Una specie di ritorno a casa

di Saverio D’Eredità

Non so dove ho letto una volta (credo fosse uno dei consigli di Jolly Power), che per migliorare la prima cosa da fare è frequentare le falesie giuste. Muri verticali e strapiombanti, movimenti obbligati, spittaggi seri dove volare lungo e volare bene, e non certi “scogli caiani”.
Niente da dire, Jolly la tocca sempre pianissimo, ma c’ha ragione da vendere. Nessuno è mai migliorato grufolando sugli scogli caiani, quelle falesie che appunto affiorano dai boschi di pedemontana come montagne in miniatura, o peggio ancora ricavate ai bordi di vecchie strade.
Falesie inconfondibili, poco depilate e ben ornate di rovi e cespugli, con bei terrazzoni e persino camini (camini! In falesia!) magari cosparse di soste di varie epoche, in cui spuntano qua e là il chiodone storico sul quale si ricamano le più disparate leggende (una volta noi mettevamo quel chiodo e basta fino su! E mai cadere ti dirà il vecio di turno), la sosta nuova di pacca, lo pneumatico per le prove di caduta e la corda fissa. Continua a leggere

La montagna del cuore

di Saverio D’Eredità

Ognuno di noi ha una montagna del cuore. O almeno dovrebbe, se proprio non è arido d’animo. Non deve necessariamente quella più bella, o più famosa o più difficile. Anzi, non dovrebbe essere nessuna di queste. Dovrebbe essere solo un luogo di riconciliazione. Dove andare quando si è stanchi. O non si ha tempo o voglia di pensare. Quando vuoi condividere qualcosa. O semplicemente, per stare. Come quando da bambino ti portavano dai nonni, e non c’era niente di meglio di quelle ore lente e pacifiche in cui ci sentivamo accolti e protetti. Che magari lì per lì dai nonni non ci volevi andare perché pensavi di annoiarti e invece finiva che da quei pomeriggi non ti saresti staccato mai.

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