Cima Carega … tutto a posto

di Carlo Piovan

Le citazioni che intervallano il testo sono tratte dal brano Tutto a Posto (1974 Alberto Salerno, Bruno Tavernese) interpretato dai Nomadi

E’ per lei, io vedo quella ferrovia
Che è fra i sassi, la mia via
Nel passato e nel presente corre già.

Le architetture del fumante, oggi scintillano di bianco, ne rimango incantato come fosse la prima volta che i miei occhi si posano sulle loro forme. Scatto una foto e la spedisco con il buongiorno alla mia compagna per condividerne la bellezza.

 

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Guglie del Fumante – foto arch. Pettenò M.

Sistemo zaini, sci  e pelli, ed assieme ai miei amici, ripasso velocemente il percorso ideato per raggiungere la cima Carega attraverso la bocchetta Fondi, sperando che la neve, avara di questa stagione, ci regali la possibilità di tracciare qualche bella curva.

Il gruppo è ben nutrito, come accade di frequente nelle gite scialpinistiche di quest’anno, tanto che puntualmente ad ogni uscita etichettiamo, ironicamente, la giornata con l’epiteto “ Coppa Combram”¹ tappa e il numero progressivo dell’uscita.

E come ogni competizione di fantozziana memoria, succede sempre un imprevisto degno dell’impiegato più sfigato d’Italia, oggi uno di noi è salito sulla montagna sbagliata (sic).

E vanno indietro gli anni miei
Che si fermano con lei
E la mente mia non hai lasciato mai.

Un branco di camosci esce all’improvviso, sfiorandomi di un soffio, mentre attraversano di corsa il pendio che sto salendo. Entusiasta dell’inaspettato incontro mi giro per seguire la loro corsa verso valle ed il mio sguardo si posa su un monte, una guglia rocciosa per precisione. Quasi non mi rendo conto dove veramente sono, o meglio dove sono tornato.

Le piccole dolomiti hanno rivestito un ruolo fondamentale nella mia formazione alpinistica, vuoi perché sono stati i monti dove ho mosso le prime rudimentali esperienze, vuoi perché ho attraversato, scalando su queste pareti, diverse fasi della mia esistenza; Per me sono sempre state un luogo carico di significato e verso cui nutrivo un grande affetto.

Nutrivo, perché più di cinque anni fa, sotto la guglia che sto guardando, ho perso un amico. Da quel giorno non ero più tornato qua sotto ed ho sempre cercato di evitare anche le montagne limitrofe che potenzialmente mi avessero potuto far posare lo sguardo su questa parete.

Tutto a posto lo so, tutto a posto perché
Quello che lasciai ancora c’è,
Le colline più in là, e la strada che va
So che fino a lei mi porterà.

Nella scelta di quest’escursione con gli sci, non avevo minimamente pensato a questo possibile effetto collaterale, anzi avevo un pure insistito per questo percorso a cui tenevo percorrere in inverno.

La giornata è splendida un cielo blu cobalto ed una luna piena che ancora resiste alle prime luci del giorno.

Prendo coscienza di dove sto transitando e cerco di non pensarci molto, ma di concentrarmi sulla salita, sul ritmo, sull’eseguire correttamente le virate.

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Verso Bocchetta Fondi – foto arch. Pettenò M.

La bocchetta Fondi è ormai prossima, la valichiamo passando dal versante ombroso e severo a quello più solare e accogliente dei pascoli innevati di Campobrun. Non penso più a dove son passato, mi godo il sole primaverile che trasforma gli strati nevosi in ottimo firn, fatto a posta per sciare.

Risaliamo il vallone della Teleferica ed in breve sul tetto delle prealpi Vicentine: Cima Carega.

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Vista dalla Cima Carega

Mi concedo una pausa più lunga dei miei amici e mi diverto a esplorare con gli occhi il periplo di canali e pendii dell’Obante e delle Tre Croci, le creste innevate della Costa media, immaginando le infinite combinazioni di salite possibili, tutto a pochi chilometri dalla pianura. Osservo questi ambienti con lo sguardo curioso di chi ci arriva per la prima volta, entusiasmandomi come mi avessero aperto le porte di un luna park tutto nuovo e da scoprire. Eppure son una ventina di anni che le conosco, o solamente cinque anni fa che le avevo rimosse dalla mente.

Sono arrivato,
La notte azzurra intorno a me
Luglio fra quei rami e
Il profumo dell’estate ancora c’è

Iniziamo a scendere, la neve ci concede una fantastica sciata, una risalita alla bocchetta fondi e nuovamente guardando il versante ovest di Cima Mosca prima di scendere nuovamente, gioco a inventarmi possibili linee di salite lungo pendii e canalini.

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Cima Mosca dalla Bocchetta Fondi  – foto arch. Pettenò M.

Approccio il ripido canale del Boale con un po’ di timore, ma poi tutto funziona e mi godo la sciata anche in questo tratto, per me impegnativo.

Tutto scorre fino alla strada, una pausa e qualche foto prima di risalire nuovamente al passo, mentre il mio sguarda questa volta di posa sul versante ovest del Sengio Alto, perfettamente illuminato dal sole del pomeriggio. Riconosco una ad una le linee delle vie aperte con un amico veronese, e mai rese note, in un intenso autunno di 12 anni fa. Per la terza volta nella giornata mi accorgo che sto guardo queste montagne con occhi sempre diversi, ma con la medesima sensazione: quella di straniero in patria.

C’è silenzio fra noi,
Guardo negli occhi suoi
E capisco la mia ingenuità.

Siamo ritornati al punto di partenza, ora il Fumante non è più illuminato dal sole, la guglia GEI è sempre li, statica come un pinnacolo di una chiesa gotica.

Tutto a posto lo so,
Tutto a posto perché
Tutto è come quando me ne andai
Tranne lei…

Ripenso a Fabio sotto quella montagna, ma stranamente non mi provoca nessuna emozione forte come in passato, chissà se le ho esaurite in questi anni cercando insistentemente di trovargli un posto nel mio mondo.

Ma tutto è a posto oramai
Anche se ho capito che
Il mio posto nel suo mondo più non c’è…

Le montagne sono luoghi che mutano con le dinamiche che l’ecosistema impone per evolvere, siamo noi che le carichiamo di significati troppo grandi e forti, per essere contenuti nelle nostre menti, facendone assumere ruoli che in natura non le competono. Solo il tempo come modella le loro forme che tanto ci attraggono, ridefinisce le nostre emozioni. Rimangono le cicatrici del vissuto, che non dobbiamo nascondere ma portare con orgoglio, riconducendo nel campo del nostro intimo essere le emozioni provate, senza delegare ad altre persone, oggetti o cose, colpe o responsabilità che non hanno.

Pala dei Tre Compagni m .1702; Cima della Neve m . 2157, Cima Posta m. 2215, Cima del Cherlong m. 2210, Cima Carega m. 2259, Cima Mosca m . 2141, Monte Obante m. 2020, Guglie del Fumante m .1980 c. Monte Plische m .1991

Tutto a posto

 

  1. Nel Film Fantozzi contro tutti Il direttore ereditario della Megaditta muore di rosolia: il suo posto viene preso, con scelta tramite sorteggio, dal visconte Cobram, un fanatico di ciclismo, che obbliga tutti i dipendenti a duri allenamenti in sella alla bicicletta e poi organizza una corsa ciclistica chiamata in suo onore Coppa Cobram. Fonte Wikipedia.

 

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