Rimmel

di Saverio D’Eredità

Lei ha un volto segnato dalla bellezza, una malinconia di pietra e due occhi che sanno guardarti attraverso.
Sfinge, la chiamano. Ma non è che sia cattiva, lei. Non spaventa e non mangia gli uomini, le sue domande non sono tranelli.
Sono gli uomini che un bel giorno si sono accorti di lei, e hanno cominciato a corteggiarla, prima timidamente, poi sempre più sfacciati. E per ingraziarsela hanno disegnato linee sui suoi fianchi larghi, sfiorato il suo viso, cingendone il collo.

Sfinge, la chiamano, forse per quell’aria triste e severa o per lo sguardo sempre perso in un indefinito orizzonte. Sotto il suo occhio una riga di rimmel sbiadito, a sottolineare la malinconia di una ragazza che troppo tardi scopre di essere donna. E che una vita intera le è passata davanti.                               Dev’essere stato forse in quel giorno in cui hanno separato le montagne e aperto le valli, e ammassato sassi a casaccio, dando nomi, dividendo in gruppi, spartendo il territorio. In quel fuggi fuggi generale lei è rimasta lì senza sapere dove andare ed è finita che l’hanno lasciata sola, con un padre troppo severo e una madre possessiva che la tiene incatenata tramite un guinzaglio di creste turrite. Continua a leggere

Nel giardino della Sfinge

di Saverio D’Eredità

Prologo

Lo zapping dopo mezzanotte può sempre rivelare delle piacevoli sorprese di fine giornata. Me lo concedo ogni tanto, a cercare uno spunto prima di rassegnarmi al sonno, magari un quesito insoluto con il quale rimuginare nella fase di dormiveglia. Bisognerebbe sempre andare a dormire con un dubbio, qualcosa di incompleto, per dare senso alla giornata.

Poco prima di arrendermi definitivamente al vuoto del palinsesto mi imbatto in documentario su Lou Reed. Interessante, penso. Le cose interessanti le piazzano sempre in sesta serata. Come se la gente non fosse in grado di capire certe cose. L’imbarbarimento comincia senz’altro dall’alto.

Lou Reed è sempre stato un maestro oscuro e silenzioso. Ne possiedo una discreta discografia e puntualmente negli anni ha accompagnato lunghi tragitti in auto come certi momenti di transizione. Non è musica da hit, questo si sa. Non ha il passo epico di gruppi coevi e forse proprio per questo affascina. È un bardo umile ed introverso, uno che ti dice le cose non per farti piacere, ma perché così le vede lui. Uno capace di mettere nello stesso album la acida “European Son” con la ninna nanna di Sunday Morning (la canzone di ogni domenica mattina dopo una sbronza), e album come Metal Machine e Berlin. Continua a leggere