The Blue Zone – nuova via in Creta di Mimoias

di Alberto Giassi

Qualche anno fa mi trovavo sulla parete della Creta di Mimoias per ripetere “Affinità e divergenze”, una delle linee più belle di questa poco nota parete carnica. Poco nota, ma senza dubbio tra quelle che riserva la roccia migliore, in un angolo particolarmente pittoresco e nascosto, ma di una bellezza che ti rapisce. Nei momenti di sosta lungo la via mi guardavo attorno chiedendomi se su una parete così bella ci fosse ancora spazio per una piccola avventura in apertura.

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Il tracciato della via

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Spesso disegno linee immaginare, ma poi nel concreto le lascio li dove sono, forse per paura di rimanere deluso. Quest’estate siamo tornati a scalare in creta di Mimoias con Andrea Polo e “Pierin” Piero Surace e rivedendo la parete mi sono deciso. Appena una settimana dopo ero nuovamente alla base con macchina fotografica e binocolo, per vedere se potesse essere una buona idea oppure no. In un giorno di meteo – come spesso quest’estate – “ballerino”, complice l’entusiasmo irrefrenabile di Pierin siamo saliti con armi e bagagli e abbiamo cominciato. Neanche a dirlo, la parete ci ha salutato con una lavata ciclopica….

“eh bon toccherà tornar!”

Ormai la giostra era partita. Lasciamo nascosta la ferramenta e scendiamo. Due settimane dopo, grazie ad un allineamento astrale stravagante torniamo su, questa volta in tre: il sottoscritto, Pierin e Lorenzo Michelini. E, come da tradizione, con il meteo sempre incerto…

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Alberto Giassi in sosta

Salgo fino al punto raggiunto la volta prima e faccio salire i compagni. Tocca a Pierin dare sfoggio della sua arte arrampicatoria utilizzando i suoi chiodi fatti in casa e posizionando gli spit. In sosta gli amici se la ridono… il colore della roccia è azzurro come il cielo terso. Ma solo per il momento.
Infatti, quando tocca a me salire l’ultimo tiro devo muovermi il più veloce possibile: ovviamente il bel cielo blu che ci accompagnava ora è coperto e comincia gocciolare. I miei compagni di cordata mi raggiungono: giusto il tempo di organizzarci per la doppia che comincia a piovere. Per ironia è proprio la maledetta pioggia che ci ha perseguitato in quest’avventura a suggerirci il nome da dare alla via. Calandoci, infatti, ci accorgiamo che la roccia, bagnandosi, rivela un fantastico colore bluastro che come un alone si espande nella parete. Una magia che solo la pioggia ha potuto svelare, in fondo un piccolo premio alla nostra costanza. Battezziamo quindi con “Blue Zone” questa porzione di parete che ci ha lasciato la possibilità di disegnare la nostra linea.

Creta di Mimoias – Avancoropo N/E mt.2066

The Blue Zone

Primi salitori: Alberto Giassi, Piero Surace, Lorenzo Michelini – estate 2019

Lunghezza: 110 mt

Difficoltà: 6b (gradi da confermare) /S2

Note: la via attacca 50 mt a dx di “Affinità e Divergenze” e risulta attrezzata con spit da 10mm. Tutte le soste sono attrezzate con 2 spit e cordone, anche per calata.

Per accessi, schizzo della via e discese: vedi guida cartacea E. Zorzi, S. D’Eredità, Alpi Carniche Occidentali, 2018, ed. Alpinestudio, pag. 50.

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Contaminazioni carniche

di Saverio D’Eredità e Carlo Piovan

L’accensione del quadro elettrico dell’auto mi ricorda che oggi è un giorno un po’diverso dagli altri. Lo so benissimo – chi non si ricorda almeno del proprio compleanno? – ma la cosa mi lascia più che stupito, divertito. Non è poi tanto usuale decidere di svegliarsi alle 5 per andare ad arrampicare, il giorno del proprio compleanno. Potrebbe essere una giornata di relax, chiamate, messaggi, giri da offrire e qualche regalo inatteso. Invece oggi ho la strana, inebriante sensazione di essermi svegliato prima di me stesso, tentando ingenuamente di annullare il Tempo per consegnarmi ad un altro tempo, fatto di tiri di corda, di passaggi, movimenti. Si può ingannare il Tempo? Continua a leggere

Un piccolo diedro – B.C. 2018 – Altitudini –

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Un piccolo diedro

di Carlo Piovan

Vi è mai capitato di scovare in cantina, dentro una valigia impolverata, dei vecchi giochi? I colori son sbiaditi, la grafica tradisce i gusti dell’epoca, i materiali sono ingialliti dall’umidità, ma il senso che per cui sono nati non muta.

Uscire di casa in un giorno lavorativo, con lo zaino e la corda in spalla, mi trasmette lo stesso stato d’animo di quando andavo in gita scolastica. I pensieri legati alle pratiche da sbrigare sono saltate a piè pari dall’aspettativa di passare un pomeriggio a giocare con placche e fessure.

Le ore pomeridiane, passate sulle pareti di Rocca Pendice, sono un regalo prezioso per me. Arrampicare a due passi da casa, alleggerisce la mente e permette concentrarsi sul movimento del corpo in parete, senza le complicazioni che ogni fine settimana vado a cercare in giro per le Alpi.

Ma un luogo con più di cento anni di storia non lascia indifferenti alle tracce di chi è passato prima di noi con stili e materiali diversi. Gli itinerari recenti chiodati a fix[1] talvolta rispettano i tracciati storici, altre volte li intersecano o li inglobano per dare spazio ad un modo diverso d’intendere l’arrampicata, ma senza cancellare totalmente la presenza.

Non è raro, mentre scalo, di incappare in qualche vecchio chiodo, davanti al quale non riesco a trattenere la mia curiosità.

In questo reticolo di sentieri verticali, c’è un diedro sospeso dimenticato da tutti. La sua regolare geometria assieme alla storia di chi l’ha salito sembrano averlo preservato dal passare del tempo.

L’ho osservato spesso salendo itinerari vicini ma non ho mai avuto il coraggio, l’occasione o anche solo la voglia di misurarmi con esso.

La proposta arriva da un nuovo compagno di arrampicate. Giorgio è da molto tempo che vuole scalarlo. Ci accordiamo così per farlo assieme.

Apro il portellone del furgone per prendere lo zaino ma il peso, maggiore del solito, mi trasmette un messaggio subliminale – oggi non è un pomeriggio come gli altri – . Rimando la comunicazione al mittente e mio avvio sotto la parete est, ben conscio che il tiro chiave spetta per diritto a Giorgio.

Siamo sotto la parete, l’attacco originale della direttissima è oggi un monotiro attrezzato a fix che porta comodamente alla prima cengia sotto la verticale del diedro. L’introduzione all’avventura.

La linea di salita è molto evidente, cinque metri sopra le nostre teste si intravedono dei chiodi che suggeriscono la direzione da seguire.

Giorgio inizia ad arrampicare alternando ai momenti di silenzio giudizi negativi sulla qualità dei chiodi presenti. I movimenti sono cauti ma i commenti sui chiodi perentori. – Son marci! – e propende per una cauta ritirata, arrampicando in discesa fino alla sosta.

Mentre lo assicuro, il messaggio subliminale di prima, risuona ora più forte nella mia testa.

– Oggi non è un pomeriggio come gli altri! –

Accolgo il mio compagno in sosta e gli comunico che provo a fare un tentativo. La curiosità che avevo per questo tiro ora è aumentata in modo esponenziale.

Abbandono la certezza di un segno rosso su una foto per seguirne uno sbiadito tracciato su una vecchia foto in bianco e nero.

Arrivo all’inizio del diedro ed effettivamente il chiodo a cui si riferiva Giorgio non è sicuramente uno dei migliori che abbia visto e non c’è modo di rinforzarlo.

Il passo successivo equivale al varcare la porta del mondo di Alice, un incastro “fiducioso” di dita in una piccola fenditura, mi deposita nel cuore del diedro.

Mi ritrovo davanti ai segni di uno stile di scalata che non c’è più, piccoli pezzi di ferro ritorti ed utilizzati per aiutare la progressione.

Arrampico evitando di usare i chiodi per salire, il senso dell’arrampicata contemporanea è questo. Incastro mani e piedi per guadagnare un metro alla volta, per progredire in un piccolo viaggio di trenta metri, in luogo sospeso nel tempo.

Il diedro finisce ed approdo alla sosta. In pochi centimetri quadrati si condensano due esili chiodini artigianali, probabilmente dei primi salitori, un anello cementato anni settanta e una recentissima sosta a fix inox, la storia del chiodo in pochi centimetri quadrati. Inevitabilmente il senso di conservazione della specie vince e mi appendo alla modernità.

In questo microcosmo di rocce e licheni, dove regolarmente giochiamo in “sicurezza, oggi abbiamo aperto una polverosa valigia dimentica per riscoprirci con uno stile contemporaneo su tracciati demodé. Rompere gli schemi, uscire dai solchi sicuri della quotidianità è uno stimolo per mettere alla prova la conoscenza dell’oggi su terreni stranieri.

– Giorgio parto! –

Con la promessa di rivederci trenta metri più alto, il viaggio prosegue fino al capolinea della nostra curiosità.

 

 

[1] tassello ad espansione, nato nell’ambito dell’edilizia ed utilizzato come punto di ancoraggio fisso.

Titoli di coda

di Saverio D’Eredità

Quando arrivò la pioggia, pensai davvero che fosse finita. Ma non finita perché troppo duro o troppo pericoloso. Finita proprio perché non avevamo altro da aggiungere.
Avevamo fatto trecento chilometri per quattro tiri. Trecento chilometri per cercare un triangolo di sole in mezzo a valli brune, incenerite dall’autunno precoce. Nemmeno quella poca neve, sui monti, riusciva a rallegrarci.
Del resto, pensai, quest’anno ho iniziato la stagione un pomeriggio di marzo in coda sull’A4, a chiacchierare con un camionista e un agente di commercio dei problemi della mobilità sulle grandi reti. Due ore di permesso e una di coda. Come pretendevo che andasse, questa stagione? Continua a leggere

Alessandro Beber – 8 novembre- Venezia

Nato a Trento l’08 giugno 1986. Alpinista e Scialpinista, Laureato in Geografia nel 2007, lavora come guida alpina a tempo pieno dal 2008.

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Se penso al turbine di emozioni che fin da bambino provavo ad un qualsiasi riferimento all’alpinismo e all’arrampicata, pur così estranei al mio ambito familiare, mi viene spontaneo pensare ad un’indole innata che ognuno di noi si porta dietro, e che lotta per venire a galla…
Quando poi nella mia adolescenza sono venuto a contatto con quell’universo verticale fatto di avventure, progetti ed esplorazioni, è stato per me come toccare con mano dei sogni a lungo covati: d’un tratto ho saputo che quel mondo avrebbe indissolubilmente fatto parte della mia vita.
Diventare Guida Alpina è stato così una scelta naturale, sostenuta dalla volontà di continuare a sognare ad occhi aperti e condividere le soddisfazioni di quell’impareggiabile scuola di vita che è la montagna.
…Un altro “pallino” , è sempre stato quello di documentare le proprie esperienze, nella speranza di riuscire a trasmettere almeno un briciolo della struggente bellezza che gli alpinisti trovano tra le montagne, ed in questi ultimi anni ho trovato la possibilità di esprimerla attraverso la realizzazione di svariati reportage e film documentari

“DoloMitiche – opere d’arte a cielo aperto” project documentari sulla storia dell’alpinismo in DoloMitiche www.visittrentino.it/dolomitiche
“Wild White Winter” projectdocumentari sull’outdoor invernale www.visittrentino.it/wild-white-winter

Realizzazioni alpinistiche di maggior rilievo
Nuvole Barocche
1250m, IX+ e A2.
Via di roccia sulla parete
Nord-Ovest del Civetta, 1°ripetizione, 2007.
Terapia d’urto al Guanaco VII+ e A3.
Via di roccia sulla parete Ovest della Cima Su-Alto, 1°ripetizione, 2007.
Chimera Verticale
600m, IX
Via di roccia sulla parete
Nord-Ovest del Civetta, 1°salita, 2009.
La bella addormentata
170m, WI VI+.
Cascata di ghiaccio in Valsugana, 1°salita, 2010.
Diedro del Compleanno, Ceremagica, Papillon,
W gli Sposi
4 vie nuove nel gruppo del Lagorai (difficoltà dal VII
all’VIII, 300m), 2011.
Colonne d’Ercole
1200m, IX+.
Via di roccia sulla parete
Nord-Ovest del Civetta, 1°salita, 2012
Premiata come miglior ascensione dell’anno in Dolomiti (premio Silla Ghedina 2012).
Argento Vivo
1350m, WI VI+, M8 e A2, V+.
Via di Misto sulla Parete
Nord della Piccola Civetta, 1°salita, 2013.
Via segnalata tra le 20 miglior ascensioni del 2013 dalla giuria del premio Piolet d’Or.
Cima Dodici-Parete Nord
500m, 55°- 60°.
Itinerario di sci ripido in Valsugana, 1°discesa, 2014.
Cima Brenta-Parete Sud
600m, 55°-60°.
Itinerario di sci ripido nel Gruppo di Brenta, 1°discesa, 2014.

Il diedro fossile e un dizionario di geologia

di Saverio D’Eredità

Arrampichiamo nel solco di un diedro fossile, le cui pareti sono plasmate da milioni di esseri viventi che popolarono il mare del Devonico.
Arrampichiamo il tempo profondo, dal passato remoto ad un presente intangibile. Ascoltiamo con le mani questa lingua antica, fatta di miriadi di gusci, conchiglie, alghe calcificate.
Mi pare di vederli lavorare, pazientemente e per migliaia, milioni di anni, scalpellare questa gigantesca scogliera come scultori certosini in quei mari caldi.
Arrampichiamo il diedro fossile e il suo tempo materializzato. Continua a leggere

Due solitudini

di Saverio D’Eredità

La sosta era appesa nel posto peggiore di tutta la torre. Sotto il culo sprofondava quel vuoto nauseante e sopra di noi c’era appena qualche ruga da seguire fino in cima. Questa non era una via: era un viaggio allucinante nella mente di un pazzo furioso. Che motivo c’era di abbandonare la linea sicura di fessure incise nella parete per buttarsi in quel vuoto cosmico? Cosa avrà suggerito la minuscola cornice che traversa verso lo spigolo, ad Ernesto?

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60 anni di chele in parete

di Carlo Piovan

Mi dicono che sessant’anni per un uomo è l’età della profonda maturazione, l’età in cui non ha più paura o remore di dire quello che pensa, l’età in cui può nuovamente stringere tra le braccia una nuova vita, con la leggerezza d’animo di chi ci è già passato.
Ma cosa sono sessant’anni per un gruppo di persone che dal 1957 hanno deciso di condividere, nello spazio della montagna e nel tempo di molte generazioni, la passione per l’arrampicata? Continua a leggere

Dolomiti “balosse”

di Carlo Piovan

Prosegue l’avventura su carta stampata dei noti alpinisti di bergamaschi autori del sito sassbaloss, con il terzo volume che questa volta racchiude sotto il titolo geografico Dolomiti Nord Orientali , un copiscuo numero di itineari che spaziano dalle Dolomiti Ampezzane fino a sconfinare sulla cresta carnica italiana e austriaca.

Come giustamente si chiede Alessandro Gogna , nell’introduzione alla guida, ma oggi in internet si trova tutto !?

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La nuova collana Doppio Mike

di Massimo Esposito

GUIDE ALPINISTICHE PER BERGVAGABUNDEN

Doppio Mike è preso a prestito dall’alfabeto fonetico internazionale. Sta a indicare una doppia EMME. Le nostre iniziali. Un progetto di vita comune. Trasformare due passioni, quella per lo scalare le montagne, soprattutto quelle poco conosciute, almeno sconosciute per noi, e quella per il condividere le informazioni. L’idea è quella di fornire guide alpinistiche e di arrampicata snelle, con informazioni essenziali e precise a costi contenuti. Adatte a chi vuole andar a fare una vacanza breve e non vuole o non può procurarsi tutta la bibliografia necessaria e studiarla. Il mezzo scelto è un mezzo che guarda al futuro. Veloce ed economico. Aggiornabile e facilmente trasportabile e consultabile. Il formato digitale. Su questo formato si possono compilare guide che col formato cartaceo non uscirebbero mai, per costi e praticità. Si possono raggiungere molte persone. E poi sono facilmente traducibili in altre lingue.

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