Forcella Mosè – quattro curve nel cuore del “santuario”

di Saverio D’Eredità

Almeno una volta  bisogna inoltrarsi in questo circo di pareti quando l’inverno raggiunge il suo apice. Almeno una volta, per chi intende lo scialpinismo come esperienza della montagna e non (solo) pura ricerca della neve giusta o della sciata elegante ed ineccepibile. E allora se si vince lo scoraggiamento che può prendere nel muovere i primi passi lungo la pista da fondo o nel laborioso attraversamento del bosco della Bassa Spragna con le sue contropendenze (condanna ad un ritorno altrettanto faticoso), si avrà in premio la possibilità di sciare in un luogo privilegiato. Quasi un santuario racchiuso tra pareti finemente decorate da festoni di ghiaccio, reticoli di goulotte e spine nevose dove non si fanno semplicemente “quattro curve”, ma si entra nel cuore freddo delle Giulie.

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Entrando in Spragna

Le condizioni di questo strano inverno ci sorprendono. Dopo la siccità eccezionale arrivano nevicate degne di questi luoghi, cambiando le carte in tavola. E’ tempo di cercare la neve migliore. Certo, sarebbe più comodo dirigersi verso luoghi meno disagiati, ma il fascino della Spragna ha un potere magnetico. E a noi lo scialpinismo scontato non piace.

Freddo ma non troppo (-4 a Malga Saisera alle 8), scenario da grande nord e via verso l’imbocco della strettoia della Bassa Spragna. Superato il boschetto ci accorgiamo della buona polvere che si è conservata. La giornata promette bene. Battiamo una traccia resa meno faticosa da un accenno di precedenti passaggi ed entriamo nel canyon che da accesso ai pendii superiori. E’ questo il “passaggio segreto” invernale che, evitando il tracciato estivo (decisamente poco sciabile e meno visibile con la neve), permette di superare la barriera rocciosa. A seconda delle annate le condizioni possono andare dal “half pipe” perfetta ad un avventurosa gimcana tra massi e cascatelle. Oggi è praticamente livellata e pulita.

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Polvere in abbondanza

Superato il canyon mettiamo piede (e tavole) al centro del “santuario” dove confluiscono 3 degli itinerari più classici e interessanti delle Giulie: in ordine di importanza crescente Lavinal dell’Orso, Forcella Mosè e Huda Palica. Questa per un attimo ci tenta: le condizioni sono veramente e insperabilmente buone, ma ci voleva forse un’oretta di anticipo e un’altra grinta. Inoltre questo canalone “ideale” si presta maggiormente ad una traversata. Ci dirigiamo verso la dirimpettaia Forcella Mosè, che seppure meno ripida e meno lunga mantiene gli elementi canonici del canale giuliano: alte pareti, esposizione in ombra, e andatura a imbuto con restringimento alla fine.

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Cima de Lis Codis

Senza ripensamenti puntiamo alla forcella. Prima superando una strettoia che oggi si presenta perfettamente lisciata (normalmente la valanga che scende dal canale la rovina con alcuni blocchi induriti) e di neve morbida, quindi con una serie di virate man mano sempre più strette e frequenti. Intanto le pareti della Cima de Lis Codis ci accolgono con un carosello di spindrift davvero suggestivi. Arrivati al “collo di bottiglia”, circa 70 metri sotto l’uscita decidiamo però di tornare indietro. Il pendio sembra ancora piuttosto “in piedi” e ci da poca fiducia. Ai lati si notano delle crepe e preferiamo non solleticare troppo il nostro couloir. Da qui la discesa si presenta già interessante e quindi cambio assetto e giù con belle curve prima strette poi man mano più distese su polvere forse non ideale, ma di grande qualità e divertimento.

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Dentro il canalone della Mosè

Divertimento che non ci abbandona nemmeno nella parte mediana ed inferiore pur con tutti gli scalettamenti, saltini e slalom nel boschetto. Incontriamo anche Leo, Andrea e Rebecca che hanno “aperto” la Huda indovinando momento e orario. Chapeau!

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Pareti della Spragna

Dati tecnici

Scialpinistica tra le più classiche in Giulie, in ambiente severo e grandioso. Normalmente percorribile anche in inverno con buone condizioni, forse meno in primavera quando il canale spesso risulta svalangato e la neve indurita. La pendenza negli ultimi 100 metri aumenta progressivamente (breve tratto a 40°). Utili i ramponi.

Dislivello: 1270 metri

Difficoltà: BSA, OSA gli ultimi 100 metri / S3

Esposizione: Nord/Nord Ovest

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