Questo articolo tratta della gestazione e realizzazione della va “Fai Bei Sogni” sul luminoso versante sud dell’Innominata, in bella vista del Rifugio Corsi. Il nome, scelto dal vulcanico Fabio, ha a che fare con un libro di cui non so nulla né ho indagato sulla motivazione della scelta; più pragmaticamente ho badato al trasformare in realtà tangibile l’idea (ogni idea è in qualche modo un sogno) di un nuovo percorso sulle rocce dell’Innominata.
Quando mi è stato chiesto gentilmente da Paola di dare un piccolo contributo per il numero di settembre, non mi ci è voluto troppo tempo a pensare che non c’era niente di più adatto ad un notiziario sociale che scrivere qualche riga della piccola-lunga storia collettiva che ha coinvolto per mesi, seppur a spizzichi e bocconi, una gran parte del GAM, di altri amici della sezione e, letteralmente a spizzichi e bocconi, anche le simpatiche marmotte del luogo.
Tutto inizia nel dicembre 2016 quando, complice il tempo “mite” e l’assenza di neve, con Umberto siamo alla ricerca di qualche roccia solare su cui provare a fare qualcosa. Rispolvero quindi una vecchia idea, o meglio abbozzo di idea, riguardante una bella colata scura di ottima roccia sul basamento dell’Innominata. Il resto della via verso l’alto si scoprirà.

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Per il puro piacere di arrampicare

 

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

(P.Handke – Elogio dell’infanzia)

di Saverio D’Eredità

Sento una strana tranquillità, questa mattina. Parcheggiamo l’auto per primi in Val Venegia, proprio davanti ai profili dentellati e sbilenchi dei Bureloni che ancora ombreggiano sui prati freschi di rugiada.
Gli zaini, già pronti dalla sera prima, salgono subito in spalle e ci avviamo spediti. Anche ieri sera, nel prepararli, avvertivo questa singolare calma.

Sul pavimento del disimpegno il tintinnare argenteo dei materiali rompeva il silenzio della casa, ormai un passo nella notte. Per qualche istante mi concentrai sui suoni e sui gesti piuttosto che sulla scelta del materiale. Quante volte avevo già rinnovato questo rituale, ripetendo i medesimi gesti, udito questi suoni, rivolgendo le stesse domande al compagno? Continua a leggere

40 anni fra pareti e cime: incontro con Peter Podgornik al Nevee Outdoor Festival – Sella Nevea 21 luglio 2017 ore 21

Se avete mai avuto modo di buttare l’occhio sulle varie monografie di alpinismo extraeuropeo avrete sicuramente notato la ricorrenza di taluni nomi, ostici alla lingua italiana. Knez, Karo, Cesen, Jeglic, Sveticic, Podgornik (solo per citarne alcuni!)… vi dicono niente?
E’ la “generazione d’oro” dell’alpinismo sloveno quella che a cavallo tra gli anni 70 e 90 ha letteralmente fatto incetta di prima di livello altissimo in Patagonia, Cordillera Blanca, Garwhal indiano, Himalaya. Una generazione che ha segnato una svolta nella concezione dell’alpinismo del tempo, proiettandosi in avanti con uno stile che solo oggi le nuove generazioni riescono a capire ed interpretare in maniera innovativa. Negli anni 80 pensare di muoversi in Himalaya, su pareti in larga parte sconosciute, spesso in stile alpino e con mezzi ridotti era fantascienza. Eppure gli sloveni hanno dimostrato che era possibile.
Una generazione cresciuta all’ombra delle grandi pareti delle Giulie che i ragazzi dell’epoca hanno divorato metro a metro, d’estate e d’inverno, in solitaria o slegati. Questo aspetto non è stato trascurabile nella loro formazione: arrampicando nelle condizioni peggiori in Giulie hanno messo da parte un bagaglio di spessore che ha permesso poi di portare a termine eccezionali realizzazioni in alta quota o in climi estremi.

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Al Nevee Outdoor Festival 2017 incontreremo uno dei maggiori esponenti di quell’epoca irripetibile: Peter Podgornik.

Prolifico scalatore di altissimo livello, con 40 anni di attività alle spalle (eh, sì, perchè non ha mica messo le scarpette al chiodo!) dalla Himalaya alla Groenlandia, dalla Patagonia allo Yosemite, Podgornik oltre ad essere uno dei più grandi alpinisti sloveni è anche un attivo divulgatore e promotore di manifestazioni alpinistiche, documentari, libri. Sua è la guida monografica del Mangart, un riferimento storico ed alpinistico importante, come anche l’aggiornatissimo portale “Primorske Stene” che da anni raccoglie ed archivia le salite sulle Giulie slovene e non solo.

Avremo modo di ascoltare la sua testimonianza di una stagione gloriosa dell’alpinismo mondiale, il suo legame con le Giulie e i viaggi inediti di una vita passata tra cime e pareti.

Appuntamento al Centro Polifunzionale di Sella Nevea!

E non mancate al warm-up a partire dalle 18!

https://neveeoutdoorfestival.com/ospiti/