Il vento non può essere catturato dagli uomini

di Carlo Piovan

Forse non dovrei scrivere questa recensione, dal momento che non ho ancora il libro in mano; ma supero l’indugio dal momento che l’autore mi ha permesso di vivere l’esperienza del correttore di bozze, pertanto mi assumo l’onere di scrivere la (forse) prima recensione di questo testo di narrativa ancor prima di averlo letto nella sua versione stampata. Una recensione dietro le quinte.

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Alpine Warriors – un viaggio nell’epica dell’alpinismo sloveno

di Saverio D’Eredità

Se la storia dell’alpinismo si potesse leggere come un poema epico, allora certamente quella dell’alpinismo sloveno potrebbe essere spunto per uno dei canti più intensi ed appassionanti. È sotto questa chiave di lettura che Bernadette McDonald si addentra nella storia e nei personaggi che hanno fatto della scuola slovena una delle più importanti e incisive a livello mondiale. Proprio come nello schema classico dell’epos, tutto si origina ai piedi di una montagna-archetipo: il Triglav, nume tutelare degli alpinisti sloveni e sovrano delle Giulie. Nel teatro naturale che è la sua gigantesca parete nord (“Stena” per gli sloveni: ovvero “La” parete) si crea quella sorta di mito di fondazione che rende epica la storia dell’alpinismo sloveno.
La drammatica salita di Joža Čop e Pavla Jesih nel 1945 al più bel pilastro della parete è l’ultimo atto di un alpinismo follemente romantico, e allo stesso tempo il passaggio di consegne tra due generazioni. Perché dovranno passare ben 23 anni prima che una nuova generazione di alpinisti scriva un nuovo capitolo della propria storia, proprio su quella parete e su quella via che di fatto coronarono un’epoca. La scalata invernale di Aleš Kunaver (con Stane Belak “Srauf” e Tone Sazonov) sul Pilastro di Čop non solo è ammantata di leggenda, per la straordinaria prova di resistenza e persistenza dei tre alpinisti, ma anche per il suo lascito, quasi un marchio di fuoco  che avrebbe influenzato tutte le generazioni successive. Si apre così “Alpine Warriors” (nella traduzione, a dire il vero non proprio azzeccata di “Guerrieri venuti dall’Est”), tradotto da Alpine Studio in italiano, l’ultima opera di Bernadette McDonald, sicuramente una delle migliori narratrici di  montagna e già autrice della controversa biografia di un personaggio assai particolare come Tomaž Humar.
La McDonald ha preso spunto proprio dal lavoro svolto su Humar per approfondire le radici dell’alpinismo sloveno. Un viaggio che si compone di tessere ora esatte, ora incoerenti, di un mosaico variegato, ma che trova origine in quella cultura della montagna che è molto radicata nel popolo sloveno. Si parte dunque dal Triglav, vera e propria “heimat” per tutti gli sloveni, e da quello che potremmo definire una sorta di padre spirituale dell’alpinismo sloveno moderno, ovvero Ales Kunaver. E’ lui che, resosi conto del ritardo storico che gli sloveni stavano scontando a causa dell’isolamento politico rispetto alla grande scena dell’alpinismo di punta, capisce che “per raggiungere un treno che è già partito…devi correre più veloce di lui” (parole di Kunaver!)
E gli sloveni, hanno corso, eccome! Tutto l’alpinismo himalaiano dagli anni ’70 all’inizio dei 2000 è dominato dalle cordate slovene: persa la corsa ai simbolici quattordici 8000, infatti, gli sloveni rilanciano su obiettivi tecnici ed ambiziosi. Di fatto, spostano il limite. La sud del Makalu, o ancora di più quella del Lhotse, sono scalate avveniristiche che segnano in maniera irreversibile la tendenza del grande alpinismo in alta quota. Se oggi consideriamo lo stile alpino sulle grandi pareti l’avanguardia alpinistica, lo dobbiamo soprattutto a quella generazione di uomini eccezionali, dotati di una resistenza, motivazione e tenacia fuori dal comune.

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Non è tuttavia solo una “bella storia” di cordate affiatate, di sfide vinte o straordinarie avventure. La McDonald si addentra nelle pieghe psicologiche dei singoli personaggi, tanto che la stessa struttura del libro è di fatto un tentativo di misurare la cifra umana di uomini complessi, tormentati e talvolta contraddittori. In questo tentativo di indagare la vera natura che si cela dietro gli alpinisti (esploratori, uomini d’avventura o drogati in preda ai loro demoni?) Bernadette Mc Donald scava tra le pieghe dei personaggi, ne indaga le motivazioni, percorre le storie familiari, si sofferma su quell’umanità trascurata, troppo spesso marginale nelle biografie degli alpinisti. Merito o demerito? Illuminare gli aspetti controversi delle esistenze degli alpinisti, i sacrifici richiesti a sé stessi e alle loro famiglie è senz’altro un merito, se non altro perché permette il distacco da quell’agiografia tecnica cui siamo abituati. Tuttavia il lavoro pare rimanere a metà. Il libro tende comunque alla disamina storico-biografica della galleria di personaggi che, da Kunaver a Prezelj, si sono succedute scandendo il ritmo con le diverse scalate, soffermandosi qua e là su aspetti politici e commerciali non indifferenti. La sensazione è che talvolta si rimanga sospesi tra l’approfondimento individuale delle psicologie e la volontà di ricerca di una qualche coralità. Emerge, tuttavia, la sensazione che quello slovena sia uno “spirito” più che una “scuola”. Spirito incarnato e interpretato con differenze spesso profonde e inconciliabili, dai diversi attori. Si pensi solo alla nemmeno tanto velata competizione tra Cesen e Svetičič, alle divisioni insanabili sorte dentro l’alpinismo sloveno proprio a causa di Cesen successive all’arcinoto e arcipolemizzato affaire Lhotse, come anche attorno alla problematica figura di Tomaz Humar. Tutt’altro che una scuola, fatta di disciplina, gerarchia come una vulgata da “blocco sovietico” vorrebbe far passare. Quello sloveno sembra procedere per scatti, furore, istinto. Knez, Karo, Jeglic e tutti gli altri, si distinguono ognuno per personalità forti, spesso intransigente, con quello tocco di follia (intesa non come disprezzo della vita quanto piuttosto un misto di fatalismo e spudoratezza) abbastanza comuni agli alpinisti dell’est europeo che di fatto ha permesso loro di fare un passo in più.

“Alpine Warriors” ha il merito dunque di mettere in rilievo alcuni dei personaggi chiave della storia dell’alpinismo moderno, che hanno saputo prima di altri interpretare davvero il futuro con scalate di altissimo livello tecnico e quasi da subito improntate a quello stile alpino che è di fatto il riferimento per l’alpinismo di punta attuale.
Abbiamo parlato di epica. I grandi personaggi dell’alpinismo sloveno, dalla McDonald tratteggiati nelle loro complessità e nei loro giorni “eroici” sono accompagnati, lungo tutto il libro, dalle parole di quello che potremmo definire come il poeta dell’alpinismo sloveno, un vero e proprio Virgilio che pare suggerire all’autrice la chiave di lettura per ognuno di essi. È Nejc Zapotnik, figura poco nota agli “occidentali”, ma che ogni alpinista sloveno ha nel cuore. E di cui ha almeno una copia del suo unico libro “Pot”, una sorta di testo sacro per quella generazione di alpinisti nata dopo la guerra.
“Pot” (in sloveno “sentiero”) è più di un libro. È il testamento di un uomo introverso, difficile, intimamente poetico e al tempo stesso profondamente combattuto. Un uomo che ha saputo con le sue parole porsi fuori dal tempo e cogliere l’essenza di quei sentimenti che albergano nel cuore di ogni alpinista. Gli sloveni hanno una vera venerazione per questo testo e per Nejc, anch’egli alpinista di punta, scomparso sul Manaslu travolto da una valanga. Prima di morire, tuttavia, egli aveva dato alle stampe questo libro, a metà tra il diario, la confessione e la speculazione filosofica. Un libro che pur non parlando direttamente o esplicitamente delle scalate ne coglieva l’essenza, l’origine che nasce dal turbamento che è in ogni uomo di fronte al dissidio tra finito e infinito. Tra essere e voler essere. Il Nejc “virgiliano” ha senza dubbio ispirato e condotto Bernadette McDonald in questo viaggio, che forse non risolve appieno l’intricato intreccio di vite e di azioni degli uomini che vi vengono descritte, ma che ci trasporta attraverso i giganti della Terra attraverso mani, gambe e cuore di una generazione di alpinisti del tutto fuori dal comune. In altre parole, epici.

Wurstel e spaghetti in salsa bordolese.

di Carlo Piovan

Piaciuta la via?

Si bella, più dura del dichiarato

Immaginavo ma il Brix non ha sgradato?

No anzi..

Quindi VI?

Un sei un po’ incazzoso

6a? 6b?

Sti gradi francesi! In idioma italico orami dimenticato e vilipeso da questo tempo senza cultura si direbbe “sesto sostenuto”

I gradi francesi sono il riferimento europeo, se non mondiale, per l’arrampicata

Insomma la classica fessura un po’ stronza dai

Vuoi parlare ancora il volgare o è il caso di imparare l’inglese

Bah riduttivo e fuorviante

Va a dire a uno 6a e si butta su quella fessure pensando ad un tiro di falesia

C’è un problema di preparazione prima che di lingua

Aspetta, innanzitutto i gradi UIAA sono di scuola teutonica ma soprattutto stai mescolando la traduzione con la grammatica

Da questo mattiniero scambio di opinioni, ho pensato sia il caso di fare un po’ di chiarezza sull’annosa questione della valutazione delle difficoltà che spesso si riscontra nelle relazioni.

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Lasciate surfare la mia gente, la “smisurata preghiera” di Yvon Chouinard.

di Carlo Piovan

Con un titolo che inneggia alla necessità di azione e al tempo libero, Yvon Chouinard racconta la sua vita in questa appassionate biografia firmata dal signor “Patagonia”.

Se dovessi scegliere un colonna sonora per questo libro, non avrei dubbi nell’eleggere “Smisurata preghiera” di Fabrizio De Andrè.

Il libro si snoda tra racconti di avventure in parete e in officina, in baracche sulla spiaggia o in giro per il mondo a cercare i tessuti migliori per i capi in fase di elaborazione, dove la vita di Yovn e il suo rapporto di amore / odio con la professione di impreditore, altro non è che un percorso in direzione ostinata e contraria.

La dualistica figura di Yvon imprenditore ed ambientalista, che inevitabilmente il nostro tempo ci pone come due aspetti contrapposti, cerca di trovar sintesi nella politica aziendale di Patagonia.

Se a molti in prima istanza potrebbe sembrare un’azione di marketing, l’interessante introduzione di Naomi Klein sgombera da subito il campo da eventuali dubbi.

Un libro che è più di una semplice biografia, un manifesto per imprenditori e si spera “ex” consumatori.

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Dolomiti Orientali 2

di Carlo Piovan

Sarò antico, ma il tempo che intercorre tra la l’ultimo salvataggio del file di lavoro e il momento di prendere in mano la nuova guida fresca di stampa, continua ad emozionarmi come un bambino il giorno di Natale. Nonostante il tempo passato a scriverla spesso sia scandito da frasi del tipo  “questa volta è l’ultima” ,  “ora basta mi son stufato” , ” mi ritiro” e da lunghe discussioni , talvolta a muso duro con gli altri autori; sapere di ripetere quel gesto genitoriale di prendere in mano una tua creazione, far scorrere velocemente le pagine tra le dita per far arrivare alle narici quel profumo di carta appena stampata, trasforma nuovamente i bruchi in farfalle nel mio stomaco.

Ma che gruppo comprendono le Dolomiti Orientali?

La domanda arriva da un amica, a risposta della mia notizia sulla prossima uscita della guida. Rispondo ironicamente che sono le montagne di Dolasilla ed Ey de Net e d’intorni, aggiungo, ben conscio della vasta area geografica che ricade sotto il nome di Dolomiti Orientali.

Tralasciando l’evoluzione storica di questa dizione, sotto la quale chi vorrà approfondire scoprirà confini piuttosto elastici, la guida descrive 123 itinerari scelti nei gruppi Civetta, Moiazza, Fanis, Cunturines Tofane, Nuvolau, Croda da Lago, Cristallo, Pelmo, Dolomiti Zoldane, Schiara, Antelao, Marmarole, Tre Cime e Dolomiti di Sesto. Di difficoltà, lunghezza e impegno, per tutti i palati, anche quelli più fini.

Inizialmente partita come una semplice ristampa del volume originario, il progetto editoriale si è poi evoluto man mano, come una riedizione completamente rivista e aggiornata con nuovi itinerari.

Rimettere mano ad un percorso già affrontato in passato ed quale si era idealmente attribuito la parola fine, a voluto dire rimettere in gioco scelte fatte in precedenza, misurarsi con una nuova maturità acquisita sia come frequentatori della verticale sia come compilatori di guide, in altre parole ammetter di avere fatto degli errori.

E dire che quando era uscita mi sembrava il non plus ultra delle guide alpinistiche, maledetta vana gloria, ora che sono le due di notte e sono davanti al computer a rileggere la relazione della via del Drago, mi chiedo come mi è venuto in mente di scrivere certe cose in stile tardo romantico, però ricordo ancora tutti i passaggi? meglio che giro la relazione a Marco che è andato a ripeterla lo scorso fine settimana!

In questo modo, tra feedback di preziosi collaboratori e nuove salite, nasce questa seconda edizione rivista e ampliata e completamente ridisegnata.

IV GRADO DOL OR

Mentre scrivo queste righe, le guide sono ancora impacchettate negli scatoloni in auto, il piacere dell’attesa continua…

Ringraziamenti fuori tempo, ovvero oltre l’ufficialità.

Denis Perilli, impaginatore dalla pazienza certosina;

Marco Romelli, la nuova “mano” degli schizzi;

Emiliano e Luca, pazienti compagni di avventura, chissà perchè tra autori non ci si ringrazia mai ufficialmente;

Roberto e Luisa che più o meno consciamente mi hanno stimolato a scrivere relazioni;

Gianluigi, Giorgio e Fabio loro sanno perché;

Simona che ha deliberatamente scelto di affiancarmi, in questa e altre avventure, nonostante i miei lamenti e sbalzi d’umore;

Ultimo ma non ultimo, come tradizione vuole:

Fox che indiscriminatamente dai miei risultati alpinistici ed editoriali, mi accoglie sempre a zampe aperte ogni volta che varco la soglia di casa. Una garanzia di affetto peloso!

 

Oltre il confine – L’alpinismo antifascista di Ettore Castiglioni

di Saverio D’Eredità

Una piccola croce di legno, appoggiata ad un fascia rocciosa, così piccola e scura che fai fatica a notarla. Che penseresti sia stata messa lì per caso, o dimenticata.
E’ proprio dei Giusti non pretendere sepolcri solenni, ma accontentarsi di cerimonie minime e luoghi umili. Ettore Castiglioni fu, prima che alpinista, scrittore, musicista, viaggiatore, un Giusto.

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Il Desiderio di Infinito – vita di Giusto Gervasutti

di Saverio D’Eredità

C’è un angelo triste che osserva il destino confuso degli uomini dalla stretta vetta del Requin. Le mani, grosse e nodose di alpinista, stringono asole di canapa. E’ vestito secondo lo stile dell’epoca. Semplicemente. Una giacca di panno e pantaloni di fustagno. In vita è stretta una corda. Il volto, bruciato e corrugato dal sole, pare come torvo e pensoso. A cosa penserà, l’angelo triste?

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Point Lenana

 

di Saverio D’Eredità

“Ma cosa sa di alpinismo chi sa solo di alpinismo?”

Con una epigrafe del genere un libro del genere va preso assolutamente! Prima ancora di capire di cosa tratti e di come lo tratti. E a prescindere dal fatto che trattandosi di un’opera targata Wu Ming di per se non potrà lasciare indifferenti. Talvolta mi capita di scegliere un libro per motivi del tutto futili ed occasionali, come il titolo, l’editing della copertina o appunto una citazione in retrocopertina. Un modo per lasciarsi sorprendere o per declinare ogni responsabilità forse. Che talvolta funziona. Sulla citazione iniziale torneremo più avanti, per procedere in maniera più ordinaria. Continua a leggere

La Sciatrice

di Saverio D’Eredità

Che il romanzo alpino non sia un genere di successo è noto ai lettori e scrittori di montagna già da tempo, se è vero che già cento anni fa Kugy ne denunciava limiti e carenze. Che la causa non sia forse da ricercare proprio nella predisposizione ed attitudine di lettori e scrittori sarebbe forse da indagare. Se è vero questo lo è altrettanto il fatto che proprio chi la montagna la vive e frequenta non gradisce (o mal sopporta) incursioni “di genere” in un terreno considerato esclusivo appannaggio proprio di chi ritiene la montagna un ambito poco adatto ad inscenare storie ed intrecci che appartengono alla narrazione classica. Come se tutta la colossale letteratura che si ambienta per mari ed oceani (Melville, Conrad, Hemingway per dare una manciata di nomi) dovesse prima essere filtrata ed accettata da capitani e navigatori! Continua a leggere