Alpi Carniche Occidentali – serate di presentazione della nuova guida

di Saverio D’Eredità

Quest’anno la stagione pare metterci fretta! Non era nemmeno un mese fa che si ragionava di sci e discese in condizioni, ed eccoci proiettati già nel vivo della stagione alpinistica.
Per stuzzicare il vostro appetito “alpinistico” abbiamo pensato di…venirvi a trovare a casa!
Un piccolo “tour” di presentazione della guida, in cui io ed Emiliano Zorzi vi racconteremo il percorso che ha portato a questa nuova edizione della guida Alpi Carniche Occidentali.
Una guida nuova, come avremo modo di spiegarvi, e non una semplice ristampa, con nuove vie, aggiornamenti, correzioni e perfezionamenti necessari ad offrire agli alpinisti un prodotto di qualità.
Ma non vi anticipo troppo. Questo il riepilogo degli appuntamenti:
7 giugno ore 21 – Trieste presso la sede della Società Alpina delle Giulie
8 giugno ore 20.45 – Codroipo presso la sede della Sezione del CAI di Codroipo
22 giugno ore 20.45 – Tolmezzo presso la sede del CAI di Tolmezzo

Ringraziamo le sezioni CAI e gli amici che ci ospiteranno e che ci hanno dato l’occasione di condividere con tutti voi il nostro lavoro.
Vi aspettiamo!

p.s: e per farvi venire l’acquolina scaricate l’indice delle vie che trovate in allegato!

p.p.s: per chi avesse acquistato la precedente guida “Alpi Carniche e Giulie”, portatela con voi alla presentazione, ci sarà una sorpresa 🙂

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Una delle più belle pareti della conca sappadina: la Nord della Cima Dieci con i suoi itinerari – foto E.Zorzi

 

Indice vie

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Alpi Carniche Occidentali

di Saverio D’Eredità ed Emiliano Zorzi

(dall’Introduzione alla guida “Alpi Carniche Occidentali”, Alpine Studio, 2018)

Il lavoro di compilazione di una guida alpinistica ricorda, talvolta, le fatiche di Sisifo, che sembrano non aver fine anche quando si crede di aver raggiunto la meta. Non tanto, e non solo, per la sempre opinabile scelta degli itinerari da inserire, la cui lista rischia di risultare sempre incompleta e di non accontentare tutti, quanto piuttosto per la necessità di verificare se e come l’impostazione data ad un lavoro come questo possa effettivamente rispondere non solo ai gusti, ma soprattutto alle esigenze dei lettori. Una guida di questo tipo, pur non avendo la pretesa di esaustività delle opere monografiche, cerca di dare una visione il più possibile ampia dei gruppi trattati ed allo stesso tempo deve anzitutto ad un criterio di utilità, cioè poter accompagnare il lettore nella scoperta e quindi nella scelta degli itinerari e dei luoghi.

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Sulle ali della Civetta a quota 3000

di Emanuele Andreozzi

Era da diversi mesi che avevo l’idea di concatenare insieme, le cime sopra i 3.000 m di quota del massiccio del Civetta. Finalmente dopo tanto caldo arriva una giornata fresca, si prevede anche il cielo leggermente velato, proprio le condizioni perfette che aspettavo! Elaborato il piano, che prevede rigorosamente un percorso ad anello, eccomi finalmente a Pecol Vecchio. Sono nel buio della notte, da solo e non conosco completamente la zona. Alla luce della mia frontale ho un gran bel da fare tra mappa e relazioni durante la prima parte del percorso, così va a finire che albeggia ancor prima di arrivare al Passo del Tenente.

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Tre e trentatre

di Saverio D’Eredità

Che poi lo sappiamo tutti che esistono due tipi di sciatori. Quelli che smettono e quelli che in realtà non smettono mai. O se smettono è solo per un attimo, per quel periodo che si fa sempre più lungo tra l’ultima lingua di neve e la prima nevicata. Una parentesi, diciamo. Un cartello “Torno subito” fuori dal locale.

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Kenya Expedition 2017

Giovani alpinisti di terraferma a caccia di esperienze sulla montagna che risplende.

Intervista di Carlo Piovan ad Andrea Tagliabracci

Andrea è uno dei quattro giovani istruttori sezionali, della Scuola di montagna C. Capuis di Mestre, che nel dicembre del 2017 ha portato a compimento l’ascensione di Punta Lenana e Nelion sulla seconda montagna d’Africa. In attesa del  racconto dettagliato della loro esperienza, Venerdì 27 Aprile al Centro Culturale Candiani a Mestre, andiamo a scoprire qualche anticipazione.

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La pattuglia acrobatica/atto I: prima discesa con gli sci della Gola Nord della Veunza per Cecon, Limongi e Mosetti

di Saverio D’Eredità

“Impossibile non sia stata ancora sciata!”

Ogni qualvolta mi capita di passare dalle parti di Fusine ed osservare quella vena bianca che fila sinuosa nel ventre della Veunza, mi faccio sempre la stessa domanda. Per una generazione che si muove nel “post-tutto”, il rischio è che anche quell’immaginazione che un tempo doveva andare al potere possa inaridirsi. Eppure la domanda tornava costante “E se ancora non fosse stata sciata”?

Incassato tra le pareti della Strugova e della Veunza, questo canale noto come “Gola Nord della Veunza” (in realtà l’apice del canale è la Forca di Fusine, passaggio sulla grande cresta Ponze-Mangart) è pressoché invisibile nella sua interezza da qualunque angolazione lo si osservi. La vena, sinuosa, appare da lontano solo per un breve tratto della sezione superiore, salvo essere “inghiottita” alla vista dalle pareti che vi si ripiegano attorno. Nemmeno andandovi alla base, al culmine del bel conoide della Strugova, è chiaro esattamente se questo canale abbiamo o meno continuità: bisogna dunque entrarci per scoprire che un “muro” di circa trenta metri si pone a difesa di questa linea che ha tutto per essere “ideale” ma che nella migliore tradizione giuliana riserva sempre qualche sorpresa.

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Il Canale dell’Altrove

di Saverio D’Eredità

E’ un po’come quando un giorno decidi di rompere gli indugi e bussare al tipo/a della porta accanto per andare a bere fuori qualcosa. Vi siete incrociati mille volte sul pianerottolo e in ascensore e a parte “buongiornobuonasera” non vi siete detti altro. Ma magari è una persona interessante. Magari diventate amici o chissà. Ecco quel canalone è proprio quello “della porta accanto” che guardi sempre, ma chissà perchè alla fine non ti sei chiesto nemmeno come si chiama.

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Il tempo della Civetta

di Carlo Piovan

Per un amante delle arrampicate dolomitiche, il termine “Nord – Ovest” indica molto di più di un orientamento geografico. La combinazione dei due sostantivi, racchiude un’immagine chiara nella mente di ogni alpinista, un profilo fatto di chilometri di dolomia, a sviluppo verticale, con un piccolo cuore di ghiaccio, “il Giazzer”, nel mezzo. Una presenza imponente che sovrasta l’abitato di Alleghe e domina come un enorme rapace in planata la valle del Cordevole. Molto più a sud delle sorelle maggiori viene prevalentemente percorsa in estate, quando il clima consente di arrampicare leggeri e veloci come conviene ad ogni buon dolomitista. In inverno la parete nord – ovest della Civetta gonfia le sue fessure e i suoi camini di neve e ghiaccio, elevandosi al pari delle ben più note consorelle poste a cavallo dell’arco alpino Occidentale.

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In Giulie, per antiche vie

di Saverio D’Eredità

L’estate del 2013 fu quella in cui mezza Val Raccolana andò a fuoco. Per 40 giorni e 40 notti bruciarono incessantemente i suoi fianchi scoscesi, i boschi di pino abbarbicati, i pascoli estremi e le rocce precipiti. Il fuoco divorava senza posa ogni angolo di quella valle, mangiandosi ettari su ettari, lambendo qua e là le case, scomparendo per poi riapparire altrove, o più in alto. Ogni tanto la puzza di bruciato sconfinava alle pianure; la potevi sentire persino a Udine, in quelle sere estive in cui le brezze di monte portano frescura ai palazzi infuocati. Ma in quei giorni erano nuvole di cenere, inquietanti come certe brutte notizie che arrivano a turbare le ore di ozio, le passeggiate serali e i pensieri delle vacanze. Sentivi quell’odore acre, penetrante, selvaggio e al tempo stesso moribondo, che occupava senza vergogna le strade fuori dal centro, tra le villette e i parchi, spodestando con la violenza di un invasore teneri sentori di glicine pendenti da giardini. Altre volte vedevi la nube grigia spargersi piatta ed inquietante, a mezz’aria tra i costoni delle montagne, dilagare lenta come un fiume di morte sopra le valli. Le montagne dimenticate ci facevano ricordare così, la loro assenza. Continua a leggere

In contemplazione del Mistero

di Nicola Narduzzi

“Sono parte di tutto ciò che ho incontrato;
eppure ancora tutta l’esperienza è un arco attraverso cui
brilla quel mondo inesplorato i cui confini sbiadiscono
per sempre e per sempre quando mi muovo.”
(A. Tennyson, Ulysses)

Chiudo gli occhi. Penso a una parete, penso a quella parete: il mio frutto proibito. La sogno, come si sogna il sole nell’ora buia che precede l’alba. La desidero, sapendo che il desiderio non verrà appagato. L’ho anche sfiorata, conservando però sempre la consapevolezza che non sarei mai arrivato al suo cuore. Continua a leggere