Manolo un mago e un granso fuori posto

22384243_1565220993566891_2899172678358995716_o

Annunci

Cibo per marmotte e dialoghi con stambecchi

di Emiliano Zorzi

(Articolo pubblicato su “Bivacco sotto la Rocca” – settembre 2017)

Questo articolo tratta della gestazione e realizzazione della va “Fai Bei Sogni” sul luminoso versante sud dell’Innominata, in bella vista del Rifugio Corsi. Il nome, scelto dal vulcanico Fabio, ha a che fare con un libro di cui non so nulla né ho indagato sulla motivazione della scelta; più pragmaticamente ho badato al trasformare in realtà tangibile l’idea (ogni idea è in qualche modo un sogno) di un nuovo percorso sulle rocce dell’Innominata.
Quando mi è stato chiesto gentilmente da Paola di dare un piccolo contributo per il numero di settembre, non mi ci è voluto troppo tempo a pensare che non c’era niente di più adatto ad un notiziario sociale che scrivere qualche riga della piccola-lunga storia collettiva che ha coinvolto per mesi, seppur a spizzichi e bocconi, una gran parte del GAM, di altri amici della sezione e, letteralmente a spizzichi e bocconi, anche le simpatiche marmotte del luogo.
Tutto inizia nel dicembre 2016 quando, complice il tempo “mite” e l’assenza di neve, con Umberto siamo alla ricerca di qualche roccia solare su cui provare a fare qualcosa. Rispolvero quindi una vecchia idea, o meglio abbozzo di idea, riguardante una bella colata scura di ottima roccia sul basamento dell’Innominata. Il resto della via verso l’alto si scoprirà.

Continua a leggere

Per il puro piacere di arrampicare

 

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

(P.Handke – Elogio dell’infanzia)

di Saverio D’Eredità

Sento una strana tranquillità, questa mattina. Parcheggiamo l’auto per primi in Val Venegia, proprio davanti ai profili dentellati e sbilenchi dei Bureloni che ancora ombreggiano sui prati freschi di rugiada.
Gli zaini, già pronti dalla sera prima, salgono subito in spalle e ci avviamo spediti. Anche ieri sera, nel prepararli, avvertivo questa singolare calma.

Sul pavimento del disimpegno il tintinnare argenteo dei materiali rompeva il silenzio della casa, ormai un passo nella notte. Per qualche istante mi concentrai sui suoni e sui gesti piuttosto che sulla scelta del materiale. Quante volte avevo già rinnovato questo rituale, ripetendo i medesimi gesti, udito questi suoni, rivolgendo le stesse domande al compagno? Continua a leggere

Memorie di un secondo di cordata

di Saverio D’Eredità

Ecco, ci risiamo.

La corda parte libera nell’iperspazio, priva di protezioni intermedie, disegnando un tracciante perfettamente obliquo lungo una placca compatta, cesellata qua e là di minuscole goccette di pietra, opera di uno stillicidio millenario. A destra, il diedro si inarca con una parabola perfetta. È una visione di ammaliante bellezza e al tempo stesso disperante. Ho atteso qualche istante prima di affacciarmi oltre il bordo del diedrino, sistemato alla meglio su un gradino appena buono per l’avampiede. Sapevo cosa mi attendeva. Lo intuivo dalla debolezza con la quale la corda davanti a me veniva recuperata e dalla sensazione – ancora una volta – di essere la persona sbagliata nel posto giusto.
Del resto, quando ti trovi nelle mani di due soci particolarmente in palla e piuttosto disinvolti sui sesti e sestipiù “da scalare” il tuo destino è già segnato in partenza. Continua a leggere