Polvere e Spit

di Saverio D’Eredità

È sempre rischioso dar peso alle promesse fatte davanti a una birra dopo una giornata di montagna. La fatica accumulata aiuta il seppur lieve tasso alcolico ad entrare in circolo, la rilassatezza fa allentare i freni inibitori della parola e, se la compagnia è giusta, è facile ci si sbilanci parecchio.
La giornata era partita con il clamoroso pacco rifilatomi dal socio poche ore prima e che come conseguenza ebbe una rabbiosa ed improvvisata salita al Pacherini. Da lì, con il provvidenziale consiglio di Claudio, mi rintanai da solo fin sulla Croda del Sion. La salita si compì come una seduta psicanalitica, confermandomi ancora una volta l’utilità delle “solitarie su cime solitarie” come indispensabile equalizzatore degli umori. L’annata fin lì avara di soddisfazioni stava accumulando delle scorie e come al solito mi ritrovavo a far i calcoli con la lista degli obiettivi irrealizzati.

Non fu del resto un caso il fatto di incrociare Andrea al rifugio mentre serviva ai tavoli. Attesi la fine del turno e la birra fu solo una logica conseguenza. Di sorso in sorso lasciammo roteare la girandola dei sogni sulle mille salite che avremmo voluto fare nello scampolo di stagione che ci rimaneva e, tra tutte, la mitica Piussi al Pinnacolo della Cima del Vallone esercitava su di noi un irresistibile fascino. Il Pinnacolo! Come non averci pensato prima! Fummo rapiti dall’euforia di quella salita tanto agognata, quasi fosse un nostro personalissimo omaggio ad un grande delle Giulie. Il Pinnacolo! L’obiettivo dell’anno era stato individuato. Brindammo al nostro sogno e riprendemmo la strada del fondovalle, con la testa già altrove. Continua a leggere

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Giocare d’anticipo: ricognizione nel circo del Cristallo

di Saverio D’Eredità

La vostra voglia di polvere è davvero irrefrenabile? Avete passato un’intera estate a sognare linee effimere e soffici discese? Vi siete sciroppati ore ed ore di filmati di sci ripido e freeride all’insaputa dei vostri cari? E ora rivedete il teaser de “La Liste” in loop in attesa della prima nevicata? Sappiamo tutto, amici nivofanatici. Vi abbiamo osservato, studiato i vostri movimenti nei negozi e spiato le conversazioni. Al Rampegoni team non sfugge nulla, nè d’estate nè d’inverno. Consapevoli dei vostri problemi psicologici, già su queste pagine analizzati nella versione estiva  (vedi Sociopsicopatologia dell’alpinista medio) abbiamo deciso di farci carico di questo gravoso onere e solo per voi, lettori di Rampegoni blog, abbiamo caricato gli sci in spalla andando a verificare sul posto l’unica cosa che ci interesserà davvero da qui a maggio: le condizioni!

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The Pink Punk Donkey – Una storia d’amore

di Saverio D’Eredità

La notizia, già rimbalzata prima tramite social quindi ripresa dai giornali locali, è ormai nota. A 30 anni dalla prima discesa di Rumez e Gardossi, la parete Nord del Nabois è stata nuovamente scesa con gli sci da due specialisti del ripido, Enrico Mosetti e Zeno Cecon.

La Nord del Nabois non è propriamente quella che diremmo una parete sciabile. Qui una linea va inventata più che cercata, congiungendo effimeri pendii nevosi sospesi come lenzuola ad un balcone di mille e passa metri sopra la Val Saisera. Una nord molto particolare, come i profili di questa montagna ingombrante ed orgogliosa che come uno scudo si frappone tra i boschi della Saisera e le nobili pareti del Fuart. L’inclinazione è sfuggente e progressiva, la neve fatica ad incollarsi tanto da creare dei corridoi sciabili. Eppure, con un battito d’ala che si verifica poche volte in un decennio o forse un paio di decenni, le condizioni si ripresentano, anche se parlare di condizioni è quasi eufemistico in casi come questo dove, più che quelle della parete servono le doti visionarie di sciatori appartenenti ad un’altra concezione dello sci stesso. Continua a leggere

Forcella Mosè – quattro curve nel cuore del “santuario”

di Saverio D’Eredità

Almeno una volta  bisogna inoltrarsi in questo circo di pareti quando l’inverno raggiunge il suo apice. Almeno una volta, per chi intende lo scialpinismo come esperienza della montagna e non (solo) pura ricerca della neve giusta o della sciata elegante ed ineccepibile. E allora se si vince lo scoraggiamento che può prendere nel muovere i primi passi lungo la pista da fondo o nel laborioso attraversamento del bosco della Bassa Spragna con le sue contropendenze (condanna ad un ritorno altrettanto faticoso), si avrà in premio la possibilità di sciare in un luogo privilegiato. Quasi un santuario racchiuso tra pareti finemente decorate da festoni di ghiaccio, reticoli di goulotte e spine nevose dove non si fanno semplicemente “quattro curve”, ma si entra nel cuore freddo delle Giulie. Continua a leggere