Scatti dal Batti

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foto: Marco Battistutta

Testo di Saverio D’Eredità

Potrei dire che erano almeno 3 anni che stavo dietro a questa discesa (ma anche chissenefrega, direte) e che oggi l’abbiamo spuntata dalla lista. Ma più che la discesa in sé, rodeva il tarlo di aver fatto fiasco quella volta (brutta cosa la competizione, soprattutto con sé stessi, alla faccia di quello che vi propinano i benpensanti dell’alpe) e quindi la voglia di cancellare l’urticante sensazione di non aver capito come cogliere le condizioni per certe discese. Anche perché quella primavera di tre anni fa, col Batti, era un attimo che ci mandavamo a quel paese. Infilare tre flop di fila solo perché ci eravamo incaponiti con la liste di discese da fare (non fateli mai, i listoni, credetemi) senza considerare bene tutti i fattori in gioco e soprattutto smarrendo quell’andazzo un po’funky e un po’freak dei primi tempi. I tempi del Batti col poncho marocchino “che tiene un casino” e di me con gli sci con le lamine rotte “si però ci sono affezionato”. Col Batti le gite si sceglievano al termine di estenuanti chat e di triangolazioni dettagliatissime (nella nostra mente) sulle carte Tabacco o con osservazioni fatte a km di distanza o con chissà quale webcam sfocata. C’è sempre stato qualcosa di analogico nelle nostre scelte, come anche nell’equipaggiamento, o nei viveri (il segreto del successo sta nel pacco di strucchi Vogrig, mica nei gel di enervit) per non parlare della musica da viaggio. Perché il Batti sa pescare sempre dal sacchetto dei cd delle perle da un repertorio che fa molto Black Panther, tipo Chicago Souls o Shaolin Afronauts. Si, avete capito bene: il sacchetto dei cd. So che vi fa ridere, ma almeno finché non ci tapperanno il buco dell’autoradio sul cruscotto, resisteremo e ci porteremo sempre il sacchetto dei cd con il rischio di graffiarli, perderli o scambiare le custodie.

Quella volta di tre anni fa il pacco ce l’eravamo rifilati da soli e un po’con l’aiuto di un barista della Fiscalina che con marcato accento altoatesino al telefono ci aveva detto:

“Sì, qui neve c’è, ma da dove venite?”

“Friuli”

“Ah bello: io domani vado da voi che c’è più neve”.
E noi invece duri (ve l’ho già detto che i listoni sono deleteri?) ci siamo presentati in un’alba umidiccia a ravanare su un pendio devastato dalle slavine e poi su 30 cm di vera malta su fondo duro. Quindi “si neve c’è” era un’affermazione corretta, ma che fosse malta il barista non era tenuto a dirlo. E con la malta roba ripida specie quando sforcelli e sembrano i tropici è da evitare (a quello ci eravamo arrivati pure noi).
A fine giornata volavano gli insulti al barista e alla webcam sfocata della val Fiscalina, ma pure ci guardavamo in cagnesco per un bonus sprecato.
Quel canale però era rimasto in testa, con la sua forma sinuosa tanto seducente, quel suo addentrarsi tra pareti sbrecciate e cataste di guglie sbilenche. Il bello di queste salite non sta tanto nell’estetica, la powder o tutte quelle menate che leggete sui post vari, ma nel sottile, masochistico piacere del battere traccia. Era un po’che non provavo quella sensazione odiosa ed inebriante dello sprofondare e nel riemergere usando i bastoncini come ancore. Nel guadagnarsi, onestamente, le proprie curve. Bè, questo non ha prezzo.
Comunque, al di là di tutto, che oggi ce l’avremmo fatta ne ero sicuro dalle ore 4.40 del mattino.
Perché la differenza, qualche volta, la farà anche la forma, le condizioni o la tecnologia. Ma quando dal sacchetto dei Cd sbuca il pregevole Ghana Sounds con quel trip da viaggio e il Biondo ti annuncia che nello zaino abbiamo pollo fritto e tre lattine di birra, non ci sono condizioni che tengano. Poi giù a valle o in qualche gruppo social potremmo anche sbrodolare solite frasi tipo “discesa da urlo”, “neve top” e robe simili, ma credetemi: lasciate stare le snow app, spotify e i gel. Ghana sounds e pollo fritto sono la svolta.

Cima Undici mt.3060

Canale dei “Mascabroni”

Difficoltà S4 – 4.2, pendenza del canale tra i 40° e i 50° costanti (solo il canale, per circa 300 metri), fino al Passo della Sentinella 3.2.

Dislivello: 1500 metri dalla Val Fiscalina

Una delle gite più belle delle Dolomiti di Sesto, che si svolge prima per ampi valloni e grandi scenari fino al famoso Passo della Sentinella (mt 2713). Dal Passo si imbocca uno stretto canale che dopo circa 100 metri piega a sx diventando via via più stretto fino all’esile cresta. La vera cima Undici è spostata più a Sud, normalmente con gli sci si parte da un forcellino circa a 3060 metri. La prima discesa con gli sci (documentata) è quella di Ario Scolari e Marco Sala (Gruppo Rocciatori Caprioli di S.Vito di Cadore, AV 1999), ma una prima, storica discesa, per tutt’altri scopi, fu quella compiuta dal manipolo dei “Mascabroni” il 16/04/1916. Questo gruppo di coraggiosi alpini, guidati dal capitano Sala, compirono un’impresa militar-alpinistica notevole calandosi di sorpresa e di notte lungo il ripido canalone per assaltare le postazioni austriache al Passo della Sentinella. Il canale da allora porta il loro nome.

Descrizione:

Dal parch. della V.Fiscalina (mt 1480) per la pista di fondo al Rif. Fondovalle. Qui si abbandona la pista per salire direttamente il conoide prima e il canalone poi (sent.122) che conduce al catino sospeso dell’Alpe Anderta. Si prosegue ora in direzione di uno stretto canale, a sx rispetto alla massiccia mole della Cima Undici che chiude il catino verso sud, che conduce al Passo della Sentinella. Si rimonta il canale, ripido nel primo tratto (35°/40°) fino alla stretta forcella (mt.2713) affacciato sugli assolati versanti del Vallon Popera e chiusa a sx da ardite torri rocciose, propaggini della Croda Rossa di Sesto. Il canale è ora intuibile alla nostra dx: si traversa a sx per imboccarlo (oppure rimontando una ripida dorsale proprio sopra il passo per poi riportarsi nel canale circa 100 metri più in alto). Le pendenze da subito sono sostenute (mediamente 40°/45°): quando questo si allarga si tiene la sx, infilandosi in una serie di strettoie serpeggianti (alcuni tratti a 50°) che adducono ad uno stretto intaglio sulla linea di cresta: da qui per pochi metri di facile, ma esposta arrampicata si tocca una delle varie elevazioni della tormentata cresta (quota 3060). La vera cima è spostata verso sud, più alta di circa venti metri.

La discesa si effettua lungo la linea di salita: con cautela si ridiscende l’esposto pendio sommitale e lo stretto canale; questo permette una sciata più fluida nella seconda parte dove il canale si allarga e le pendenze si fanno meno sostenute (anche se sempre superiori ai 40°). Rientrati al Passo si ridiscende con bella sciata in val Fiscalina.

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