Alpine Warriors – un viaggio nell’epica dell’alpinismo sloveno

di Saverio D’Eredità

Se la storia dell’alpinismo si potesse leggere come un poema epico, allora certamente quella dell’alpinismo sloveno potrebbe essere spunto per uno dei canti più intensi ed appassionanti. È sotto questa chiave di lettura che Bernadette McDonald si addentra nella storia e nei personaggi che hanno fatto della scuola slovena una delle più importanti e incisive a livello mondiale. Proprio come nello schema classico dell’epos, tutto si origina ai piedi di una montagna-archetipo: il Triglav, nume tutelare degli alpinisti sloveni e sovrano delle Giulie. Nel teatro naturale che è la sua gigantesca parete nord (“Stena” per gli sloveni: ovvero “La” parete) si crea quella sorta di mito di fondazione che rende epica la storia dell’alpinismo sloveno.
La drammatica salita di Joža Čop e Pavla Jesih nel 1945 al più bel pilastro della parete è l’ultimo atto di un alpinismo follemente romantico, e allo stesso tempo il passaggio di consegne tra due generazioni. Perché dovranno passare ben 23 anni prima che una nuova generazione di alpinisti scriva un nuovo capitolo della propria storia, proprio su quella parete e su quella via che di fatto coronarono un’epoca. La scalata invernale di Aleš Kunaver (con Stane Belak “Srauf” e Tone Sazonov) sul Pilastro di Čop non solo è ammantata di leggenda, per la straordinaria prova di resistenza e persistenza dei tre alpinisti, ma anche per il suo lascito, quasi un marchio di fuoco  che avrebbe influenzato tutte le generazioni successive. Si apre così “Alpine Warriors” (nella traduzione, a dire il vero non proprio azzeccata di “Guerrieri venuti dall’Est”), tradotto da Alpine Studio in italiano, l’ultima opera di Bernadette McDonald, sicuramente una delle migliori narratrici di  montagna e già autrice della controversa biografia di un personaggio assai particolare come Tomaž Humar.
La McDonald ha preso spunto proprio dal lavoro svolto su Humar per approfondire le radici dell’alpinismo sloveno. Un viaggio che si compone di tessere ora esatte, ora incoerenti, di un mosaico variegato, ma che trova origine in quella cultura della montagna che è molto radicata nel popolo sloveno. Si parte dunque dal Triglav, vera e propria “heimat” per tutti gli sloveni, e da quello che potremmo definire una sorta di padre spirituale dell’alpinismo sloveno moderno, ovvero Ales Kunaver. E’ lui che, resosi conto del ritardo storico che gli sloveni stavano scontando a causa dell’isolamento politico rispetto alla grande scena dell’alpinismo di punta, capisce che “per raggiungere un treno che è già partito…devi correre più veloce di lui” (parole di Kunaver!)
E gli sloveni, hanno corso, eccome! Tutto l’alpinismo himalaiano dagli anni ’70 all’inizio dei 2000 è dominato dalle cordate slovene: persa la corsa ai simbolici quattordici 8000, infatti, gli sloveni rilanciano su obiettivi tecnici ed ambiziosi. Di fatto, spostano il limite. La sud del Makalu, o ancora di più quella del Lhotse, sono scalate avveniristiche che segnano in maniera irreversibile la tendenza del grande alpinismo in alta quota. Se oggi consideriamo lo stile alpino sulle grandi pareti l’avanguardia alpinistica, lo dobbiamo soprattutto a quella generazione di uomini eccezionali, dotati di una resistenza, motivazione e tenacia fuori dal comune.

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Non è tuttavia solo una “bella storia” di cordate affiatate, di sfide vinte o straordinarie avventure. La McDonald si addentra nelle pieghe psicologiche dei singoli personaggi, tanto che la stessa struttura del libro è di fatto un tentativo di misurare la cifra umana di uomini complessi, tormentati e talvolta contraddittori. In questo tentativo di indagare la vera natura che si cela dietro gli alpinisti (esploratori, uomini d’avventura o drogati in preda ai loro demoni?) Bernadette Mc Donald scava tra le pieghe dei personaggi, ne indaga le motivazioni, percorre le storie familiari, si sofferma su quell’umanità trascurata, troppo spesso marginale nelle biografie degli alpinisti. Merito o demerito? Illuminare gli aspetti controversi delle esistenze degli alpinisti, i sacrifici richiesti a sé stessi e alle loro famiglie è senz’altro un merito, se non altro perché permette il distacco da quell’agiografia tecnica cui siamo abituati. Tuttavia il lavoro pare rimanere a metà. Il libro tende comunque alla disamina storico-biografica della galleria di personaggi che, da Kunaver a Prezelj, si sono succedute scandendo il ritmo con le diverse scalate, soffermandosi qua e là su aspetti politici e commerciali non indifferenti. La sensazione è che talvolta si rimanga sospesi tra l’approfondimento individuale delle psicologie e la volontà di ricerca di una qualche coralità. Emerge, tuttavia, la sensazione che quello slovena sia uno “spirito” più che una “scuola”. Spirito incarnato e interpretato con differenze spesso profonde e inconciliabili, dai diversi attori. Si pensi solo alla nemmeno tanto velata competizione tra Cesen e Svetičič, alle divisioni insanabili sorte dentro l’alpinismo sloveno proprio a causa di Cesen successive all’arcinoto e arcipolemizzato affaire Lhotse, come anche attorno alla problematica figura di Tomaz Humar. Tutt’altro che una scuola, fatta di disciplina, gerarchia come una vulgata da “blocco sovietico” vorrebbe far passare. Quello sloveno sembra procedere per scatti, furore, istinto. Knez, Karo, Jeglic e tutti gli altri, si distinguono ognuno per personalità forti, spesso intransigente, con quello tocco di follia (intesa non come disprezzo della vita quanto piuttosto un misto di fatalismo e spudoratezza) abbastanza comuni agli alpinisti dell’est europeo che di fatto ha permesso loro di fare un passo in più.

“Alpine Warriors” ha il merito dunque di mettere in rilievo alcuni dei personaggi chiave della storia dell’alpinismo moderno, che hanno saputo prima di altri interpretare davvero il futuro con scalate di altissimo livello tecnico e quasi da subito improntate a quello stile alpino che è di fatto il riferimento per l’alpinismo di punta attuale.
Abbiamo parlato di epica. I grandi personaggi dell’alpinismo sloveno, dalla McDonald tratteggiati nelle loro complessità e nei loro giorni “eroici” sono accompagnati, lungo tutto il libro, dalle parole di quello che potremmo definire come il poeta dell’alpinismo sloveno, un vero e proprio Virgilio che pare suggerire all’autrice la chiave di lettura per ognuno di essi. È Nejc Zapotnik, figura poco nota agli “occidentali”, ma che ogni alpinista sloveno ha nel cuore. E di cui ha almeno una copia del suo unico libro “Pot”, una sorta di testo sacro per quella generazione di alpinisti nata dopo la guerra.
“Pot” (in sloveno “sentiero”) è più di un libro. È il testamento di un uomo introverso, difficile, intimamente poetico e al tempo stesso profondamente combattuto. Un uomo che ha saputo con le sue parole porsi fuori dal tempo e cogliere l’essenza di quei sentimenti che albergano nel cuore di ogni alpinista. Gli sloveni hanno una vera venerazione per questo testo e per Nejc, anch’egli alpinista di punta, scomparso sul Manaslu travolto da una valanga. Prima di morire, tuttavia, egli aveva dato alle stampe questo libro, a metà tra il diario, la confessione e la speculazione filosofica. Un libro che pur non parlando direttamente o esplicitamente delle scalate ne coglieva l’essenza, l’origine che nasce dal turbamento che è in ogni uomo di fronte al dissidio tra finito e infinito. Tra essere e voler essere. Il Nejc “virgiliano” ha senza dubbio ispirato e condotto Bernadette McDonald in questo viaggio, che forse non risolve appieno l’intricato intreccio di vite e di azioni degli uomini che vi vengono descritte, ma che ci trasporta attraverso i giganti della Terra attraverso mani, gambe e cuore di una generazione di alpinisti del tutto fuori dal comune. In altre parole, epici.

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Alpi Carniche Occidentali – serate di presentazione della nuova guida

di Saverio D’Eredità

Quest’anno la stagione pare metterci fretta! Non era nemmeno un mese fa che si ragionava di sci e discese in condizioni, ed eccoci proiettati già nel vivo della stagione alpinistica.
Per stuzzicare il vostro appetito “alpinistico” abbiamo pensato di…venirvi a trovare a casa!
Un piccolo “tour” di presentazione della guida, in cui io ed Emiliano Zorzi vi racconteremo il percorso che ha portato a questa nuova edizione della guida Alpi Carniche Occidentali.
Una guida nuova, come avremo modo di spiegarvi, e non una semplice ristampa, con nuove vie, aggiornamenti, correzioni e perfezionamenti necessari ad offrire agli alpinisti un prodotto di qualità.
Ma non vi anticipo troppo. Questo il riepilogo degli appuntamenti:
7 giugno ore 21 – Trieste presso la sede della Società Alpina delle Giulie
8 giugno ore 20.45 – Codroipo presso la sede della Sezione del CAI di Codroipo
22 giugno ore 20.45 – Tolmezzo presso la sede del CAI di Tolmezzo

Ringraziamo le sezioni CAI e gli amici che ci ospiteranno e che ci hanno dato l’occasione di condividere con tutti voi il nostro lavoro.
Vi aspettiamo!

p.s: e per farvi venire l’acquolina scaricate l’indice delle vie che trovate in allegato!

p.p.s: per chi avesse acquistato la precedente guida “Alpi Carniche e Giulie”, portatela con voi alla presentazione, ci sarà una sorpresa 🙂

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Una delle più belle pareti della conca sappadina: la Nord della Cima Dieci con i suoi itinerari – foto E.Zorzi

 

Indice vie

UN GIORNO DA LEONI – Alex MacIntyre e la nascita dell’alpinismo leggero e veloce

di Saverio D’Eredità

Ci sono personaggi che attraversano la storia precorrendo i tempi e prevedendone gli sviluppi. Non sono propriamente dei veggenti, ma sicuramente persone dotate di un particolare intuito e sensibilità. Troppo spesso si confondono innovatori, semplici interpreti e figure che invece sono già proiettate nel futuro. Per uno strano gioco del destino queste ultime hanno in sorte di non poter vedere realizzate le proprie visioni, quasi che le Parche che tessono le fila secondo la mitologia greca si prendessero gioco di loro, con una sottile perfidia. Continua a leggere