Memorie di un secondo di cordata

di Saverio D’Eredità

Ecco, ci risiamo.

La corda parte libera nell’iperspazio, priva di protezioni intermedie, disegnando un tracciante perfettamente obliquo lungo una placca compatta, cesellata qua e là di minuscole goccette di pietra, opera di uno stillicidio millenario. A destra, il diedro si inarca con una parabola perfetta. È una visione di ammaliante bellezza e al tempo stesso disperante. Ho atteso qualche istante prima di affacciarmi oltre il bordo del diedrino, sistemato alla meglio su un gradino appena buono per l’avampiede. Sapevo cosa mi attendeva. Lo intuivo dalla debolezza con la quale la corda davanti a me veniva recuperata e dalla sensazione – ancora una volta – di essere la persona sbagliata nel posto giusto.
Del resto, quando ti trovi nelle mani di due soci particolarmente in palla e piuttosto disinvolti sui sesti e sestipiù “da scalare” il tuo destino è già segnato in partenza. Continua a leggere

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“Che ci faccio qui?”

Avventure sul Buconig

di Francesco Madama

Introduzione di Saverio D’Eredità

Quando ho ricevuto la mail di Francesco, devo dire, ho esitato qualche istante. Scrivendomi con naturalezza della salita al Monte Buconig – come se parlasse, che so, della passeggiata ai Piani del Montasio, ammetto di esser rimasto spiazzato. Un attimo, mi son detto, dov’è il Buconig?              Ci sono cime che stanno davanti agli occhi di tutti eppure per una strana deformazione dell’atto di vedere vengono letteralmente oscurate dal nostro occhio. Il Buconig, così come i confratelli della turrita e disordinata catena di vette che incornicia la misteriosa Val Romana, rientra senza dubbio in questa misconosciuta categoria. Eppure per arrivarvi si parte da quello che è probabilmente il più affollato parcheggio delle Giulie: quello dei laghi di Fusine. Tutti additano la grande vetta, il Mangart, questo patriarca colossale che veglia panciuto la conca dei laghi, semmai qualcuno ammira l’austera bellezza delle grandi pareti del Coritenza. Ma nessuno che volti la testa a destra, verso quelle vette neglette eppure a loro modo avvincenti. Intrichi di canaloni, mughete violente, denti rocciosi esili come schegge di vetro. Come se nella grande costruzione del tempio fossero rimasti degli scarti di lavorazione, ammassati lì per caso.  Ma c’è chi si prende cura di loro. Il racconto di Francesco è certamente pane per i degustatori del “ravanage” – vera e propria arte e severa disciplina dell’alpe! – ma anche per gli amanti di quelle avventure minime eppure intense che quanto più si allontanano dai sentieri consumati e dai libri di vetta lisi, tanto più sanno regalare sensazioni profonde ed intime. E forse quel piccolo monte dimenticato, arrossirà..

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“Un puro gesto d’ambizione!”

di Saverio D’Eredità

Traverso tenendomi saldamente alla fessura orizzontale per le mani e scorrendo cautamente con i piedi sulla cornice in basso. C’è abbastanza aria sotto il culo da farci sentire per metà grandi alpinisti e per metà dei gran coglioni. Forse ne ho abbastanza e stavolta davvero dovrei ascoltare la vocina interiore. Ripeto le annose trafile da traverso che negli anni ho affinato per evitare di farmi sorprendere sul più bello in questo genere di salite. È uno dei pochi passaggi in cui non c’è allenamento che tenga. Solo un po’di sapienza e tanta fiducia nel compagno. Continua a leggere

Gaeta #2 – discesa e risalita dall’ abisso-

Montagna spaccata, qui le ordinarie abitudini dei climber vengono rovesciate. Se normalmente per mettere mano sulla roccia bisogna sobbarcarsi un avvicinamento la cui durata è dettata dalle curve di livello del luogo, qui alla Montana spaccata di Gaeta si parte dall’ alto per scendere a filo d’acqua per poi, ovviamente risalire, a meno che non disponiate di un supporto nautico alla base. Fosse solo anche un canotto gonfiabile, giusto per non bagnare le corde; nessuno mette in dubbio le vostre capacità natatorie. In alternativa alle calate in corda doppia, esiste una discesa nell’ intimità della montagna. Una voragine permette un accesso, dall’aspetto dantesco, alla grottadel Turco. La grotta, con affaccio diretto sul mare, è un luogo fermo nel tempo. Approdo da narrazioni Omeriche o covo segreto di pirati Salgariani, esercita un fascino che stimola senzazioni arcaiche perse nella notte dei tempi.
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Dal lato sinistro inizia il percorso per la risalita dall’ abisso.  180 m di traverso, in buona parte a filo d’acqua, per uscire dalla lunga insenatura della grotta e guadagnare un po’ di luce sulle” terrazze” aperte sul Tirreno per poi salire lungo i verticali pilastri per emergere dall’ abisso e ritrovare la dimensione orizzontale sulla cima boscosa.
Ambiente ipogeo, marino e “montano” un viaggio di 320 m che fonde ambienti e paesaggi diversi tra loro ma fusi in un unico luogo.
Se poi avrete la fortuna di legarvi in cordata con un “capitano” non  temerete  certo di perdervi.
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buon 2015

Nota: Gaeta montagna spaccata traverso fotonico del turco + Beatrice 320 M 6b max 6a obb

Foto gallery

il racconto del mio compagno di cordata http://francescomariasauro.blogspot.it/2015/02/fotonico-traverso-del-turco-montagna.html