Sociopsicopatologia dell’alpinista medio

di Saverio D’Eredità

N.b. Ogni riferimento a fatti, cose o persone non è puramente casuale

Noto con stanchezza, ed una certa noia, che finiamo sempre tutti a parlare delle solite cose. Non me ne sottraggo, anzi, ammetto di fare immancabilmente parte di questo rituale della scrittura di montagna. Che siano i vecchi recit, o i nuovi post, le riflessioni estemporanee o i pensieri poetici, il refrain rimane più o meno simile, salvo rari casi. Il sogno, la scalata, l’incertezza, la paura, il superamento dell’ostacolo, la redenzione, il ritorno.
Questa struttura narrativa, che ripercorre figurativamente i diversi momenti della scalata potrebbe rivelarsi un topos letterario perfino troppo noto, di certo rassicurante, immancabilmente ripetitivo.
Del resto, tornando dai monti, è forte il nostro desiderio di eternare i momenti più intensi e vissuti ed è quasi scontato che si tenda a conformarsi a schemi preordinati, un po’come la scelta della metrica in poesia. L’adesione alla forma ci da sicurezza e in qualche maniera nobilita le nostre gesta.
Così le grandi imprese spesso evaporano nell’arido resoconto di una prestazione, quelle piccole si atteggiano a grandi attraverso false dichiarazioni di umiltà e così via, in una scala più o meno sfumata di consuetudini.
Tuttavia in questo idillio tra uomo e montagna non c’è spazio per il contorno, tutte quelle piccole, persino meschine, attività che ci permettono di liberare il tempo da dedicare alle rocce e ai cieli che affollano i nostri racconti ora di purezza, ora di falsa modestia, di retorica o sprezzante disincanto. Continua a leggere

Sogni, incubi e quella cosa inutile

di Enrico Mosetti
Ci sembrava quella notte dovesse durare per sempre.
Usciamo di casa nel gelo di Sella raccontandoci i rispettivi sogni e incubi di una serata, forse pure quella, conclusasi con diverse bottiglie vuote a rinfoltire la collezione sul terrazzo.
Sogni ma sopratutto incubi. L’incubo di un bambino giallo in una casa maledetta.
Nel giro di pochi minuti lasciamo il furgone sulla sterrata gelata e ci inoltriamo nel sottobosco alla ricerca, circondati da un mondo scuro  e luccicante cristalli di luce, di quel canalone che dovrebbe dare accesso alla nostra parete.

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Ombra e silenzio

di Nicola Narduzzi

“To understand, deep in my own body,

that to suffer is to grow.”

Steve House

L’aria è carica di nervosismo. Sarà per il grigiore degli edifici che contrasta con il sole splendente, limitando la visuale sul cielo limpido di metà estate. Sarà per l’afa che avvolge ogni cosa con il suo abbraccio rovente. Lentamente mi faccio strada nel traffico cittadino, una mano fuori dal finestrino a cercare inutilmente un po’ di refrigerio, mentre alla radio passano l’ennesima canzone latina “nuova hit dell’estate”. Ingorghi ai semafori, scooter che scartano in ogni direzione, colpi di clacson appena un’auto va più piano di quanto considerato lecito. Una frenesia che mi scivola addosso, senza che me ne renda conto. Continua a leggere

“Un puro gesto d’ambizione!”

di Saverio D’Eredità

Traverso tenendomi saldamente alla fessura orizzontale per le mani e scorrendo cautamente con i piedi sulla cornice in basso. C’è abbastanza aria sotto il culo da farci sentire per metà grandi alpinisti e per metà dei gran coglioni. Forse ne ho abbastanza e stavolta davvero dovrei ascoltare la vocina interiore. Ripeto le annose trafile da traverso che negli anni ho affinato per evitare di farmi sorprendere sul più bello in questo genere di salite. È uno dei pochi passaggi in cui non c’è allenamento che tenga. Solo un po’di sapienza e tanta fiducia nel compagno. Continua a leggere

Facciamone un’altra Leo

 

di Saverio D’Eredità

Stavo scrivendo dei pezzi, dei pezzi per comporre un ritratto dell’inverno che se ne stava andando. In realtà se ne era già andato, l’inverno, anche se stentavo ad ammetterlo. E poi voi eravate partiti per il Pakistan, per il Laila, quindi virtualmente la stagione non si poteva dire finita. Stavo scrivendo dei pezzi in cui volevo parlare di neve, di montagne, di amici, di tutte quelle trame che si intrecciano in maniera imprevedibile, proprio come la composizione dei cristalli di neve in base alla temperatura, all’umidità, al vento e a quel “non so che” che rende la neve per metà un fenomeno fisico e per metà un mistero. Continua a leggere

Alpi Carniche e Giulie, incontro con gli autori

Cos’ha condotto un Bisiacco, un Palermitano e un Veneziano a scrivere una guida di arrampicate sulle montagne del Friuli Venezia Giulia?

Effetti da web. 2.0?

Improvvisazione ? Passione ? o Incoscienza?

Preso atto della conclusione ufficiale della storica e irripetibile collana CAI – TCI Guida ai Monti d’Italia, come sarà il primo volume della nuova collana ideata da CAI e Alpinstudio per descrivere le risorse alpinistiche delle montagne della penisola ?

GIOVEDì 30 GIUGNO, dalle 20.45 in poi alla Casa dello Studente di Spilimbergo (PN) , E. Zorzi, S. D’Eredità e C. Piovan racconteranno il percorso che li ha condotti a scegliere e relazionare oltre 400 itinerari alpinistici per rappresentare le Alpi dell’est nel panorama Italiano.

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Avventura sulle Alpi calcaree dell’est

Dietro le quinte della nuova guida Alpi Carniche Alpi Giulie

di Carlo Piovan

Alice: Volevo soltanto chiederle che strada devo prendere!
Stregatto: Be’, tutto dipende da dove vuoi andare!
Alice: Oh veramente importa poco purché io riesca…
Stregatto: Be’, allora importa poco che strada prendi!
(Da Alice nel paese delle meraviglie)

Che significato assume, per te, la parola avventura?

Emiliano: è il sapore che si prova quando ci si mette in gioco sul serio. Il non sapere cosa c’è oltre il prossimo spigolo o sopra il camino di roccia marcia che pende sopra la tua testa. Sapere se si è sulla strada giusta, se si sarà capaci o no di salire o se fra pochi metri si arriverà al punto da cui cercare di tornare indietro in qualche modo. Tutto dipende dal rapporto fra le capacità di ognuno e l’ambiente in cui ci si trova. Per questo mi reputo fortunato: chi arrampica forte ha molto meno spazio di me per l’avventura !!

Saverio: è tutto ciò che ci permette di sfuggire all’omologazione. Non è per fare un discorso da alternativo, ma credo ce ne sia bisogno. Guardarsi attorno e capire come basti davvero poco per smarrire i riferimenti solidi che abbiamo attorno e che ci permettono una fruizione “tutto compreso” e invece ritrovare il gusto di trovare. Anche una scalata di modeste difficoltà lo consente. E su queste montagne sono forse proprio le salite “facili” quelle che riservano ancora maggiori soddisfazioni.

Carlo: è l’incertezza di non sapere se riuscirò ad arrivare in cima, se sono veramente preparato fisicamente e psicologicamente, se avrò realmente le capacità di arrampicare i tiri più difficili, se troverò il percorso giusto. Se c’è avventura non c’è certezza di arrivare e questo rende speciale l’alpinismo, sopratutto in queste montagne.

Decidere di venire ad arrampicare ad est, ci aveva messo a confronto con un mondo estraneo alle dinamiche che investivano le vicine Dolomiti . Qui le informazioni erano legate a guide spesso datate o limitate a raccolte di vie classiche in alcuni gruppi o sparse qua e la nelle rubriche delle nuove ascensioni di riviste pubblicate dal CAI, prive di un sistema di indice informatizzato, e la condivisione delle informazioni attraverso la rete non è mai stato punto forte degli arrampicatori locali.

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Creta Forata cooperativa del foro – foto arch. Zorzi

L’incertezza inziava già nel reperire informazioni aggiornate ed il più complete possibile, per valutare al meglio la preparazione ed i possibili rischi prima di affrontare l’ascensione; poi si trasferiva in parete dove ogni via percorsa rappresentava un duplice percorso di scoperta. La scoperta geografica del luogo e della parete e quella interiore fatta di gioia, paura, coraggio e alle volte nervi saldi.

La sintesi di questo percorso arrivava poi nello stendere la relazione dal ricostruire il percorso sulla foto, al trovare i termini giusti o la grafica corretta per trasmettere le informazioni utili ai ripetitori senza falsarle dalle emozioni personali e spiegando dove salire ma non come salire.

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Panettone del Pal Piccolo – schizzo

Probabilmente con i lavori editoriali fatti in precedenza ed in particolare con questo, abbiamo ridotto un po’ di incertezza sul reperimento di informazioni aggiornate, ma siamo sicuri che l’avventura non ne soffrirà in alcun modo, tante sono le variabili in gioco in un salita alpinistica. Altresì speriamo che questa guida rappresenti un invito, ed un suggerimento per farvi trascorrere “piccole e grandi ore alpine” scandite dal canto delle sirene dell’incertezza.

Buona avventura a tutti.