La stanza blu

di Saverio D’Eredità

A Francesca e a Federico
a tutti i bambini che guarderanno il mondo per la prima volta

L’estate era stata inaspettatamente lunga. Avevamo sfruttato tutti i giorni possibili, anche quelli sbagliati. Veniva ora il tempo, quello delle luci radenti e di un certo rammarico. Veniva quel tempo – lo sapevo, del resto – e uno ad uno scioglievo i nodi che mi legavano agli amici. Ricordo ancora l’ultima di quelle volte. La schiena addossata alla parete, gli anelli di corda sparsi per terra – non ero fatto per l’ordine – nebbie che salivano come la carica di una cavalleria. Spalle alla parete, eravamo allo stesso tempo semplici spettatori o irredimibili condannati. Continua a leggere

Ruggine

di Saverio D’Eredità

Quel chiodo, io, l’ho sempre passato.
Alla faccia dei soloni della falesia, dei benpensanti e dei custodi dell’etica. Se c’è un chiodo si passa, anche se non serve. Anzi, magari è pure peggio perché fa scorrere malamente la corda e sarà una facile scusa per fallire il passaggio. Ma il chiodo si passa. Io passo sempre tutti i chiodi, a prescindere. Per educazione, diciamo. Come salutare le persone che incontri al mattino. Si saluta, sempre. Anche se questo poi qualche volta finisce per creare problemi, come con i vecchi chiodi. Continua a leggere