Dolomiti “balosse”

di Carlo Piovan

Prosegue l’avventura su carta stampata dei noti alpinisti di bergamaschi autori del sito sassbaloss, con il terzo volume che questa volta racchiude sotto il titolo geografico Dolomiti Nord Orientali , un copiscuo numero di itineari che spaziano dalle Dolomiti Ampezzane fino a sconfinare sulla cresta carnica italiana e austriaca.

Come giustamente si chiede Alessandro Gogna , nell’introduzione alla guida, ma oggi in internet si trova tutto !?

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La nuova collana Doppio Mike

di Massimo Esposito

GUIDE ALPINISTICHE PER BERGVAGABUNDEN

Doppio Mike è preso a prestito dall’alfabeto fonetico internazionale. Sta a indicare una doppia EMME. Le nostre iniziali. Un progetto di vita comune. Trasformare due passioni, quella per lo scalare le montagne, soprattutto quelle poco conosciute, almeno sconosciute per noi, e quella per il condividere le informazioni. L’idea è quella di fornire guide alpinistiche e di arrampicata snelle, con informazioni essenziali e precise a costi contenuti. Adatte a chi vuole andar a fare una vacanza breve e non vuole o non può procurarsi tutta la bibliografia necessaria e studiarla. Il mezzo scelto è un mezzo che guarda al futuro. Veloce ed economico. Aggiornabile e facilmente trasportabile e consultabile. Il formato digitale. Su questo formato si possono compilare guide che col formato cartaceo non uscirebbero mai, per costi e praticità. Si possono raggiungere molte persone. E poi sono facilmente traducibili in altre lingue.

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La parete che chiama – Ivo Rabanser a Carpi – 20 gennaio 2017

Ivo Rabanser, classe 1970, Accademico del Cai a soli 23 anni e Guida Alpina della Val Gardena, è anche grande conoscitore delle Dolomiti e autore di numerose pubblicazioni tra le quali le due monografie su Sassolungo e Civetta della collana Guida ai monti d’Italia del Cai-Tci.
Ivo ci farà emozionare e sognare tramite racconti, video e foto delle sue esperienze nel cuore delle Dolomiti in 30 anni di attività e ci racconterà i principi che hanno ispirato l’apertura da parte sua di numerosissimi nuovi itinerari alpinistici: un approccio classico ed esplorativo con mezzi estremamente rispettosi della montagna, in un’epoca in cui la tecnica permetterebbe ben più facili soluzioni e la ricerca del bello nell’intuire e realizzare nuove linee di salita fra le pieghe della montagna. Luoghi apparentemente ormai del tutto antropizzati, ma che ancora sanno regalare angoli di avventura a chi come Ivo è disponibile a mettersi in gioco con umiltà e pazienza.
Una serata da non perdere per tutti gli appassionati della montagna e delle magiche atmosfere che solo l’ambiente dolomitico sa regalare.

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Dove:

20 gennaio 2017 – ore 21.00 – INGRESSO LIBERO
CAI Sezione di Carpi – Via Cuneo, 51, 41012 Carpi (MO)

Link al sito del CAI di Carpi sulla serata:
http://www.caicarpi.it/wp/la-parete-che-chiama-serata-con-ivo-rabanser/

Evento Facebook:
https://www.facebook.com/events/357767481260903/

Facciamone un’altra Leo

 

di Saverio D’Eredità

Stavo scrivendo dei pezzi, dei pezzi per comporre un ritratto dell’inverno che se ne stava andando. In realtà se ne era già andato, l’inverno, anche se stentavo ad ammetterlo. E poi voi eravate partiti per il Pakistan, per il Laila, quindi virtualmente la stagione non si poteva dire finita. Stavo scrivendo dei pezzi in cui volevo parlare di neve, di montagne, di amici, di tutte quelle trame che si intrecciano in maniera imprevedibile, proprio come la composizione dei cristalli di neve in base alla temperatura, all’umidità, al vento e a quel “non so che” che rende la neve per metà un fenomeno fisico e per metà un mistero. Continua a leggere

UN GIORNO DA LEONI – Alex MacIntyre e la nascita dell’alpinismo leggero e veloce

di Saverio D’Eredità

Ci sono personaggi che attraversano la storia precorrendo i tempi e prevedendone gli sviluppi. Non sono propriamente dei veggenti, ma sicuramente persone dotate di un particolare intuito e sensibilità. Troppo spesso si confondono innovatori, semplici interpreti e figure che invece sono già proiettate nel futuro. Per uno strano gioco del destino queste ultime hanno in sorte di non poter vedere realizzate le proprie visioni, quasi che le Parche che tessono le fila secondo la mitologia greca si prendessero gioco di loro, con una sottile perfidia. Continua a leggere

Picco di Carnizza mt. 2443 – Salita invernale per la ferrata Grasselli

 

di Saverio D’Eredità

Se è vero che il gruppo del Canin, soprattutto d’inverno, si trasforma in un interessante e vario “terreno di gioco” per le attività alpinistiche e scialpinistiche è altrettanto vero che non tutte le zone del massiccio sono frequentate alla stessa maniera. Ovviamente attorno al centro gravitazionale del Gilberti ruota quasi tutto l’interesse per le diverse linee ed itinerari che confluiscono nella conca Prevala; ma qualche volta basta spaziare un po’più in là e sollevare lo sguardo oltre le forcelle per riaprire inusuali spazi di gioco.

Con questo intento domenica scavalchiamo la piccola mezzaluna di Sella Bila Pec per dirigerci verso il lato meno noto del versante nord del Canin, ovvero il grande altipiano solcato dalla dolina del Foran dal Mus. Un altipiano anomalo, tutto fossati ed inghiottitoi, forse più noto agli speleo quale porta d’accesso di grandi esplorazioni sotterranee che non agli scialpinisti. Svalicare ha sempre un certo fascino di ignoto, anche se siamo dietro l’angolo degli impianti. Ed è questo che ci intriga di più!

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Vista sul Foran dal Mus

La meta è il Picco di Carnizza, nobile “bracciolo” del Canin che ne sorregge il contrafforte maggiore verso nord-ovest. Una vetta a sè stante eppure di transito per chi percorre l’alta via resiana. L’idea è quella di dare un’occhiata alle possibili salite lungo i canali che solcano le regolari stratificazioni del versante nord, ma di fatto sappiamo che forse solo la ferrata “Grasselli” ci permetterà una soluzione di salita in queste condizioni.

Percorriamo il lungo corridoio del Foran dal Mus aperto tra le gobbe della morena del Canin e i profili ondulati del Col delle Erbe. Siamo in una vera “fossa” dalla quale a mala pena riusciamo a intravvedere le creste del Canin come riferimento. Dopo un’oretta di saliscendi e cambi di strategia decidiamo per la salita di una dorsale che ci porta proprio sotto la nord del Picco. Gli sci vanno in spalla per semplificare e approfittando della neve compatta e trasformata del periodo.

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Verso il Picco di Carnizza

L’idea (velleitaria) di salire uno dei canali (con il relativo carico di armamenti e ferraglie per ogni evenienza) viene subito scartata per dirigersi nettamente all’attacco della cresta nord-ovest e della ferrata. I primi metri sono stati “mangiati” dalla seppure poca neve, quindi saliamo qualche metro a sinistra per una “specie” di canale per poi riprendere i cavi con qualche mossa funambolica. Per il resto per fortuna i cavi sono abbastanza scoperti e permettono di risalire rapidamente la cresta che dopo alcuni metri verticali si appoggia. Con maggiore innevamento sarebbe possibile deviare per un canale diretto a sinistra, ma quest’anno è magra. Saliamo ancora lungo la cresta, quindi con un traverso delicato per neve inconsistente (unico punto dove decidiamo di legarci) finalmente confluiamo in un bel canale regolare: ottima neve plasticosa e pressata! Scaldiamo per bene i polpacci (la pendenza è costante sui 45° con uscita a 50°) e usciamo in cresta, in una aria livida e tenebrosa. Solita risalita che sembra eterna e siamo in cima, con gran vista sulla misteriosa ovest del Canin e la sua “magic line” di discesa quest’anno invisibile.

 

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Ovest del Canin

Il rientro è per lo stesso percorso, alternando brevi sciate e risalite con gli sci sul groppone. Tutto sommato oggi interpretiamo lo scialpinismo in un’accezione meno ludica ma comunque avventurosa. L’altopiano, sprofondato nella luce piatta di un pomeriggio plumbeo, è un golfo bianco e inconsistente. Di dosso in dosso – con immancabile risalita spacca polmoni a Sella Bila Pec – usciamo dal “wild side” del Canin per tornare a zone più familiari. Come immancabile è la scorta della polizia lungo la pista discesa in orario “limite”. Parafrasando un ben noto titolo della letteratura di montagna “Colpevoli di alpinismo”.

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Picco di Carnizza – ferrata Grasselli

Incompleta

di Nicola Narduzzi

È una montagna incompleta quella che ci circonda, stagliata nel cielo terso di un autunno senza fine.
Tardi, troppo tardi siamo usciti dall’ombra della parete. Il sole è già basso sull’orizzonte e le valli sono ormai sprofondate nella notte. Le gambe fanno male. La mente è stanca, svuotata. In bilico tra luce e ombra, tra autunno e inverno ci facciamo strada lungo la cresta. A destra le pareti di calcare si infiammano baciate da un sole che sembra non appartenere a questa stagione. A sinistra l’inverno cerca di sopravvivere all’attacco incessante dell’anticiclone rintanandosi sempre più in profondità nella montagna. Continua a leggere

Un’estate di dicembre: Airolg il nano malefico delle rocce.

°

di Emiliano Zorzi

27 dicembre 2015: siamo in maglietta a quasi 2000 metri e per di più in ombra. Ma non è questa l’unica anomalia di questo incredibile dicembre. Sulla parete del Torrione Spinotti, a fianco delle belle vie sportive e non firmate da nomi (Zanderigo, Svab, Sterni, Benet, Sacchi e le recenti di Rossi-Mauro) che non hanno bisogno di presentazioni per chi mastica roccia di alta difficoltà, ora c’è anche una nostra. Il fatto mi fa sorridere con un misto di ironia e vergogna; come se dei nani si fossero seduti a fianco dei giganti. Gnomi malefici, come Airolg, il nano delle rocce, di cui sempre mi parla il mio compare di merende Umbe.Dove poi l’abbia scovato non lo so.

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Presente

moistrokova
mala mojstrovka

di Carlo Piovan

Un giorno a Natale e pochi alla fine dell’anno, e sono nella migliore tradizione della nostra società bombardato da informazioni che mi invitano ad essere più buono, più bello, a fare bilanci dell’anno passato e buoni propositi per quello avvenire; come se cambiasse realmente qualcosa da ogni altro giorno dell’anno tra il 24 e il 25 dicembre oppure tra il 31 dicembre ed il 1 gennaio. Sono solo minuti, ore e giorni che passano e che nessuno ci ridarà mai indietro, ed ogni volta che mi rendo conto che ho sprecato del tempo a guardare troppo ad un passato che non tornerà o a spendere energie per programmare un futuro che poi puntualmente non si avvera, sento di aver sprecato minuti preziosi di vita presente. Il presente in cui non mi faccio ingannare, da inutili “doveri” di una società che è tutt’altro che democratica, il presente in cui non penso a cos’è stato o sarà, ma agisco cogliendo l’attimo.

L’attimo mentre mi allungo a prendere un appiglio e subito dopo il mio corpo si muove autonomo e armonico per farmi raggiungere il seguente, l’attimo in cui le gambe spingono in salita, il mio sguardo abbraccia quello che mi sta intorno e la mia mente è serena, l’attimo del piegamento delle gambe e del gioco di peso sulle tavole e dove tutti i pensieri sono fuori, l’attimo in cui sopra di me rimane solo il cielo e abbraccio chi ha condiviso e ancora una volta non penso ma fluisco nel presente.

Sono pochi questi momenti nell’arco di una giornata in cui siamo costantemente in lotta con un perverso gioco delle parti, in cui ben poco c’è di noi, ma molto di quello che qualcuno vorrebbe fossimo, per stare dentro delle regole alle quali nessuno ci ha chiesto di scrivere assieme. Giocoforza se vogliamo mangiare e vivere in questa società, dobbiamo stare alle sue regole (a patto di non adoperarci per cambiarle); ma per fortuna non tutta la nostra giornata è obbligata a confrontarsi con questi condizionamenti e portarli anche nello spazio personale di attività “inutile”. Per inutile intendo quelle attività che hanno il solo scopo (ben più nobile del produrre reddito) di aumentare il ben-essere personale. Forse la riduzione della produzione di selfie, like it, e infinite gallery fotografiche a scapito di qualche minuto vissuto nel presente, non ci allungherà la vita ma sono profondamente convinto che ce la migliori.

In fin dei conti non andiamo in montagna perché ci “sentiamo meglio” e allora perché non riprodurre quel ben-essere tutti i giorni ?

Auguri, per qualsiasi cosa vogliate festeggiare.

 

Suggerimenti bibliografici:

Lionel Terray, I conquistatori dell’inutile.

Reinhard Karl, Montagna vissuta tempo per respirare.

Nyogen Senzaki e Paul Reps, 101 storie zen.

Eugen herrigel, lo zen e il tiro con l arco.