Il Tempo che fa

Intervista ad Antonino Renda (meglio noto a livello locale come Toninometeo) sulle caratteristiche climatologiche e meteorologiche dell’estremo Nord-Est, con un occhio di riguardo alle nostre montagne e alle tendenza nevose passate ed in atto. Dedicato ai nivofili, ma non solo. Un’occasione per affrontare in maniera scientifica, ma accessibile ai più, l’universo affascinante e controverso della meteorologia, una scienza non esatta che da sempre accompagna e condiziona le nostre attività sui monti.

di Saverio D’Eredità

“Chissà se quest’anno viene…”

“Ormai non ci sono più gli inverni di una volta…”

“Mio padre dice che ai suoi tempi si sciava in Canin ad agosto!”

Quante ne abbiamo sentiti e ne sentiamo di questi ormai consolidati “luoghi comuni” o frasi fatte, nell’avvicinarsi dell’inverno o quando, a metà stagione, guardiamo sconsolati pendii ingialliti e ghiaioni macchiati appena di qualche centimetro di neve? A tratti pare sia solo un modo (l’ennesimo) per biasimare la nostra “condizione umana” rimpiangendo un’arcadia indefinibile fatta di inverni da cartolina ed estati temperate.

Il fascino della meteorologia o più semplicemente dello stare “con il naso all’insù” ha la medesima sostanza di quello per le montagne, l’altezza, la Natura nella sua accezione più ampia. Spinge l’Uomo a porsi domande cui tenta di dare risposte, talvolta zoppe, talvolta errate, ma cui sempre è sotteso il senso del grande mistero. Indagare il cielo e le sue evoluzioni richiama le incognite dell’alpinista intento a scoprire una via, in un certo senso. Meteorologo e alpinista son accomunati dalla stessa pulsione: interpretare la Natura.

Tra i (vari) motivi che stimolarono la nascita di questo blog vi era anche quello di offrire sguardi diversi – talvolta anche ironici – sulle nostre attività sui monti e negli spazi aperti. Per un certo periodo – se ricordate – scriveva tra queste pagine un certo “Alpinmeteo”, sedicente meteorologo dell’Alpe sempre pronto a consigliare il posto giusto e soprattutto trovare un modo per far pace con i demoni che ossessionano tanti di noi e imperversano – fantozzianamente – a ridosso dei sospirati weekend.

Conosco Antonino Renda dai tempi dell’Università e la sua sconfinata passione per la meteorologia lo ha portato ad essere un vero riferimento per le previsioni in Friuli Venezia Giulia. Ritrovo in Tonino l’inesauribile passione per le manifestazioni della Natura, accompagnata da una grandissima dedizione, competenza ed equilibrio. Lontano dalle mediatiche figure di “meteoman”, Tonino si batte da anni in una piccola campagna per una diffusione delle informazioni seria e basata sull’osservazione, le caratteristiche geografiche e climatiche, senza lasciarsi trasportare dallo scandalismo o da quei modi “urlati” così squallidamente tipici del tempo. E di questo voglio dargliene pubblicamente merito. Il suo approccio moderato e umile, così lontano dai canoni dell’informazioni meteo in voga in rete, è però ripagato dalla grande credibilità e stima che ha saputo guadagnarsi. Il suo blog (www.meteotonino.it) e la sua rubrica su Udine Today (http://www.udinetoday.it/meteo/) sono seguitissimi e i suoi aggiornamenti imperdibili per appassionati e non.

Abbiamo deciso di far una chiacchierata con lui, proprio nel mezzo di un inverno “problematico” caratterizzato da eventi anche di una portata storica (che sia il freddo intenso e secco delle regioni del nord come le intense nevicate dell’Appennino centrale) e che – ancora una volta – ha sollevato interrogativi e attenzioni su ciò che accade  nei nostri cieli. Ringrazio Tonino per la pazienza e tempo dedicatomi, sperando che questa conversazione possa essere di stimolo a comprendere un po’di più le caratteristiche meteorologiche e climatiche dell’estremo angolo del Nord est. Buona lettura!

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Qual è la sinottica ideale per avere delle nevicate consistente sulle montagne del Friuli Venezia Giulia? Quindi quando dobbiamo legittimamente aspettarci precipitazioni nevose su queste zone e quando invece (come il caso lampante del dicembre-gennaio di quest’anno) la possibilità di precipitazione è da escludere?

Tonino: Anzitutto vorrei sottolineare come le nostre montagne godano di un clima particolarmente nevoso rispetto al resto dell’arco alpino, basti pensare che la stessa Tarvisio situata a soli 750 m slm ha una nevosità molto simile a diverse località montane del nord ovest collocate a quote ben superiori intorno ai 1200/1300m slm con i suoi 250cm circa di nevosità annua.

Detto questo mi preme sottolineare come l’orografia particolare della nostra regione influisca sulla distribuzione dei fenomeni e faccia si che le nevicate si distribuiscano in maniera diversa a seconda della sinottica con delle aree che con le isoterme ad hoc a 850 Hp (quindi a una quota variabile a seconda della pressione tra 1200m e 1500m circa) riescano a fare il pieno con sinottiche anche piuttosto diverse grazie al fatto che, su queste zone lo stau riesce ad essere deciso sia con correnti da Sud – Sud Ovest che con correnti da Sud Sud-Est,;questa è l’area del Canin ad esempio che non per nulla vede a 1850 m circa slm (Rif.Gilberti) una delle zone non solo più nevose della nostra regione ma anche dell’intera Penisola e perché no, d’Europa.

Tutti ricordiamo le dinamiche dell’inverno 2013/2014 che hanno favorito un’altissima nevosità nella stagione invernale a causa del continuo afflusso di correnti miti e umide atlantiche con una lunghissima serie di perturbazioni che hanno portato in serie notevoli apporti nevosi in particolare alle quote medie e alte anche se tra fine gennaio e il mese di febbraio del 2014 si sono avute notevoli nevicate anche a quote inferiori fino ai 600/700m circa.

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Abbondante copertura nevosa sul versante nord del Canin – Aprile 2013

Stabilire dunque quali siano le dinamiche più favorevoli alle nevicate per le nostre aree alpine e prealpine lo si può fare anche escludendo le sinottiche che assolutamente sono anti-neve  per noi e che comunque portano a lunghi periodi secchi e con prevalenza di sereno con forti venti in quota.

Un esempio di tali sinottiche lo abbiamo prendendo in considerazione, senza andar lontano nel tempo, prima il mese di dicembre del 2016, mese che ha visto la prevalenza di un vasto campo di alta pressione che ha letteralmente inibito qualsiasi possibilità di aver nevicate e qualsiasi precipitazione portando oltretutto una massa di aria molto mite e secca in quota, la quale ha favorito scenari a dir poco estivi sia per la mancanza di neve fino a quote molto elevate sia per le temperature molto elevate in quota che hanno toccato anche i 10/15C a quote intorno ai 2000m con zero termico spesso ben oltre i 3000/3500m circa proprio come fossimo in pieno luglio (tant’è che entro fine mese si è andata sciogliendo anche la neve presente fino a metà mese fino ai 2400/2500m circa, neve che era caduta anche copiosa nel corso del mese di novembre durante la sciroccata nella seconda/terza decade del mese) .

Un altro buon esempio di dinamiche a noi sfavorevoli per le nevicate sui nostri monti lo abbiamo dall’ultimo gennaio 2017, mese che, salvo il peggioramento tra il giorno 11 e il 12, ha visto una prevalenza di un tempo molto freddo ma stabile con la persistenza di configurazioni che vedevano si il frequenti irruzioni artico continentali, ma proprio a causa della disposizione dell’anticiclone troppo “ingombrante” , i minimi depressionari andavano a collocarsi troppo a sud per interessarci, facendo si che da noi le masse di aria fredda fossero totalmente secche e non certo apportatrici di emozioni, mentre l’appennino centro meridionale andava a fare il pienone di neve grazie allo sfruttamento dello stau grazie alla sua orografia con un lato adriatico sepolto dalla neve e invece il lato tirrenico in ombre. Concludendo dunque posso dire che partendo dal presupposto che sia fondamentale analizzare le condizioni sia di partenza, sia in corso di eventi della colonna d’aria con lo studio delle isoterme presenti sia in quota a 5000m circa, sia soprattutto a 1500m circa, possiamo dire che il lato orientale, l’area montuosa delle Giulie vede ingenti precipitazioni sia con l’arrivo di fronti atlantici ben supportati da correnti di libeccio, con accumuli ovviamente più ingenti sull’area prealpina, Canin in primis, sia con minimi depressionari che vanno a formarsi o poi collocarsi sull’alto adriatico portando correnti più umide in quota dai quadranti meridionali e più secche nei bassistrati, la stessa Tarvisio ad esempio riesce a vedere con queste sinottiche anche apporti di 30/40cm e in alcuni casi anche superiori, nonostante non si tratti di peggioramenti molto duraturi, grazie alle correnti da e ne al suolo che riescono a garantire sia una ottima tenuta dello zero termico sia un apporto delle precipitazioni prolungato grazie a eventuali ritornanti fredde (fronti occlusi).

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28 dicembre 2015 – Sulla Cresta Verde (Gruppo del Coglians): quasi totale assenza di neve a quota 2300 metri

Passando alla fascia occidentale della regione troviamo configurazioni più ideali per vedere buoni apporti nevosi nelle sinottiche che vedono affondi depressionari più incisivi nel Mare Nostrum con un maggior richiamo di correnti sciroccali, da sud, sud est, le quali riescono maggiormente a penetrare nell’area anche dolomitica e ad assicurare grazie allo stau fenomeni nevosi anche molto abbondanti e, con condizioni termiche buone a 850 Hp nevicate copiose anche sulla stessa fascia prealpina che da sulla pianura, come ad esempio Piancavallo.

Nelle ultime stagioni (2014-15 e 2015-2016) le Dolomiti spesso hanno ricevuto minori quantitativi di neve nonostante le quote siano mediamente più alte delle Carniche / Giulie. Qual è invece la sinottica che favorisce le nevicate sulle Dolomiti e quali i fattori che influiscono sulle precipitazioni in queste zone?

Tonino: Mi riaggancio a quanto detto precedentemente nella risposta alla prima domanda; nelle ultime due stagioni invernali sono stati davvero rari gli affondi decisi di saccature atlantiche sul mediterraneo centro occidentale e più spesso le perturbazioni che sono giunte, in realtà poche, visto che l’inverno 2014/2015 ha visto davvero pochissime perturbazioni, generalmente molto rapide e non in grado appunto di portare quel necessario apporto di umidità fino all’area dolomitica di cui necessitano per avere forti fenomeni con correnti sciroccali che devono riuscire a giungere fino all’area dolomitica appunto.

Nell’inverno successivo, invece, nel 2015/2016 abbiamo avuto un dicembre all’insegna dell’alta pressione dunque secchissimo, un gennaio secco e un febbraio con l’arrivo di numerosi peggioramenti con saccature atlantiche che comunque scavano minimi depressioni mediamente troppo bassi e quindi con i maggiori accumuli tra l’area prealpina e l’area pianeggiante.

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Un’immagine emblematica – vista sulla Tofana di Rozes e la conca di Ampezzo dal Col de Bos: 30 dicembre 2015

Dunque per avere nevicate degne di rilievo sulle dolomiti mi rifaccio alle diverse sinottiche che abbiamo avuto nella stagione 2013/2014.

In particolare faccio riferimento a questa sinottica con l’affondo della saccatura atlantica e l’arrivo di correnti da Sud Sud Est che andarono a impattare su tutta l’area dolomitica portando accumuli in 1-2 giorni anche superiori al metro nel sappadino con circa 1 metro caduto nella stessa Sappada (inverno 2012/2013)

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Una domanda invece sulla tendenza meteo: negli ultimi anni la nevosità in quota è aumentata  a scapito delle quote basse che vedono sempre meno precipitazioni. La tendenza è da considerarsi inarrestabile quindi dovremo attenderci inverni sempre più nevosi in quota e carenti sotto? E le precipitazioni nevose sono effettivamente ormai in generale diminuzione?

Tonino: Questa domanda parte da un dato di fatto incontestabile, ovvero l’aumento della nevosità ma al tempo stesso la diminuzione della stessa alle quote basse, ma voglio premettere una cosa importante. Anzitutto che nell’ultimo decennio dobbiamo considerare anche la distribuzione dei fenomeni nevosi in questo caso e sottolineare come nel solo inverno 2013/2014 siano caduti quantitativi di neve clamorosi su moltissime aree della nostra regione e non solo, in particolare alle quote medio/alte con il Canin che ha superato i 7 metri di neve nel solo periodo invernale ai quali andarono sommati quelli caduti nel periodo primaverile. Effettivamente anche in quell’inverno, nonostante le nevicate del mese di febbraio fino ai 600/700m anche abbondanti, la differenza fra le quote medio/alte e quelle basse fu a dir poco netta riguardo agli accumuli e sempre tornando all’ultimo decennio, abbiamo avuto in percentuale moltissimi peggioramenti con decise sciroccate in particolare tra il 2009 e il 2010 ma anche in seguito, con sinottiche favorevoli a nevicate a quote solo molto alte per il periodo e spesso a quote superiori ai 1500/2000m circa anche in pieno inverno, quindi la concomitanza tra la diminuzione come frequenza di fronti senza correnti di scirocco sostenute e l’aumento medio delle temperature in quota ma non solo, direi, a tutte le quote, ha favorito tutto ciò.

Personalmente non vedo la cosa come tragica anche se credo sia inutile far finta di nulla anche in altre stagioni, come ad esempio l’Estate, probabilmente la stagione che mediamente ha visto il più forte aumento termico in assoluto. Detto ciò comunque sia non è detto che si andrà sempre più incontro a stagioni invernali simili e che comunque non possano esserci sia stagioni decisamente fredde, sia stagioni particolarmente nevose e non soltanto alle quote medio/alte: conta la circolazione, e contano le sinottiche e in meteorologia bisogna anche imparare ad osservare e a non dar nulla per scontato sia nel breve termine inteso come previsione a poche ore o pochi giorni, a maggior ragione nel lungo o lunghissimo.

Torniamo sulla meteorologia “locale”. Da sempre si associa al Friuli Venezia Giulia un “falso mito” di regione fredda per non dire polare (spesso alimentata dai racconti di un mitologico passato “nevoso”). Verità o percezione? E non è forse vero che anche in passato abbiamo avuto  cicli con inverni secchi come quello che stiamo vivendo e che quindi certi casi sono da ritenersi eccezionali e non la normalità? Di sicuro ciò che è osservabile è un aumento delle temperature medie e la diminuzione dei cosidetti “giorni di gelo”…è così?

Tonino: La nostra regione ha un clima tutto suo, se cosi si può dire, con temperature mediamente più elevate sia nei valori minimi che in quelli massimi rispetto al resto del nord, anche se, negli ultimi anni, l’incremento delle temperature medie è stato ancora più notevole in diverse aree del nord ovest avvicinando i loro valori un po’ di più ai nostri. Questo soprattutto per quanto riguarda la pianura, ma parlando di montagna, le nostre montagne rispetto al resto del nord non sono climatologicamente seconde a nessuno per quanto riguarda le statistiche nivometriche grazie anche ai buonissimi apporti nevosi che abbiamo non soltanto nel periodo invernale, ma soprattutto in quello autunnale e in quello primaverile alle quote medie e alte e spesso fino a quote basse.

Detto questo molti degli inverni citati hanno comunque avuto delle loro peculiarità, il trittico degli inverni 87/88, 88/89 e 89/90 verrà ricordato per la quasi totale assenza di neve e per la stazionarietà di potenti anticicloni che assicurarono un clima stabile e spesso nebbioso sulla nostra regione impedendo l’arrivo a perturbazioni e facendoci ricordare tristemente quegli inverni (parlo ovviamente pensando agli amanti della neve come me!).

Altri inverni, come quello del ’56 vengono ricordati per il grande freddo di febbraio, anche se, in realtà sia nel mese di dicembre del ’55 che nel mese di gennaio del ’56 ben poco ci fu da dire su quella stagione che era andata avanti mite e senza emozioni, poi venne febbraio col suo grande freddo e con continui attacchi artico continentali ma ben poca neve, quasi nulla in montagna per gran parte del mese e una nevicata da 14/15cm in pianura.

Ecco poi lo storico 1929, che vide dalla fine di gennaio, dopo una sinottica perfetta per la nostra pianura friulana tra il 25 e il 27 gennaio, la quale scaricò ben 54/55cm di neve nella stessa Udine (uno degli episodi nevosi più abbondanti di sempre per la nostra Udine), ecco il gelo, gelo che giunse a causa della reiterazione continua di irruzioni artico continentali con un anticiclone russo siberiano (famoso come “Orso”) che continuò a inviarci masse d’aria gelida con valori che raggiunsero, grazie anche all’effetto albedo favorito dunque dalla neve al suolo, anche i -20/-24C sulla nostra pianura friulana fino alla stessa Udine con continue e furiose raffiche di bora che per oltre un mese imperversarono quasi senza sosta.

Poi l’inverno più recente del 1984/85 o meglio il suo mese di gennaio, famoso per la grande ondata di gelo favorita da un riscaldamento in stratosfera a fine dicembre (dopo un dicembre tra i più miti specie nella sua prima parte) con un vortice polare che divenne sede di alte pressioni mentre l’europa centro meridionale e la stessa Italia erano sotto il continuo interessamento di irruzioni artico continentali dalla Nuova Terra, con la famosa nevicata tra il 13 e il 15 gennaio che per 3 giorni interessò la stessa città di Udine con 30/40cm di accumulo e con accumuli anche maggiori in periferia e pochi km a nord della stessa, poi giunse la pioggia e mentre gran parte del nord ovest vedeva la neve raggiungere e superare il metro anche in pianura, noi invece contammo i mm di pioggia che annacquarono prima e poi sciolsero la grande nevicata. Tutti questi sono casi di episodi meteorologici decisamente inusuali per la nostra regione, vuoi per gli accumuli nevosi in pianura, vuoi per le basse temperature, cosi come inusuale è vedere lunghi periodi secchi.

La tendenza negli ultimi anni è stata verso una diminuzione soprattutto delle giornate di ghiaccio ed è inconfutabile, anche se parlando di tutta la regione comprese le aree pianeggianti e costiere, non c’è stato un calo della nevosità grazie anche ai diversi episodi nevosi degli ultimi 10/15 anni tra i quali ricordiamo il nervosissimo 2005 che vide ben 3 nevicate oltre i 15/20cm il 21/22 febbraio, il ¾ marzo e il 28/29 dicembre, ma tanti altri con diversi episodi nella stessa udine con accumuli superiori ai 10/15 cm, indimenticabile ad esempio la nevicata del 17 dicembre del 2010 con 25cm di neve nella stessa udine o quella del 18/19 dicembre che vide sepolta la zona tra Lignano e Rivignano con accumuli che toccarono i 40/50cm localmente!

Detto questo dunque mi limiterei a svolgere il mio ruolo anzitutto di osservatore prima che di previsore cercando non solo di non allarmare tutti gli appassionati della neve e della montagna ma, senza dimenticare i cambiamenti climatici dei quali ho parlato, ricordare come possano esserci benissimo periodi ancora molto freddi come è accaduto nel mese di gennaio di ques’anno, il più freddo, dati alla mano, dal 1987  e anche estati, come quella del 2014 ancora piovose e più vicine alla buona e vecchia normalità climatica.

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