Tom Ballard – Una questione personale

di Saverio D’Eredità

Ci sono foto che dicono molto più di tanti racconti, di sentenze, pensieri definitivi o citazioni enciclopediche. Foto in cui la potenza e al tempo stesso la semplicità di un’immagine possono restituirci un senso che cerchiamo di esprimere senza mai raggiungere, senza poter dare quella famosa risposta alla domanda che non dovrebbe essere mai posta.

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Tom Ballard impegnato sulle placche della Cassin al Badile; foto ruggeroarena GM su concessione Ballard

Tom Ballard è uscito pochi giorni fa dalla parete nord est del Badile, dopo aver salito – da solo, in inverno – la storica via Cassin. Lungo quella lavagna di granito che nella stagione fredda diventa ancora più insidiosa e repulsiva a causa della neve e del ghiaccio che si incollano alle lisce placche, Tom è salito da solo tra il 6 e il 7 gennaio, con un bivacco. Poche settimane prima era uscito invece, sempre da solo e a quanto pare in libera, dalla altrettanto celeberrima Comici alla Nord della Cima Grande di Lavaredo. Nessuna delle due salite è una prima. Sulla Comici era già passato Toni Egger, nel 1954. Sul Badile solo pochi anni fa era stato Rossano Libera  a firmare la prima.

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Tom Ballard sulla strapiombante parete nord della Cima grande di Lavaredo; foto ruggeroarena GM su concessione Ballard

Ma questi sono solo dati. E non è questo quello che la foto vuole esprimere: uno scatto ripreso da lontano, senza nessuna pretesa estetica o promozionale, quasi a non voler dire più di quello che effettivamente è possibile vedere e sentire. Un uomo, solo, su una parete simbolo delle Alpi. Per una pura questione personale.

Perché questa foto, immediatamente, sembra riaccendere una serie di ricordi. Pagine di libri sulle quali abbiamo sognato, diapositive sgranate d’altri tempi in cui sagome appena accennate si confondevano quasi con il grigio e bianco delle pietre fredde.

Renato Casarotto, un puntino rosso che come una talpa scava la sua via verso l’alto nel silenzio senza tempo del Mangart. L’amaca di Bonatti penzolante sulla Nord del Cervino esattamente 50 anni fa, a rendere omaggio a quella grande storia umana che è poi l’alpinismo.

Nessuna prima, nessuna diretta, nessuna ostentazione. È semplicemente un caso che queste salite siano state realizzate proprio nei giorni in cui tv, giornali, riviste si occupino di nuovo del mondo verticale, non per qualche tragedia da vendere facilmente, ma per la prestazione sensazionale di Jorgeson e Caldwell sul Capitan. Sarebbe un errore accostarle, d’altronde. Perché ci rimandano ognuna ad un mondo ed ad un modo diverso di approcciare la montagna. Solo meschinità e invidia potrebbero ridurre la prima libera di Dawn Hall ad una “americanata” costruita ad arte. I due sono semplicemente tra i più forti al mondo e hanno portato a termine una scalata pazzesca con una prestazione sportiva straordinaria che forse solo loro potevano realizzare. Ma non è questo il punto.

Perché il ragazzo solo che sale una parete smaltata di ghiaccio, senza l’obbligo di rincorrere una prima, un record, senza nulla di sensazionale se non la sua voglia di scalare, forse soltanto di rendere anch’egli un omaggio, rappresenta quel legame con l’inutile che rincorriamo nell’andare in montagna.

Tom è il figlio di Alison Hargraveas, la straordinaria alpinista inglese che sbalordì il mondo negli anni ’90 con le sue scalate solitarie sulle nord alpine e in Himalaya. Quando si venne a sapere che sull’Eiger era al 6°mese di gravidanza la prima cosa che pensai – forse perché ero ancora un ragazzino – era che lei sarà stata pure un po’matta ma sicuramente quel bimbo lì sarebbe diventato fortissimo, un giorno!

'Baptism of Fire', Catinaccio, copyright Stefania Pederiva
Tom Ballard su ‘Baptism of Fire’, Catinaccio, foto Stefania Pederiva copyright

Se le condizioni lo consentiranno Tom proseguirà il suo progetto (ed è significativo quel titolo “Stelle e tempeste”, a richiamare le parole di un altro grande e umile padre come Rébuffat) sulle altre più importanti nord alpine. Jorasses, Dru, Cervino, Eiger…

Nessuna di queste sarà una prima che potrà garantire incassi sicuri. Nessuna sarà seguita in diretta streaming e nessuna produzione selezionerà le sequenze migliori. A puro scopo di alpinismo, Tom continuerà ad essere quel puntino rosso perso nell’ostilità di una parete invernale. E consola sapere ogni tanto che non serve  andare in Groenlandia, in Tien Shan o Patagonia per trovare l’avventura, semplicemente rinnovandola sulla traccia dei grandi. Un puntino rosso, ci piace pensare, che un po’ come tutti noi torna alle montagne così, come una pura questione personale.

La copertina di Paris Match del febbraio 1965 dopo la prima solitaria invernale di Bonatti alla Nord del Cervino. Quando il grande alpinismo era un fatto di cronaca...
La copertina di Paris Match del febbraio 1965 dopo la prima solitaria invernale di Bonatti alla Nord del Cervino. Quando il grande alpinismo era un fatto di cronaca..
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