La biblioteca di Alessandria

“Secondo me ci siamo troppo imborghesiti
Abbiamo perso il desiderio
Di sporcarci un po’ i vestiti”

Brunori Sas – “Secondo me”

di Saverio D’Eredità

Se provate a cercare “Comici Vano Nero” su Google vi viene fuori poco o niente.
Per affinare la ricerca potete provare varie opzioni, ad esempio scambiando l’ordine delle parole o aggiungendo a seconda Vano+Riofreddo e togliendo Comici (visto che di vie Comici su quella montagna ce ne sono due). Tutto quello che troverete è la scansione di “Google Books” della Buscaini, note biografiche su Comici stesso e una discussione su un noto Forum che è molto rappresentativa dei nostri tempi: si discute tanto ma sul niente, ovvero senza sapere esattamente di cosa si stia parlando.

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Il diedro fossile e un dizionario di geologia

di Saverio D’Eredità

Arrampichiamo nel solco di un diedro fossile, le cui pareti sono plasmate da milioni di esseri viventi che popolarono il mare del Devonico.
Arrampichiamo il tempo profondo, dal passato remoto ad un presente intangibile. Ascoltiamo con le mani questa lingua antica, fatta di miriadi di gusci, conchiglie, alghe calcificate.
Mi pare di vederli lavorare, pazientemente e per migliaia, milioni di anni, scalpellare questa gigantesca scogliera come scultori certosini in quei mari caldi.
Arrampichiamo il diedro fossile e il suo tempo materializzato. Continua a leggere

K2 la Discesa

di Carlo Piovan

Per un alpinista la salita di una delle cime più alte della terra può rappresentare il sogno di una vita, la tecnologia e le tecniche di allenamento, oggi, concedono sicuramente più possibilità di successo rispetto ad una volta, ma le condizioni dell’ambiente in cui ci si muove rimane molto complicato e le condizioni possono diventare sovente ostili alla permanenza in quota. In un’ascensione di tale portata raggiungere la cima è la meta per molti e la discesa, come si legge spesso nei diari delle salite, è una fuga da un mondo sfavorevole alla vita dell’uomo, verso la salvezza del campo base.

Per uno scialpinista la salita e la cima sono solo l’antefatto dell’obbiettivo principale: scendere.

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Nevee Outdoor Festival 2018

di Saverio D’Eredità

Quando si parla di bambini, gli anglosassoni usano definire le fasi della crescita con alcuni nomignoli. E possiamo dire che anche per il Nevee Outdoor Festival siamo arrivati ai ben noti “terrible three”, i terribili tre. Tre come gli anni di vita di questa manifestazione, ma sarebbe meglio chiamarla festa, che celebra Sella Nevea, le Giulie tutti gli sport “alpini” e non in tre giorni tra le pareti, gli abissi e gli spazi del Canin.

Il NOF è una realtà, ormai da alcuni anni. L’impegno degli organizzatori è spesso invisibile, sebbene tangibile ogni qualvolta mettiamo la nostra corda in catena o troviamo un percorso attrezzato con tabelle e segnalazioni. Dopo tre anni crediamo si sia dimostrato – e anche molto bene – come questo modello di sviluppo delle nostre montagne possa essere vincente e soprattutto aggregante. La strada da intraprendere è stata individuata e crediamo meriti ascolto ed attenzione. In quest’ultimo mese tra Arrampicarnia e NOF si è dimostrato come mettere al centro le attività sportive possa non solo attirare visitatori, ma anche indicare in che direzione (civile, ecologica, inclusiva) si possa frequentare la montagna.

Anche quest’anno il NOF ritorna con entusiasmo, arricchendo il programma di svariate attività dai boulder tracciati con attenzione e pazienza dai ragazzi del Nevee, all’arrampicata sportiva (anche per chi inizia), la speleologia, la mountain bike e…lo scialpinismo. Il patrimonio di innevamento del generoso inverno 2017-2018 ci ha lasciato un bel nevaietto in Prevala dove sarà offerta la possibilità di uno ski-test fuori stagione, mentre tutt’attorno tra slackline, acro yoga e musica non ci si annoia di certo.
Si parte stasera, alle ore 20 presso il Centro Polifunzionale di Sella Nevea con la conferenza “Alla scoperta delle Alpi Giulie: incrocio di parchi, di genti e di animali” in cui interverranno il direttore del Parco Prealpi Giulie Stefano Santi e ricercatori dell’Università di Udine (ricordiamo infatti che buona parte delle attività del NOF si svolge nella pregevole area del Parco). A questo seguirà la conferenza di un personaggio che in un certo senso riassume lo spirito del NOF, Michael Kemeter, un “outdoor-man” a tutto tondo: highliner, climber, base jumper…personaggio eclettico e irregolare, molto interessante e da scoprire.
Domani, sabato 21 luglio ci si disperderà tra macigni, forre e falesie dell’altipiano del Canin per poi trovarsi tutti al Gilberti per il concerto e la presentazione (alle ore 18 presso il Rifugio Gilberti) della nostra guida “Alpi Carniche Occidentali” (ultima occasione!) in cui introdurremo anche il lavoro sulla prossima edizione dedicata alle Giulie.
Infine via alla Romboss Fest.  Una festa dedicata al nostro amico Leonardo Comelli, ispiratore del NOF e il cui spirito rimane sempre presente tra noi, tutte le volte che attacchiamo una parete o ci apprestiamo a scendere con gli sci. C’è sempre una battuta o una “cagada” di Leo da ricordare.Facciamone un’altra Leo

Si chiude domenica con la Canin Sky Race, l’escursione naturalistica con le guide del Parco e tutte le attività che vorrete fare attorno al Gilberti e non solo.

Il programma e tutte le info sono disponibili qui https://neveeoutdoorfestival.com/

Cattura

Arrampicarnia – Annozero

di Saverio D’Eredità

C’era un Patrick Berhault in fuseaux e capello lungo. Un Mauro Corona che prima di diventare giullare in TV faceva il giullare alla base delle vie con i calzettoni di lana ben in vista sopra le scarpette. C’era chi calzava le Mariacher e chi le Mythos. C’erano tanti. Da Manolo a Bassi. Da Beat Kammerlander a Rolando Larcher. C’era  – soprattutto – l’idea che qualcosa di nuovo stesse vedendo la luce
Trent’anni dopo, cosa è rimasto di quegli anni un po’pazzi, ingenui forse, ma pur sempre vitali e a loro modo rivoluzionari? Oggi i capelli lunghi sono stati sostituiti dalle barbe più o meno colte. I colori sono sempre variopinti ma prevalgono l’outfit comodo e il colore pastello. Magari staremo un po’troppo sullo smartphone, ma le birre scorrono sempre a fiumi. Nel frattempo su queste rocce è passato l’alieno Ondra, spit luccicanti e resinati hanno sostituito le vecchie piastrine artigianali, mentre sui pilastri della Chianevate si è sviluppato un invisibile reticolo invisibile di itinerari, sebbene il silenzio rimanga antico.

Sono due storie parallelle ed intrecciate, quella dell’evoluzione dell’arrampicata in Pal Piccolo e dell’apertura di importanti vie sulla grande sud della Chianevate. Per decenni in disparte e frettolosamente derubricate a “pareti friabili” o prive di interesse hanno saputo svelare il loro potenziale proprio in un’epoca in cui man mano si andavano “spuntando” i grandi problemi. Le pareti carniche, a lungo neglette, hanno saputo quindi aspettare le mani e i piedi delle nuove generazioni. Aspettando il momento di poter essere scalate. E se il Pal Piccolo e le sue diverse strutture – ormai note con i fantasiosi nomi affibbiati dalla compagine di alpinisti friulani come De Rovere, Mancini, Bianchi e tanti altri che le hanno fatte emergere – sviluppavano una vocazione sportiva (seppure estremamente esigente: andate a fare Polvere di Stelle oggi con gli spit e pensate a chi l’ha aperta con gli eccentrici…), la Chianevate vedeva fiorire vie sempre più spinte per arditezza di linee ed inflessibilità etica. Si può tranquillamente dire che è lì che l’evoluzione ha visto una accelerata decisa verso quella che oggi è l’arrampicata del futuro: stile tradizionale e grado elevato in apertura.

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Roberto Geromet su “Polvere di Stelle” – foto E.Zorzi

Quando nel 1986 fu organizzato il primo meeting di Arrampicarnia il mondo dell’alpinismo stava subendo una profonda trasformazione. Erano del resto gli anni dei primi Rock Master e sull’onda di quanto avvenuto a Bardonecchia l’anno prima, l’arrampicata nella sua veste “sportiva” stava per stravolgere i parametri  del mondo verticale. Tra chi ne prendeva nettamente le distanze, chi predicava la morte dell’alpinismo, chi invece gridava al futuro, come al solito, la comunità alpinistica tendeva a dividersi.
Pochi forse avrebbero immaginato che la Storia avrebbe fatto il proprio corso in maniera indipendente da giudizi e pregiudizi. E che, come sempre, la Storia avrebbe prodotto sintesi al tempo imprevedibili.
Ci troviamo quindi oggi, nel 2018, a salutare con grande curiosità e soddisfazione questo “annozero” della meeting “Arrampicarnia” che avrà luogo nell’area del passo M.Croce Carnico dal 13 al 15 luglio prossimi. Ed è già una soddisfazione vedere come lo spirito di quegli anni possa essersi tramandato, attraversando le diverse mode e le diverse stagioni, giungendo fino ad oggi con lo stesso entusiasmo. Perché l’alpinismo, alla fine, si fa ancora, come è vero che nel frattempo il numero di monotiri è cresciuto, insieme con le difficoltà. E tutta l’area del Pal Piccolo, da piccolo fiore appena sbocciato si è trasformata nella più grande area di arrampicata di quest’angolo delle Alpi.

Arrampicarnia ritorna quindi, dopo le tre edizioni degli anni 86,87,88, con l’intento di rinnovare quello stesso spirito e soprattutto di riunire la comunità di arrampicatori, eterogenea, colorata e trasversale, alla base del più bel calcare delle Alpi orientali e all’ombra della Creta della Chianevate, questo gigante bianco che festeggia i “suoi” 150 anni, ovvero da quando Paul Grohamann e le sue guide Salcher e Moser ne calcarono per primi la vetta, proprio il 15 luglio del 1868.
Ed è proprio questa ricorrenza che conferisce ad Arrampicarnia un valore più alto e forse simbolico. Se un tempo sarebbe stata un’eresia affiancare l’arrampicata sportiva pura con un simbolo dell’alpinismo classico, oggi invece questi due aspetti possono sposarsi benissimo, come espressioni diversi di un unico spirito. Quello dell’esplorazione, che si declina allo stesso modo sulle grandi cime come in una sequenza di movimenti sui 30 metri di un monotiro, nelle pieghe di una grande parete come su strutture solo all’apparenza “minori” dove l’occhio degli alpinisti ha saputo trovare ancora spazi di conoscenza ed avventura.
Legare i 150 anni della Chianevate al rilancio di un meeting importante come Arrampicarnia potrà forse riunire in un’unica, splendida cornice, le diverse anime di chi, tra vie classiche, sportive, falesie o semplici escursioni vorrà ritrovarsi scoprire ancora una volta le potenzialità di questo gruppo che più di tutti rappresenta la Carnia, nella sua integrità e nella sua introversa bellezza.
Tre giorni che saranno l’occasione per incontrarsi, scalare insieme, spellarsi le dita su qualche monotiro (e sapete bene come anche un certo Adam Ondra abbia trovato pane per i suoi denti da queste parti) o ingaggiarsi sulle grandi vie che hanno fatto la storia dell’alpinismo carnico. C’è chi potrà aver l’occasione di provare per la prima volta con le Guide Alpine e chi magari chiudere la via dei sogni. Nel mezzo, attività e occasioni di confronto e approfondimento per tutti, dallo yoga alla geologia, il tutto impreziosito da due serate di grande livello con personaggi del calibro di Roberto Mazzilis, Reinhard Ranner, Riccardo Scarian e Alessandro Zeni.  Un “annozero” coi fiocchi, insomma, sperando che questa sia solo l’inizio di una lunga storia.

Per il programma completo andate a dare un occhio al bel sito di Arrampicarnia:

http://www.arrampicarnia.it/

E ci vediamo là!


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Federico Conta su Nouvelle Sensation – foto N.Narduzzi

Dolomiti Orientali 2

di Carlo Piovan

Sarò antico, ma il tempo che intercorre tra la l’ultimo salvataggio del file di lavoro e il momento di prendere in mano la nuova guida fresca di stampa, continua ad emozionarmi come un bambino il giorno di Natale. Nonostante il tempo passato a scriverla spesso sia scandito da frasi del tipo  “questa volta è l’ultima” ,  “ora basta mi son stufato” , ” mi ritiro” e da lunghe discussioni , talvolta a muso duro con gli altri autori; sapere di ripetere quel gesto genitoriale di prendere in mano una tua creazione, far scorrere velocemente le pagine tra le dita per far arrivare alle narici quel profumo di carta appena stampata, trasforma nuovamente i bruchi in farfalle nel mio stomaco.

Ma che gruppo comprendono le Dolomiti Orientali?

La domanda arriva da un amica, a risposta della mia notizia sulla prossima uscita della guida. Rispondo ironicamente che sono le montagne di Dolasilla ed Ey de Net e d’intorni, aggiungo, ben conscio della vasta area geografica che ricade sotto il nome di Dolomiti Orientali.

Tralasciando l’evoluzione storica di questa dizione, sotto la quale chi vorrà approfondire scoprirà confini piuttosto elastici, la guida descrive 123 itinerari scelti nei gruppi Civetta, Moiazza, Fanis, Cunturines Tofane, Nuvolau, Croda da Lago, Cristallo, Pelmo, Dolomiti Zoldane, Schiara, Antelao, Marmarole, Tre Cime e Dolomiti di Sesto. Di difficoltà, lunghezza e impegno, per tutti i palati, anche quelli più fini.

Inizialmente partita come una semplice ristampa del volume originario, il progetto editoriale si è poi evoluto man mano, come una riedizione completamente rivista e aggiornata con nuovi itinerari.

Rimettere mano ad un percorso già affrontato in passato ed quale si era idealmente attribuito la parola fine, a voluto dire rimettere in gioco scelte fatte in precedenza, misurarsi con una nuova maturità acquisita sia come frequentatori della verticale sia come compilatori di guide, in altre parole ammetter di avere fatto degli errori.

E dire che quando era uscita mi sembrava il non plus ultra delle guide alpinistiche, maledetta vana gloria, ora che sono le due di notte e sono davanti al computer a rileggere la relazione della via del Drago, mi chiedo come mi è venuto in mente di scrivere certe cose in stile tardo romantico, però ricordo ancora tutti i passaggi? meglio che giro la relazione a Marco che è andato a ripeterla lo scorso fine settimana!

In questo modo, tra feedback di preziosi collaboratori e nuove salite, nasce questa seconda edizione rivista e ampliata e completamente ridisegnata.

IV GRADO DOL OR

Mentre scrivo queste righe, le guide sono ancora impacchettate negli scatoloni in auto, il piacere dell’attesa continua…

Ringraziamenti fuori tempo, ovvero oltre l’ufficialità.

Denis Perilli, impaginatore dalla pazienza certosina;

Marco Romelli, la nuova “mano” degli schizzi;

Emiliano e Luca, pazienti compagni di avventura, chissà perchè tra autori non ci si ringrazia mai ufficialmente;

Roberto e Luisa che più o meno consciamente mi hanno stimolato a scrivere relazioni;

Gianluigi, Giorgio e Fabio loro sanno perché;

Simona che ha deliberatamente scelto di affiancarmi, in questa e altre avventure, nonostante i miei lamenti e sbalzi d’umore;

Ultimo ma non ultimo, come tradizione vuole:

Fox che indiscriminatamente dai miei risultati alpinistici ed editoriali, mi accoglie sempre a zampe aperte ogni volta che varco la soglia di casa. Una garanzia di affetto peloso!

 

Alpi Carniche Occidentali – serate di presentazione della nuova guida

di Saverio D’Eredità

Quest’anno la stagione pare metterci fretta! Non era nemmeno un mese fa che si ragionava di sci e discese in condizioni, ed eccoci proiettati già nel vivo della stagione alpinistica.
Per stuzzicare il vostro appetito “alpinistico” abbiamo pensato di…venirvi a trovare a casa!
Un piccolo “tour” di presentazione della guida, in cui io ed Emiliano Zorzi vi racconteremo il percorso che ha portato a questa nuova edizione della guida Alpi Carniche Occidentali.
Una guida nuova, come avremo modo di spiegarvi, e non una semplice ristampa, con nuove vie, aggiornamenti, correzioni e perfezionamenti necessari ad offrire agli alpinisti un prodotto di qualità.
Ma non vi anticipo troppo. Questo il riepilogo degli appuntamenti:
7 giugno ore 21 – Trieste presso la sede della Società Alpina delle Giulie
8 giugno ore 20.45 – Codroipo presso la sede della Sezione del CAI di Codroipo
22 giugno ore 20.45 – Tolmezzo presso la sede del CAI di Tolmezzo

Ringraziamo le sezioni CAI e gli amici che ci ospiteranno e che ci hanno dato l’occasione di condividere con tutti voi il nostro lavoro.
Vi aspettiamo!

p.s: e per farvi venire l’acquolina scaricate l’indice delle vie che trovate in allegato!

p.p.s: per chi avesse acquistato la precedente guida “Alpi Carniche e Giulie”, portatela con voi alla presentazione, ci sarà una sorpresa 🙂

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Una delle più belle pareti della conca sappadina: la Nord della Cima Dieci con i suoi itinerari – foto E.Zorzi

 

Indice vie

Beyond Good and Evil

di Emanuele Andreozzi

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foto www.millet-mountain.com

Beyond Good and Evil è la famosissima via aperta dallo statunitense Marc Twight e dell’inglese Andy Parkin nell’aprile del 1992, sulla parete nord dell’Aiguille de Pèlerins, rimanendo sulla montagna 45 ore. Il fantastico diedro su cui si sviluppa la via è ben visibile da Chamonix, difatti erano in tanti ad aver adocchiato questa linea, così per soffiarla ai “locals”, i due andarono ad aprirla in condizioni non ottimali e con la funivia chiusa. Nel diedro trovarono un’esile rigagnolo di ghiaccio, sufficiente a malapena ad intasare la fessura. L’arrampicata fu difficile e di grande impegno, furono piantati tanti chiodi e superati alcuni tratti in artificiale fino all’A3, il ghiaccio non fu mai sufficientemente spesso per poter piazzare una vite. Bivaccarono e completarono la via il giorno seguente affrontando difficoltà ancora maggiori fino in cima, Andy al tredicesimo tiro volò direttamente sulla sosta. Marc Twight fiero della realizzazione, dichiarò che solo i migliori arrampicatori del mondo potevano essere in grado di ripeterla. Nelle sua relazione disegna un ironico AH AH su una traversata, mentre un teschio con le ossa incrociate indica un passaggio “delicato” su dei blocchi verso la parte terminale. La via acquisisce così un’aura di miticità, il che sicuramente rode ancora di più ai locals, che per attendere le condizioni migliori, sono rimasti con un pugno di mosche in mano.

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Due foto, 2 di 2.

di Carlo Piovan

Sol Do Re Sol Do Re Sol. Sol Alice guarda i gatti e i gatti. Do guardano nel sole. mentre il sole …. Clic. Spengo la sveglia del cellulare e lentamente, con movimenti automatici, accendo la lampada di sale che tengo sul comodino e faccio scivolare le gambe verso il pavimento di legno. I piedi, nudi, prendono contatto con la superficie verniciata e le palpebre iniziano a far filtrare la luce rossastra che proviene dal comodino. Prendo coscienza di essere ancora al mondo, mi alzo e la prima cosa che vedo, come ogni giorno, sono quelle due foto sul comodino, capitate li, quasi per caso.

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