Il gioiello del “Vecio” – una linea a goccia d’acqua sulla Cima Piccola di Lavaredo

di Saverio D’Eredità

Nell’immaginario degli alpinisti dell’epoca cosiddetta del “sesto grado” la linea “a goccia d’acqua” ha rappresentato un simbolo cui ambire. Riuscire ad individuare la linea perfetta dalla base alla vetta, che superasse una parete senza aggiramenti o deviazioni, era di fatto il “Non plus ultra” di ogni apritore. Di certo un teorico di questa “estetica del verticale” fu Emilio Comici, il quale cercò sempre nelle sue vie di seguire la linea più diretta possibile, anche in nome di uno stile che anteponeva il gesto al mero superamento (anche forzoso) del problema alpinistico. Se la “goccia d’acqua” è un marchio di fabbrica di Comici, bisogna riconoscere che i suoi epigoni intrepretarono bene il concetto.

Proprio accanto al celeberrimo Spigolo Giallo, l’esempio (quasi) perfetto dell’etica di Comici, nel primo dopoguerra e quasi in silenzio due rappresentanti della grande scuola triestina dei “Bruti di Val Rosandra”, va a tracciare la linea perfetta della parete. Guglielmo Del Vecchio è stato uno dei membri più importanti di quel gruppo, ma vuoi il duro periodo post bellico, vuoi la ricerca di pareti minori (e spesso, guarda caso, proprio laddove Comici aveva lasciato una firma) il suo nome è per lo più sconosciuto. La sua attività esplorativa però è notevole:dal Montasio al Popera, dalla Cima Undici alla Cima d’Auronzo, il “vecio” Del Vecchio è attivissimo in nuove aperture come anche in ripetizioni. Da ricordare che già nel 1946 ripete la nord della Cima Grande (affrontando al secondo tiro quello che è oggi il passaggio attuale, dopo la frana che ha cancellato l’originale) ed è sua la seconda ripetizione della Comici-Casara al “Salame” del Sassolungo. Accanto a queste salite, il suo nome è ricordato “in Valle” (la Rosandra,appunto) per numerose salite che hanno costituito un bel banco di prova per aspiranti alpinisti.

Se si guarda la sud est della Cima Piccola, però, quella linea a goccia cadente che incide la parete giallastra e repulsiva negli ultimi 150 metri richiama immediatamene l’occhio dell’alpinista: è senza dubbio “la” linea! Oggi la Del Vecchio-Zadeo inizia ad essere rivalutata e a ricevere una giusta fama. Esposizione “da Lavaredo”, arrampicata elegante e sostenuta, senza contare la minore usura dello Spigolo ne fanno un’alternativa molto consigliabile per riassaporare, in quei tiri, un po’dell’alpinismo dei “veci”.

 

Anticima della Cima Piccola di Lavaredo mt. 2780

Parete S/E

Via Del Vecchio-Zadeo

Scalata molto interessante, di grande logica ed estetica: la linea perfettamente verticale sfrutta un’evidente fessura giallastra aperta nel cuore della strapiombante parete S/E della Cima Piccola. Un vero esempio di tracciato a “goccia d’acqua”. Nonostante ciò è molto meno frequentata dell’adiacente e classicissimo Spigolo Giallo, rispetto al quale è leggermente meno impegnativo nel complesso e meno chiodato (a parte il tiro chiave, ben protetto), ma anche meno consumato. La roccia è quasi ovunque solida, o comunque ben ripulita. L’esposizione solare e la non eccessiva lunghezza la rendono percorribile fino a stagione inoltrata.

Dislivello: 380 mt

Difficoltà: V, VI, VI+(A0)

Tempi: 4/5 h

Prima salita: G. Del Vecchio e A.Zadeo, 5/08/1946

Cima Piccola_Tracciato Del Vecchio Zadeo
Il tracciato della Del Vecchio-Zadeo sulla sud est della Cima Piccola di Lavaredo

Avvicinamento: dal rif. Auronzo seguire la strada in direzione del Rif.Lavaredo. Prima di questo, in corrispondenza della chiesetta alpina Madonna della Croda, si abbandona la strada per salire su tracce lungo il ghiaione verso la base della gialla parete sud della Cima Piccola. L’attacco si trova in corrispondenza della più bassa delle due cenge che incidono la parte basale della parete. Si segue la cengia pochi metri verso dx portandosi sotto una parete giallo nera. Si attacca in corrispondenza di 1 ch. alla base di una fessurina (0’45)

L1: salire la fessurina con un primo innalzamento non banale (V), e seguendo la fessura verso sx (1ch.) portarsi sotto un tetto giallastro. Traversare su esile cornice a dx (all’inizio scaglie friabili) e, dove il tetto si interrompe, salire in verticale per rocce scure all’ampia cengia soprastante sostando a dx di un diedro e sotto una parete nera. (n.b: possibile arrivare qui dall’attacco dello Spigolo Giallo, traversando facilmente lungo la cengia con breve tratto esposto). 40 mt, V, IV, 1 ch. 3 CF.

L2: salire in corrispondenza del diedro su parete verticale ben appigliata (1FR inc. nel diedro, IV+), quindi piegare a sx verso rocce grigie più facili che adducono ad una vasta zona a gradoni. Salire senza via obbligata obliquando legg. a sx in direzione dello Spigolo Giallo. Sosta su spuntoni. 60 mt, IV+ poi IV, III.

L3: verso sx portarsi sotto un salto verticale di rocce articolate. Salire direttamente sfruttando alcune fessure quindi piegare a dx verso il bordo del catino sottostante la parete gialla verticale. Sosta su 1 CL o da attrezzare. 60 mt, III, IV.

L4: salire nel catino e rimontarlo mirando alla radice della fessura che incide la parte alta della via. Qui si è molto vicini alla linea dello Spigolo Giallo e il percorso non è obbligato. Si sosta su 2 ch. su una cengetta sotto una parete grigia verticale un po’a sx rispetto alla verticale della fessura giallastra. 60 mt, II, III 2 CF.

L5: Superare lungo una fessura regolare (IV+, 2 ch.)la parete soprastante e, guadagnata una sottile cornice (a sx si nota la sosta dello Spigolo Giallo che precede il traverso) spostarsi verso dx dove si rinviene una sosta intermedia (3ch con cordoni). È possibile sostare qui o proseguire verticalmente su difficoltà crescenti, ma con bella arrampicata su ottime prese verso la base della fessura (V, V+, 2ch) che oppone un primo strapiombo (2ch con cordini). Lo si aggira a sx (1ch) per poi rientrare sulla linea principale a dx (VI-) e sostare su un piccolo terrazzino alla base di un pilastrino staccato. 45 mt, dal IV al VI-, 6 ch. + 1 sosta intermedua, 2 CF.

L6: Senza possibilità di errore rimontare interamente la fessura con arrampicata sostenuta su roccia ben ripulita (fare comunque attenzione ad alcuni blocchi precari sulla dx) e vincendo direttamente un paio di strapiombi. Giunti sotto un tetto fessurato che chiude la fessura si esce a dx sostando scomodamente appesi. 30 mt, VI, ppVI+/A0 numerosi ch. 2 CF.

L7: Superare il tetto a sx lungo la fessura (nessun ch. ma ben proteggibile a friend, VI) che si segue alcuni metri in verticale per poi traversare pochi mt a sx su roccia nuovamente grigia. Da 1ch. salire in verticale mirando ad un pilastrino staccato dall’aspetto precario che si rimonta (1ch.) fino alla comoda su cengia. 30 mt, VI, poi V,V+, 2ch. 2CF.

L8: un po’a sx si imbocca una fessura grigia verticale (1ch subito) che si segue interamente con arrampicata divertente. Si sosta su uno spuntone staccato pochi mt sopra una cornice. 25 mt, 2 ch, 2 CF.

L9: invece di andare a sx per una larga fessura di roccia non molto buona si sale verticalmente su parete grigia in direzione di un diedro aperto che si segue fino al suo termine. Un salto verticale si aggira a sx per poi rientrare a dx su una larga cengia alla base del camino terminale. 40 mt, V, poi IV, 2 CF.

L10: risalire il camino (profondo e largo) fino alla spalla di uscita (45 mt, III, IV), dove si sosta su spuntone.

Discesa: andare in direzione N verso la Cima Piccola dapprima scendendo ad un piccolo intaglio per poi risalire (II) all’Anticima della Cima Piccola. Seguendo gli ometti ci si porta sopra un salto esposto che si supera o con breve doppia (ancoraggio in loco) o disarrampicando (10 mt, II/III). Seguire una cengetta esposta sul lato Ovest (esposto!) fino all’ampia spalla sottostante la torre finale della Cima Piccola (raggiungibile con 2 tiri di corda lungo il “Camino Zsigmondy: III,IV, IV+). Sulla parete della Cima Piccola in corrispondenza di una nicchietta si rinviene un primo anello di calata. Conviene scendere (anche assicurati) per circa 10 mt ad un sottostante anello da cui inizia una pista a doppia (30 o 60 mt, tutte attrezzate ad anelli resinati, bolli rossi per un più agevole rinvenimento). Con 3 doppie da 50/55 mt si arriva alla forcella che separa Cima Grande e Cima Piccola. Si scende il canale sud (ripido e con neve: possibile una calata da un terrazzino a sx circa 50 mt sotto la forcella) fino a ritrovare le tracce di sentiero che riportano al Rif. Auronzo (ore 1.30/2 dall’uscita).

dav
L6: parete giallo grigia verticale
IMG-20190809-WA0005
L7: quasi al termine del tiro chiave
IMG-20190809-WA0010
L8: bella roccia grigia
dav
Sosta con vista sulla Croda dei Toni
dav
Uscita della via
Annunci

Scialpinismo di frontiera sulla Cima Bagni

 di Saverio D’Eredità

C’è una guida che, a vederla oggi, pare invecchiata di 100 anni eppure rappresenta ancora un orizzonte possibile nel modo di fare scialpinismo. L’idea che questa disciplina (sport?arte?) potesse spingersi oltre il “raccomandabile”, l’adatto, in altre parole l’ordinario e aprire le porte all’inusuale, l’osabile, l’incerto. Scialpinismo di frontiera di Sani non è solo una guida per scialpinisti “spinti”, magari esigenti o ancora ravanatori alla perenne ricerca della fatica come via di espiazione, ma è anche uno stimolo a pensare diversamente questa straordinaria sintesi di passione, intelligenza, tecnica e “istinto animale” che è lo scialpinismo. Oggi forse quell’edizione che sa tanto di piccolo vangelo da catechismo, poco patinata e con foto bianco e nero, pare improvvisamente appartenere ad un’altra epoca. Come alcuni degli itinerari che vi si trovano; non percorsi da “spuntare”, semmai da immaginare. Non  tutti, infatti, sono sempre fattibili: per molti bisognerà accontentarsi di condizioni discrete, ma proprio questo ne accresce il fascino.

IMG_20190421_122731.jpg
Nella parte alta del canalone Witzenmann Oppel -sullo sfondo il Popera – foto S.D’Eredità

In quella guida la salita alla Cima Bagni per il Canalone Witzenmann-Oppel conserva un posto speciale. Non solo perché bella, perché difficile o perché impressionante. Quanto piuttosto per l’idea che rappresenta: di quello scialpinismo “di frontiera” che non vuole dire necessariamente estremo, ma che si colloca ai bordi, in una zona a cavallo tra una concezione classica dello sci e una che si vorrebbe dire evoluta se non suonasse elitario. Frontiera come confine, ma anche punto di contatto tra la componente sciistica ed alpinistica, là dove queste si contemperano, senza prevalere una sull’altra. Lo sci come mezzo. Lo sci come chiave di lettura per una (ri)scoperta.

cima bagni witzenmann-13
Salendo il canalone Witzenman-Oppel – foto M.Battistutta

Non è estremo nel senso di “difficile”, ma nell’idea di portare gli sci su quelle banche sospese, tagliate da imbuti che paiono vortici sempre lì aperti come bocche affamate. O nel penetrare quel budello senza speranza che invece riserva angoli accoglienti. O almeno, alla fine li apprezzi come tali.

Non è per tutti, certamente. Non lo è stato per noi. Ma non rimane rimpianto, né senso di incompletezza. Anche se gli sci sono rimasti ad aspettarti lì, come sentinelle di guardia su quella pinna protesa. In fondo tu hai portato loro fin lì, e loro – in qualche modo – sapranno riportarti giù. Uno scambio onesto. Il resto è rimasto nel campo dell’osabile, forse possibile. Di frontiera, appunto.

cima bagni witzenmann-44
Dentro il canalone Witzenmann Oppel alla Cima Bagni – foto M.Battistutta

Cima Bagni – mt.2983

Canalone Witzenmann-Oppel

La Cima Bagni è una montagna con la M maiuscola: colossale, imponente, complessa nelle sue ramificazioni. Eppure è un re senza corona. 17 metri alla fatidica quota 3000 la fanno uscire dai ranghi della nobiltà. Ciononostante si impone su tutte le cime dell’Alto Comelico con la sua mole notevole. Di sicuro non è montagna dove viene naturale pensare allo sci. Se non fosse per il corridoio naturale che è il canalone Witzenmann Oppel, il quale taglia la parete nord ovest della Cima Bagni e permette di arrivare in maniera molto diretta sotto la cupola sommitale. Originariamente nota come una delle poche “vie di ghiaccio” in Dolomiti oggi lo è di più come meta scialpinistica, decisamente ambita e per palati esigenti. La discesa integrale con gli sci non è per tutti, ma rimane pur sempre una meta alpinistica di valore che ripaga la fatica e la pazienza nel sapere attendere le condizioni migliori.

Dislivello:mt. 1415 dal Rif.Lunelli, quando la strada non è sgombra dalla neve si parte dalle terme di Valgrande (mt.1300 circa) o fin dove possibile parcheggiare.

Difficoltà: 5.1/E3 (la parte alta, E2 dalla spalla) – 40°/45° brevi tratti a 50°

Dal rifugio Lunelli (mt. 1568) si sale lungo la traccia del sentiero estivo verso il pianoro dove sorge il Rif. Berti.Raggiunto il bordo del pianoro, senza toccare il rifugio si inizia a salire per i bei pendii alla base dei campanili del Popera verso l’imbocco nascosto del canale, che si intuisce proprio sulla verticale dei Campanili. Il canale mantiene pendenze sostenute tra i 40° e i 45° con un breve tratto a 50° per circa 250 metri. Fuori dal canale principale si rimonta un sistema di canalini secondari affacciati sul versante ovest che conducono ad un’area spalla. Qui, dove il gioco sembra finire, si apre il noto “imbuto”, un colatoio molto ripido sospeso su salto vertiginoso. Lo si attraversa e si risale il seguente scolo fino ad un’altra crestina, dalla quale con lunga diagonale meno ripida ma in costante esposizione si raggiunge la dorsale che porta sull’affilata cresta sommitale. La discesa con gli sci da qui richiede tutte le condizioni ottimali possibili: capacità tecniche, manto nevoso stabile e concentrazione massima almeno per i primi 150 metri.  Una volta riattraversato l’imbuto e tornati alla spalla (in molti iniziano da qui la discesa con gli sci), la discesa rimane sostenuta seppur meno impegnativa.

cima bagni witzenmann-21-Edit
Nella parte alta del canalone – foto M.Battistutta
dav
Arrivo in vetta – foto S.D’Eredità
IMG_20190420_133649.jpg
L’imbuto – foto S.D’Eredità

Alessandro Beber – 8 novembre- Venezia

Nato a Trento l’08 giugno 1986. Alpinista e Scialpinista, Laureato in Geografia nel 2007, lavora come guida alpina a tempo pieno dal 2008.

depliant-beber-001

Se penso al turbine di emozioni che fin da bambino provavo ad un qualsiasi riferimento all’alpinismo e all’arrampicata, pur così estranei al mio ambito familiare, mi viene spontaneo pensare ad un’indole innata che ognuno di noi si porta dietro, e che lotta per venire a galla…
Quando poi nella mia adolescenza sono venuto a contatto con quell’universo verticale fatto di avventure, progetti ed esplorazioni, è stato per me come toccare con mano dei sogni a lungo covati: d’un tratto ho saputo che quel mondo avrebbe indissolubilmente fatto parte della mia vita.
Diventare Guida Alpina è stato così una scelta naturale, sostenuta dalla volontà di continuare a sognare ad occhi aperti e condividere le soddisfazioni di quell’impareggiabile scuola di vita che è la montagna.
…Un altro “pallino” , è sempre stato quello di documentare le proprie esperienze, nella speranza di riuscire a trasmettere almeno un briciolo della struggente bellezza che gli alpinisti trovano tra le montagne, ed in questi ultimi anni ho trovato la possibilità di esprimerla attraverso la realizzazione di svariati reportage e film documentari

“DoloMitiche – opere d’arte a cielo aperto” project documentari sulla storia dell’alpinismo in DoloMitiche www.visittrentino.it/dolomitiche
“Wild White Winter” projectdocumentari sull’outdoor invernale www.visittrentino.it/wild-white-winter

Realizzazioni alpinistiche di maggior rilievo
Nuvole Barocche
1250m, IX+ e A2.
Via di roccia sulla parete
Nord-Ovest del Civetta, 1°ripetizione, 2007.
Terapia d’urto al Guanaco VII+ e A3.
Via di roccia sulla parete Ovest della Cima Su-Alto, 1°ripetizione, 2007.
Chimera Verticale
600m, IX
Via di roccia sulla parete
Nord-Ovest del Civetta, 1°salita, 2009.
La bella addormentata
170m, WI VI+.
Cascata di ghiaccio in Valsugana, 1°salita, 2010.
Diedro del Compleanno, Ceremagica, Papillon,
W gli Sposi
4 vie nuove nel gruppo del Lagorai (difficoltà dal VII
all’VIII, 300m), 2011.
Colonne d’Ercole
1200m, IX+.
Via di roccia sulla parete
Nord-Ovest del Civetta, 1°salita, 2012
Premiata come miglior ascensione dell’anno in Dolomiti (premio Silla Ghedina 2012).
Argento Vivo
1350m, WI VI+, M8 e A2, V+.
Via di Misto sulla Parete
Nord della Piccola Civetta, 1°salita, 2013.
Via segnalata tra le 20 miglior ascensioni del 2013 dalla giuria del premio Piolet d’Or.
Cima Dodici-Parete Nord
500m, 55°- 60°.
Itinerario di sci ripido in Valsugana, 1°discesa, 2014.
Cima Brenta-Parete Sud
600m, 55°-60°.
Itinerario di sci ripido nel Gruppo di Brenta, 1°discesa, 2014.

Dolomiti Orientali 2

di Carlo Piovan

Sarò antico, ma il tempo che intercorre tra la l’ultimo salvataggio del file di lavoro e il momento di prendere in mano la nuova guida fresca di stampa, continua ad emozionarmi come un bambino il giorno di Natale. Nonostante il tempo passato a scriverla spesso sia scandito da frasi del tipo  “questa volta è l’ultima” ,  “ora basta mi son stufato” , ” mi ritiro” e da lunghe discussioni , talvolta a muso duro con gli altri autori; sapere di ripetere quel gesto genitoriale di prendere in mano una tua creazione, far scorrere velocemente le pagine tra le dita per far arrivare alle narici quel profumo di carta appena stampata, trasforma nuovamente i bruchi in farfalle nel mio stomaco.

Ma che gruppo comprendono le Dolomiti Orientali?

La domanda arriva da un amica, a risposta della mia notizia sulla prossima uscita della guida. Rispondo ironicamente che sono le montagne di Dolasilla ed Ey de Net e d’intorni, aggiungo, ben conscio della vasta area geografica che ricade sotto il nome di Dolomiti Orientali.

Tralasciando l’evoluzione storica di questa dizione, sotto la quale chi vorrà approfondire scoprirà confini piuttosto elastici, la guida descrive 123 itinerari scelti nei gruppi Civetta, Moiazza, Fanis, Cunturines Tofane, Nuvolau, Croda da Lago, Cristallo, Pelmo, Dolomiti Zoldane, Schiara, Antelao, Marmarole, Tre Cime e Dolomiti di Sesto. Di difficoltà, lunghezza e impegno, per tutti i palati, anche quelli più fini.

Inizialmente partita come una semplice ristampa del volume originario, il progetto editoriale si è poi evoluto man mano, come una riedizione completamente rivista e aggiornata con nuovi itinerari.

Rimettere mano ad un percorso già affrontato in passato ed quale si era idealmente attribuito la parola fine, a voluto dire rimettere in gioco scelte fatte in precedenza, misurarsi con una nuova maturità acquisita sia come frequentatori della verticale sia come compilatori di guide, in altre parole ammetter di avere fatto degli errori.

E dire che quando era uscita mi sembrava il non plus ultra delle guide alpinistiche, maledetta vana gloria, ora che sono le due di notte e sono davanti al computer a rileggere la relazione della via del Drago, mi chiedo come mi è venuto in mente di scrivere certe cose in stile tardo romantico, però ricordo ancora tutti i passaggi? meglio che giro la relazione a Marco che è andato a ripeterla lo scorso fine settimana!

In questo modo, tra feedback di preziosi collaboratori e nuove salite, nasce questa seconda edizione rivista e ampliata e completamente ridisegnata.

IV GRADO DOL OR

Mentre scrivo queste righe, le guide sono ancora impacchettate negli scatoloni in auto, il piacere dell’attesa continua…

Ringraziamenti fuori tempo, ovvero oltre l’ufficialità.

Denis Perilli, impaginatore dalla pazienza certosina;

Marco Romelli, la nuova “mano” degli schizzi;

Emiliano e Luca, pazienti compagni di avventura, chissà perchè tra autori non ci si ringrazia mai ufficialmente;

Roberto e Luisa che più o meno consciamente mi hanno stimolato a scrivere relazioni;

Gianluigi, Giorgio e Fabio loro sanno perché;

Simona che ha deliberatamente scelto di affiancarmi, in questa e altre avventure, nonostante i miei lamenti e sbalzi d’umore;

Ultimo ma non ultimo, come tradizione vuole:

Fox che indiscriminatamente dai miei risultati alpinistici ed editoriali, mi accoglie sempre a zampe aperte ogni volta che varco la soglia di casa. Una garanzia di affetto peloso!

 

60 anni di chele in parete

di Carlo Piovan

Mi dicono che sessant’anni per un uomo è l’età della profonda maturazione, l’età in cui non ha più paura o remore di dire quello che pensa, l’età in cui può nuovamente stringere tra le braccia una nuova vita, con la leggerezza d’animo di chi ci è già passato.
Ma cosa sono sessant’anni per un gruppo di persone che dal 1957 hanno deciso di condividere, nello spazio della montagna e nel tempo di molte generazioni, la passione per l’arrampicata? Continua a leggere

Dolomiti “balosse”

di Carlo Piovan

Prosegue l’avventura su carta stampata dei noti alpinisti di bergamaschi autori del sito sassbaloss, con il terzo volume che questa volta racchiude sotto il titolo geografico Dolomiti Nord Orientali , un copiscuo numero di itineari che spaziano dalle Dolomiti Ampezzane fino a sconfinare sulla cresta carnica italiana e austriaca.

Come giustamente si chiede Alessandro Gogna , nell’introduzione alla guida, ma oggi in internet si trova tutto !?

Continua a leggere

Il Tempo che fa

Intervista ad Antonino Renda (meglio noto a livello locale come Toninometeo) sulle caratteristiche climatologiche e meteorologiche dell’estremo Nord-Est, con un occhio di riguardo alle nostre montagne e alle tendenza nevose passate ed in atto. Dedicato ai nivofili, ma non solo. Un’occasione per affrontare in maniera scientifica, ma accessibile ai più, l’universo affascinante e controverso della meteorologia, una scienza non esatta che da sempre accompagna e condiziona le nostre attività sui monti.

Continua a leggere

Eugenio Cipriani lo “scalatore” entusiasta

Intervista di Carlo Piovan

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust).

E’ sufficiente vedere come brillano i suoi occhi, furbi e sornioni, quando li scopre dal binocolo che ha da poco utilizzato per scovare possibili linee di salita su una parete rocciosa, per capire che la famosa citazione dello scrittore francese gli calza a pennello.

Sempre entusiasta e positivo nonostante le fatiche, di Sisifiana memoria, a cui si presta per aprire nuovi itinerari; si racconta in questa intervista, parlandoci dell’ultima guida realizzata sulle pareti della Val d’Adige veronese.

Continua a leggere

La parete che chiama – Ivo Rabanser a Carpi – 20 gennaio 2017

Ivo Rabanser, classe 1970, Accademico del Cai a soli 23 anni e Guida Alpina della Val Gardena, è anche grande conoscitore delle Dolomiti e autore di numerose pubblicazioni tra le quali le due monografie su Sassolungo e Civetta della collana Guida ai monti d’Italia del Cai-Tci.
Ivo ci farà emozionare e sognare tramite racconti, video e foto delle sue esperienze nel cuore delle Dolomiti in 30 anni di attività e ci racconterà i principi che hanno ispirato l’apertura da parte sua di numerosissimi nuovi itinerari alpinistici: un approccio classico ed esplorativo con mezzi estremamente rispettosi della montagna, in un’epoca in cui la tecnica permetterebbe ben più facili soluzioni e la ricerca del bello nell’intuire e realizzare nuove linee di salita fra le pieghe della montagna. Luoghi apparentemente ormai del tutto antropizzati, ma che ancora sanno regalare angoli di avventura a chi come Ivo è disponibile a mettersi in gioco con umiltà e pazienza.
Una serata da non perdere per tutti gli appassionati della montagna e delle magiche atmosfere che solo l’ambiente dolomitico sa regalare.

locandina-definitiva-low-res

Dove:

20 gennaio 2017 – ore 21.00 – INGRESSO LIBERO
CAI Sezione di Carpi – Via Cuneo, 51, 41012 Carpi (MO)

Link al sito del CAI di Carpi sulla serata:
http://www.caicarpi.it/wp/la-parete-che-chiama-serata-con-ivo-rabanser/

Evento Facebook:
https://www.facebook.com/events/357767481260903/

Giocare d’anticipo: ricognizione nel circo del Cristallo

di Saverio D’Eredità

La vostra voglia di polvere è davvero irrefrenabile? Avete passato un’intera estate a sognare linee effimere e soffici discese? Vi siete sciroppati ore ed ore di filmati di sci ripido e freeride all’insaputa dei vostri cari? E ora rivedete il teaser de “La Liste” in loop in attesa della prima nevicata? Sappiamo tutto, amici nivofanatici. Vi abbiamo osservato, studiato i vostri movimenti nei negozi e spiato le conversazioni. Al Rampegoni team non sfugge nulla, nè d’estate nè d’inverno. Consapevoli dei vostri problemi psicologici, già su queste pagine analizzati nella versione estiva  (vedi Sociopsicopatologia dell’alpinista medio) abbiamo deciso di farci carico di questo gravoso onere e solo per voi, lettori di Rampegoni blog, abbiamo caricato gli sci in spalla andando a verificare sul posto l’unica cosa che ci interesserà davvero da qui a maggio: le condizioni!

Continua a leggere