Luci e prospettive

di Saverio D’Eredità

Primi, non lo saremo mai. Per incapacità o più spesso per indolenza. Ultimi, invece, lo saremo sempre. Se non per scelta, almeno per vocazione.

Raramente sono arrivato puntuale ad un appuntamento e appartengo alla categoria di quelli che i titoli di coda, al cinema, li vedevano fino all’ultimo nella sala buia. Certo, più spesso devo ammettere di non aver saputo cogliere l’attimo. Di essere arrivato dopo.

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27/08/2016

Sarà capitato a tutti di farsi assorbire dai pensieri durante un ascensione, talvolta il flusso è talmente forte che la voglia di cristalizzarli nel tempo diventa una necessità, senza pretesa di assunzione al cielo dei poeti, ma solo perchè si sente il bisogno di fissarli e condividerli. Vi proponiamo una riflessione che ruota attorno ad un luogo, carico di significati. C.P.

di Marco Lavaroni

A volte scrivo.
Di solito, dopo un po’, mi pento.
Ma oggi, con queste gambe indolenzite, il fiato che rantola, e il cuore che salta “fra l’aorta e l’intenzione” (…), l’andatura e’ lenta e c’e’ troppo tempo per pensare.

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L’uomo che fissa le nubi – alla cieca sulla Cima Fanton

di Saverio D’Eredità

Il Batti ronfa alla mia destra già da un paio di chilometri, mentre Raffaello sul sedile posteriore non dice nulla, sprofondato tra zaini e sci. In silenzio ci addentriamo con l’auto in Val d’Oten mentre osservo a metà tra l’incredulo e il depresso la spolverata bianca sui rami degli alberi sopra i 1500 metri. Non posso crederci. Ancora una volta l’imprevista nevicata notturna rischia di stravolgere i piani, proprio nel giorno – l’ultimo – che mi ero concesso per tentare disperatamente di dare un senso alla stagione sci alpinistica. Cerchiamo qualcosa, ma non lo sappiamo spiegare. Continua a leggere

Il canale nascosto del Piccolo Mangart

di Saverio D’Eredità

È  innegabile che uno degli aspetti sociali più caratteristici dello scialpinsimo – almeno nella sua versione 2.0 – sia quello di vantare (per non dire ostentare) la scoperta dell’itinerario perfetto, possibilmente originale, con neve sempre e comunque di qualità eccezionale, ovviamente senza essere umano alcuno a parte i novelli esploratori. Il tutto sarebbe persino accettabile se ciò non fosse pervaso da una vaga supponenza per non dire un accenno di giudizio morale su quanti (al contrario) non fanno che ripercorrere banalmente e senza creatività i medesimi itinerari di sempre. Continua a leggere

The Pink Punk Donkey – Una storia d’amore

di Saverio D’Eredità

La notizia, già rimbalzata prima tramite social quindi ripresa dai giornali locali, è ormai nota. A 30 anni dalla prima discesa di Rumez e Gardossi, la parete Nord del Nabois è stata nuovamente scesa con gli sci da due specialisti del ripido, Enrico Mosetti e Zeno Cecon.

La Nord del Nabois non è propriamente quella che diremmo una parete sciabile. Qui una linea va inventata più che cercata, congiungendo effimeri pendii nevosi sospesi come lenzuola ad un balcone di mille e passa metri sopra la Val Saisera. Una nord molto particolare, come i profili di questa montagna ingombrante ed orgogliosa che come uno scudo si frappone tra i boschi della Saisera e le nobili pareti del Fuart. L’inclinazione è sfuggente e progressiva, la neve fatica ad incollarsi tanto da creare dei corridoi sciabili. Eppure, con un battito d’ala che si verifica poche volte in un decennio o forse un paio di decenni, le condizioni si ripresentano, anche se parlare di condizioni è quasi eufemistico in casi come questo dove, più che quelle della parete servono le doti visionarie di sciatori appartenenti ad un’altra concezione dello sci stesso. Continua a leggere

Presente

moistrokova
mala mojstrovka

di Carlo Piovan

Un giorno a Natale e pochi alla fine dell’anno, e sono nella migliore tradizione della nostra società bombardato da informazioni che mi invitano ad essere più buono, più bello, a fare bilanci dell’anno passato e buoni propositi per quello avvenire; come se cambiasse realmente qualcosa da ogni altro giorno dell’anno tra il 24 e il 25 dicembre oppure tra il 31 dicembre ed il 1 gennaio. Sono solo minuti, ore e giorni che passano e che nessuno ci ridarà mai indietro, ed ogni volta che mi rendo conto che ho sprecato del tempo a guardare troppo ad un passato che non tornerà o a spendere energie per programmare un futuro che poi puntualmente non si avvera, sento di aver sprecato minuti preziosi di vita presente. Il presente in cui non mi faccio ingannare, da inutili “doveri” di una società che è tutt’altro che democratica, il presente in cui non penso a cos’è stato o sarà, ma agisco cogliendo l’attimo.

L’attimo mentre mi allungo a prendere un appiglio e subito dopo il mio corpo si muove autonomo e armonico per farmi raggiungere il seguente, l’attimo in cui le gambe spingono in salita, il mio sguardo abbraccia quello che mi sta intorno e la mia mente è serena, l’attimo del piegamento delle gambe e del gioco di peso sulle tavole e dove tutti i pensieri sono fuori, l’attimo in cui sopra di me rimane solo il cielo e abbraccio chi ha condiviso e ancora una volta non penso ma fluisco nel presente.

Sono pochi questi momenti nell’arco di una giornata in cui siamo costantemente in lotta con un perverso gioco delle parti, in cui ben poco c’è di noi, ma molto di quello che qualcuno vorrebbe fossimo, per stare dentro delle regole alle quali nessuno ci ha chiesto di scrivere assieme. Giocoforza se vogliamo mangiare e vivere in questa società, dobbiamo stare alle sue regole (a patto di non adoperarci per cambiarle); ma per fortuna non tutta la nostra giornata è obbligata a confrontarsi con questi condizionamenti e portarli anche nello spazio personale di attività “inutile”. Per inutile intendo quelle attività che hanno il solo scopo (ben più nobile del produrre reddito) di aumentare il ben-essere personale. Forse la riduzione della produzione di selfie, like it, e infinite gallery fotografiche a scapito di qualche minuto vissuto nel presente, non ci allungherà la vita ma sono profondamente convinto che ce la migliori.

In fin dei conti non andiamo in montagna perché ci “sentiamo meglio” e allora perché non riprodurre quel ben-essere tutti i giorni ?

Auguri, per qualsiasi cosa vogliate festeggiare.

 

Suggerimenti bibliografici:

Lionel Terray, I conquistatori dell’inutile.

Reinhard Karl, Montagna vissuta tempo per respirare.

Nyogen Senzaki e Paul Reps, 101 storie zen.

Eugen herrigel, lo zen e il tiro con l arco.