Lo splendido mostro del Montasio

di Saverio D’Eredità

Le cronache alpinistiche non sono mai particolarmente interessanti. Mi trovo sempre più spesso a sfogliare noiosamente le poche pagine di una qualche rivista senza trovare nessuno spunto che riaccenda un po’di interesse. Reticoli di vie che si insinuano una sull’altra, sovrapposizioni, varianti minime a torrioni trascurabili.

Non è una novità, del resto. Esaurito (?) ormai da tempo il “Terreno di gioco d’Europa” di Stephen Leslie, ci si accontenta di fantasticare sulle nuove esplorazioni di sub-continenti remoti o catene para-alpine confinate in qualche giungla tropicale dove praticare del vero “alpinismo di ricerca”. Una ricerca che inizia subito con l’Atlante (o forse meglio Google Earth…) almeno per sapere a che parallelo si trova la nostra imperdibile via.

Così, mentre si gigioneggia con le aperture di qualche bella vietta in Siberia (di cui subito scarico la relazione sai mai che riesca a prendermi un ponte lungo) salta fuori dal caos mediatico una forma davvero familiare!

La ovest del Montasio – non è un mistero del resto per i cultori delle Giulie – riserva ancora ampi spazi di esplorazione. La complessità di questo versante multiforme e multicolore, tutto quinte e contrafforti, un vero castello roccioso con torri, bastioni e cinte murarie, è ben nota a chi almeno una volta percorre la sua strada maestra, ovvero la Via di Dogna. E non può non saltare agli occhi una delle sue strutture più imponenti, ovvero la “parete gialla”, un siluro di 200 metri che si stacca dalla rampa della via di Dogna e sembra sorreggere il balcone sospeso della Gran Cengia. In cento e passa anni di alpinismo ed esaurita la prima ondata degli anni ’30 la “Grande Ovest” (brillante realizzazione di Di Gallo e Moroldo del 2013) ha visto però ben poco traffico sotto le sue pareti.

Montasio_da Val Dogna bassa
Montasio con il tracciato della via Skrita, a lepa pošast – foto arch. Zorzi

Ed è proprio Di Gallo ad aver lanciato il “sasso nello stagno” con “la Grande Ovest”, destinata a diventare la via della parete che con grande logica la supera quasi nella sua interezza e su difficoltà d’ordine classico, fermando però questo lungo viaggio ai piedi del “problema”. Lo stesso Di Gallo, osservando la bella parete grigia che piomba verticalmente sulla rampa della via di Dogna, aveva indicato una possibile chiave di salita anche se la problematicità delle protezioni avrebbe reso forse oltremodo rischiosa la salita. Piace pensare che, un po’ come una volta, questo abbia lanciato una “rincorsa” e farebbe anche strano parlare oggi di soluzione dell’ultimo “problema” se non fosse terminologia un po’vetusta! Eppure è un po’così…

È una di quelle piacevoli sorprese leggere quindi della salita del forte alpinista Dejan Koren che nell’agosto di quest’anno ha salito la via “Skrita, a lepa pošast” (che suona più o meno come “Un mostro bello ma nascosto” che rende l’idea dell’atmosfera sulla Ovest) con difficoltà fino all’ VIII+ e tiri sostenuti di VI e VII.

Koren – meglio noto come DeKo – si era già fatto sentire a colpi di picche l’ultimo inverno con una bella (e rischiosa) salita sui candelotti del Traunig, piccola Mecca per l’arrampicata su ghiaccio in un angolino freddo sotto le pareti del Mangart.  E due anni fa aveva aperto, un po’in sordina, una impressionante linea sulla parete forse più repulsiva delle Giulie, il triangolo giallastro della Cima Grande della Scala, parete simbolo dell’alpinismo “Non si torna indietro” della formidabile quanto fugace cordata Lomasti-Mazzilis, unici a scalare questa parete lungo la fessura giallastra.

Sul Montasio Koren ha ben interpretato un certo alpinismo di punta moderno. Ovvero grandi pareti, difficoltà sostenute obbligatorio elevato e (pochi, anzi pochissimi) spit a trovare un equilibrio tra scalata di esplorazione e margini di rischio. Un alpinismo che si può fare anche dietro casa e con qualche ora di cammino in più. Il bellissimo mostro di DeKo (la cui linea in realtà non affronta di petto la parete gialla ma segue una venatura proprio sul margine cromatico tra grigio e giallo) ha riservato bellissima roccia ed un’arrampicata di grande soddisfazione che ora si offre a futuri ripetitori ed illumina un po’di più questo formidabile angolo delle Giulie. Che già Buscaini aveva definito come “il versante più imponente del Montasio e uno dei più grandiosi e selvaggi delle alpi calcaree, Dolomiti comprese”. Ci ha visto sempre lungo , il Gino…

p.s: immagino qualcuno si starà chiedendo della relazione…bè, per quella se aspettate qualche mese avrete una bella sorpresa…

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