Lillipuziani parte terza – La cresta della delusione

di Saverio D’Eredità

Avevamo appena ordinato la terza birra da mezzo e, a parte la necessità di andare a pisciare urgentemente, non avevamo risolto ancora nulla. Mi alzai con la vescica che esplodeva e mi feci largo all’interno del “The Pub” di Chamonix, pullulante di rubicondi e chiassosi tifosi “orange” concentrati su un avvincente ottavo di finale del Mondiale 2014. Feci giusto in tempo a notare che – nonostante tutto – Wesley Snejder era ancora in gran forma, anche se non credevo che l’Olanda sarebbe arrivata in finale pure stavolta. Ci vorrebbe proprio uno come Wesley, pensai. Uno cui affidare le chiavi del match. Tornai al tavolino che Stief stava sfogliando freneticamente la guida di Batoux sulle 100 e 1 più belle scalate del Bianco, passando dalla numero 8 alla numero 76 svuotando boccali di birra e spegnendo una cicca dietro l’altra. Non ce la potevamo fare.
Per fortuna le ragazze si stavano rilassando con dei rinfrescanti drink e l’aria del tardo pomeriggio si stava facendo leggera. Un normale aperitivo con paranoia nel cuore di Chamonix.

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I viaggi di Lilliput – Capitolo II

di Saverio D’Eredità feat. Stefano Salvador

Com’era verde la mia valle

L’uomo, si dice, ricerca nel corso della sua vita le forme materne. Questa ricerca di un archetipo assunto nei primi anni di vita pare possa influenzare lo sviluppo psichico, l’educazione sentimentale e l’inserimento nella società. Dev’essere qualcosa di simile che accade nelle menti degli alpinisti e noi ne abbiamo la riprova dal momento che ci stiamo incamminando verso la base di una montagna dalle forme e quote decisamente dolomitiche. Si staglia a dire il vero piuttosto sfrontata a picco sopra i baretti di Chamonix, con la sua caratteristica forma ad “M” e per questo conosciuta come “Aiguille de l’M”. Siamo pur sempre nel gruppo delle ben più blasonate Aiguilles de Chamonix, che annovera in famiglia giganti come la Blaitiere, il Fou, la Republique etc etc. Così, da bravi lillipuziani, abbiamo pensato bene di infilarci anche noi in questo mondo di giganti, passando dalla porticina laterale. La sua dimensione ridotta, pensiamo, ben si presterà ad una giornata un po’meno introduttiva di ieri e con il vantaggio di non doverci misurare nuovamente con l’enigmatico terreno misto e poter riassaporare il nostro elemento materno: la pura roccia!

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LILLUPUZIANI AL MONT-BLANC – Capitolo I

di Saverio D’Eredità

Prologo

“I viaggi di Gulliver” oltre ad esser il titolo della famosa opera parodistica di Swift, è anche il nome di una nota ed ambita via di arrampicata sul Grand Capucin. Ora, non è della via di arrampicata che voglio parlarvi, anche se già posso immaginare il sorrisetto bavoso del lettore morbosamente a caccia  di informazioni, foto, corpi atletici tesi nello sforzo di tirare una bella fessura di protogino o leggiadramente adagiati come farfalle su placche dall’aspetto impraticabile.

Diciamocelo, c’è una buona dose di voyeurismo in tutto ciò. E il sottoscritto non intende certo sottrarsi a questo peccatuccio veniale. Tutto sommato, ci è andata bene: potevamo essere dei depravati navigatori notturni di sito porno e invece siamo dei semi-ossessivi navigatori (indifferentemente diurni o notturni) di gallerie fotografiche di arrampicata. Niente di illegale, sebbene ugualmente tossico e generatore di dipendenza mentale. Continua a leggere