Il Diedro Infinito

di Saverio D’Eredità

Prologo

Come il pane o la poesia

Che silenzio che c’è qui. Che silenzio tra queste rocce, ultime a difendere la luce di un giorno che man mano svapora. Il buio risale dal profondo del terra. Procedo piano. Una pietra, smossa, precipita senza far rumore quasi fosse senza peso. Mi sento leggero anch’io, o forse sono solo svuotato e quella che sento è semplicemente fame. C’è un piacere sottile a percorrere con lentezza questi ultimi tiri, come a voler conservare un ricordo più a lungo di altri.
D’improvviso l’aria si riempie di una luce riflessa. “Guarda”, dico ad Andrea che sta rollando una meritata cicca di fine via. È l’ora in cui il sole giunge a riscattare l’altra faccia del diedro dall’ombra millenaria cui sembra condannata. Pochi istanti prima del tramonto a dar vita a queste pietre senza significato, se non per i nostri occhi e le nostre mani che oggi le sfiorano e le osservano. Lo spigolo del diedro, illuminato, si staglia come una prua nel vuoto e forse solo ora prendiamo coscienza di dove ci troviamo. Il Cozzolino, il diedro infinito, è ormai dietro di noi. Continua a leggere

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Il tempo della Civetta

di Carlo Piovan

Per un amante delle arrampicate dolomitiche, il termine “Nord – Ovest” indica molto di più di un orientamento geografico. La combinazione dei due sostantivi, racchiude un’immagine chiara nella mente di ogni alpinista, un profilo fatto di chilometri di dolomia, a sviluppo verticale, con un piccolo cuore di ghiaccio, “il Giazzer”, nel mezzo. Una presenza imponente che sovrasta l’abitato di Alleghe e domina come un enorme rapace in planata la valle del Cordevole. Molto più a sud delle sorelle maggiori viene prevalentemente percorsa in estate, quando il clima consente di arrampicare leggeri e veloci come conviene ad ogni buon dolomitista. In inverno la parete nord – ovest della Civetta gonfia le sue fessure e i suoi camini di neve e ghiaccio, elevandosi al pari delle ben più note consorelle poste a cavallo dell’arco alpino Occidentale.

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Due solitudini

di Saverio D’Eredità

La sosta era appesa nel posto peggiore di tutta la torre. Sotto il culo sprofondava quel vuoto nauseante e sopra di noi c’era appena qualche ruga da seguire fino in cima. Questa non era una via: era un viaggio allucinante nella mente di un pazzo furioso. Che motivo c’era di abbandonare la linea sicura di fessure incise nella parete per buttarsi in quel vuoto cosmico? Cosa avrà suggerito la minuscola cornice che traversa verso lo spigolo, ad Ernesto?

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60 anni di chele in parete

di Carlo Piovan

Mi dicono che sessant’anni per un uomo è l’età della profonda maturazione, l’età in cui non ha più paura o remore di dire quello che pensa, l’età in cui può nuovamente stringere tra le braccia una nuova vita, con la leggerezza d’animo di chi ci è già passato.
Ma cosa sono sessant’anni per un gruppo di persone che dal 1957 hanno deciso di condividere, nello spazio della montagna e nel tempo di molte generazioni, la passione per l’arrampicata? Continua a leggere

In Giulie, per antiche vie

di Saverio D’Eredità

L’estate del 2013 fu quella in cui mezza Val Raccolana andò a fuoco. Per 40 giorni e 40 notti bruciarono incessantemente i suoi fianchi scoscesi, i boschi di pino abbarbicati, i pascoli estremi e le rocce precipiti. Il fuoco divorava senza posa ogni angolo di quella valle, mangiandosi ettari su ettari, lambendo qua e là le case, scomparendo per poi riapparire altrove, o più in alto. Ogni tanto la puzza di bruciato sconfinava alle pianure; la potevi sentire persino a Udine, in quelle sere estive in cui le brezze di monte portano frescura ai palazzi infuocati. Ma in quei giorni erano nuvole di cenere, inquietanti come certe brutte notizie che arrivano a turbare le ore di ozio, le passeggiate serali e i pensieri delle vacanze. Sentivi quell’odore acre, penetrante, selvaggio e al tempo stesso moribondo, che occupava senza vergogna le strade fuori dal centro, tra le villette e i parchi, spodestando con la violenza di un invasore teneri sentori di glicine pendenti da giardini. Altre volte vedevi la nube grigia spargersi piatta ed inquietante, a mezz’aria tra i costoni delle montagne, dilagare lenta come un fiume di morte sopra le valli. Le montagne dimenticate ci facevano ricordare così, la loro assenza. Continua a leggere

In contemplazione del Mistero

di Nicola Narduzzi

“Sono parte di tutto ciò che ho incontrato;
eppure ancora tutta l’esperienza è un arco attraverso cui
brilla quel mondo inesplorato i cui confini sbiadiscono
per sempre e per sempre quando mi muovo.”
(A. Tennyson, Ulysses)

Chiudo gli occhi. Penso a una parete, penso a quella parete: il mio frutto proibito. La sogno, come si sogna il sole nell’ora buia che precede l’alba. La desidero, sapendo che il desiderio non verrà appagato. L’ho anche sfiorata, conservando però sempre la consapevolezza che non sarei mai arrivato al suo cuore. Continua a leggere

Visto di Transito

di Saverio D’Eredità

In fondo potrebbe essere giusto così. Perché prima o poi – lo sapevo – il momento di dover fare i conti con le mie paure e la mia inveterata tendenza ad assumere atteggiamenti pusillanimi e codardi sarebbe pur arrivato
A questo punto tornare indietro sarebbe forse possibile, certo. Magari un po’complicato. Di certo, sarebbe tremendamente imbarazzante.
Quindi, a conti fatti, potrebbe anche essere giusto così. Una volta tanto assumermi le mie responsabilità, senza alternative o opzioni. Messo all’angolo da me stesso e dall’ineluttabilità della mia condizione. Ma se devo dirla tutta, l’unica cosa che non mi sarei aspettato è di provare questa stranissima, insolita, calma. Continua a leggere

I tre spigoli della Tofana e quell’alpinismo intramontabile

di Saverio D’Eredità

L’anno è il 1946. Nell’Italia che lentamente si ricostruisce, le mani degli alpinisti tornano a toccare quelle rocce troppo a lungo proibite. E mentre una generazione passa la mano, le nuove leve si fanno avanti a colpi di scalate prestigiose e sempre più spinte. Il Gruppo degli Scoiattoli è già attivo da alcuni anni, ma la guerra ha fortemente condizionato la loro attività. Qualcuno non è tornato. Le montagne, invece, sono rimaste mute spettatrici di un immane tragedia. Continua a leggere

Chicken Wings sull’Aiguille du Peigne

di Saverio D’Eredità

Se siete stati a Chamonix, sicuramente avrete – almeno una volta – ordinato una birra all’Elevation. E se non ci siete mai stati, bè, è la prima cosa da fare quando dovrete incontrare qualcuno, pianificare la prossima impresa o millantarne altre. Anche perché vi danno la password del wi-fi e questo vi permette di postare in diretta foto e stati d’animo, visto che mezzo mondo si starà chiedendo quale grande impresa stiate preparando. Potrete trovare un’ottima selezione di birre belghe, anche trappiste o triplo malto, una vasta scelta di burger di varie taglie e condimenti, nonché una fauna umana particolarmente variegata. È qui che potrete immergervi nella tipica, internazionale ed autoreferenziale, atmosfera chamoniarda. Potrete trovarvi gomito a gomito con gruppuscoli di yankees con il cappellino a visiera, spagnoli molto motivati, presuntuosi locals ed una vasta gamma di inglesi. Tra questi potreste individuare i pro-nipoti di Edward Whymper così come gente più scassata, epigoni dell’epopea dello Snell’s camp. Talvolta, più raramente, vi naufraga anche qualche famiglia italiana spinta fuori dal main-stream del corso centrale.

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