Dolomiti “balosse”

di Carlo Piovan

Prosegue l’avventura su carta stampata dei noti alpinisti di bergamaschi autori del sito sassbaloss, con il terzo volume che questa volta racchiude sotto il titolo geografico Dolomiti Nord Orientali , un copiscuo numero di itineari che spaziano dalle Dolomiti Ampezzane fino a sconfinare sulla cresta carnica italiana e austriaca.

Come giustamente si chiede Alessandro Gogna , nell’introduzione alla guida, ma oggi in internet si trova tutto !?

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Il Tempo che fa

Intervista ad Antonino Renda (meglio noto a livello locale come Toninometeo) sulle caratteristiche climatologiche e meteorologiche dell’estremo Nord-Est, con un occhio di riguardo alle nostre montagne e alle tendenza nevose passate ed in atto. Dedicato ai nivofili, ma non solo. Un’occasione per affrontare in maniera scientifica, ma accessibile ai più, l’universo affascinante e controverso della meteorologia, una scienza non esatta che da sempre accompagna e condiziona le nostre attività sui monti.

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Eugenio Cipriani lo “scalatore” entusiasta

Intervista di Carlo Piovan

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust).

E’ sufficiente vedere come brillano i suoi occhi, furbi e sornioni, quando li scopre dal binocolo che ha da poco utilizzato per scovare possibili linee di salita su una parete rocciosa, per capire che la famosa citazione dello scrittore francese gli calza a pennello.

Sempre entusiasta e positivo nonostante le fatiche, di Sisifiana memoria, a cui si presta per aprire nuovi itinerari; si racconta in questa intervista, parlandoci dell’ultima guida realizzata sulle pareti della Val d’Adige veronese.

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La parete che chiama – Ivo Rabanser a Carpi – 20 gennaio 2017

Ivo Rabanser, classe 1970, Accademico del Cai a soli 23 anni e Guida Alpina della Val Gardena, è anche grande conoscitore delle Dolomiti e autore di numerose pubblicazioni tra le quali le due monografie su Sassolungo e Civetta della collana Guida ai monti d’Italia del Cai-Tci.
Ivo ci farà emozionare e sognare tramite racconti, video e foto delle sue esperienze nel cuore delle Dolomiti in 30 anni di attività e ci racconterà i principi che hanno ispirato l’apertura da parte sua di numerosissimi nuovi itinerari alpinistici: un approccio classico ed esplorativo con mezzi estremamente rispettosi della montagna, in un’epoca in cui la tecnica permetterebbe ben più facili soluzioni e la ricerca del bello nell’intuire e realizzare nuove linee di salita fra le pieghe della montagna. Luoghi apparentemente ormai del tutto antropizzati, ma che ancora sanno regalare angoli di avventura a chi come Ivo è disponibile a mettersi in gioco con umiltà e pazienza.
Una serata da non perdere per tutti gli appassionati della montagna e delle magiche atmosfere che solo l’ambiente dolomitico sa regalare.

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Dove:

20 gennaio 2017 – ore 21.00 – INGRESSO LIBERO
CAI Sezione di Carpi – Via Cuneo, 51, 41012 Carpi (MO)

Link al sito del CAI di Carpi sulla serata:
http://www.caicarpi.it/wp/la-parete-che-chiama-serata-con-ivo-rabanser/

Evento Facebook:
https://www.facebook.com/events/357767481260903/

Giocare d’anticipo: ricognizione nel circo del Cristallo

di Saverio D’Eredità

La vostra voglia di polvere è davvero irrefrenabile? Avete passato un’intera estate a sognare linee effimere e soffici discese? Vi siete sciroppati ore ed ore di filmati di sci ripido e freeride all’insaputa dei vostri cari? E ora rivedete il teaser de “La Liste” in loop in attesa della prima nevicata? Sappiamo tutto, amici nivofanatici. Vi abbiamo osservato, studiato i vostri movimenti nei negozi e spiato le conversazioni. Al Rampegoni team non sfugge nulla, nè d’estate nè d’inverno. Consapevoli dei vostri problemi psicologici, già su queste pagine analizzati nella versione estiva  (vedi Sociopsicopatologia dell’alpinista medio) abbiamo deciso di farci carico di questo gravoso onere e solo per voi, lettori di Rampegoni blog, abbiamo caricato gli sci in spalla andando a verificare sul posto l’unica cosa che ci interesserà davvero da qui a maggio: le condizioni!

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L’uomo che fissa le nubi – alla cieca sulla Cima Fanton

di Saverio D’Eredità

Il Batti ronfa alla mia destra già da un paio di chilometri, mentre Raffaello sul sedile posteriore non dice nulla, sprofondato tra zaini e sci. In silenzio ci addentriamo con l’auto in Val d’Oten mentre osservo a metà tra l’incredulo e il depresso la spolverata bianca sui rami degli alberi sopra i 1500 metri. Non posso crederci. Ancora una volta l’imprevista nevicata notturna rischia di stravolgere i piani, proprio nel giorno – l’ultimo – che mi ero concesso per tentare disperatamente di dare un senso alla stagione sci alpinistica. Cerchiamo qualcosa, ma non lo sappiamo spiegare. Continua a leggere

Roda di Vael una prima invernale: quasi per caso sugli appigli di Renato.

Una prima invernale nata dall’entusiasmo e dall’incessabile ricerca di avventura di due amici, che nelle righe a seguire, ripercorrono le poche ore di luce che l’inverno concede, usate per salire la via di Renato Casarotto alla Roda di Vael il 23 gennaio 2016.

di Jacopo Biserni e Paolo Tiezzi Scuola Pietramora (Ravenna)

“Facciamo un’invernale? Dai, per fare un pò di esperienza in quelle condizioni!” Qualche amico risponde:

“ma no, se ci sono le condizioni piuttosto vado a fare cascate o qualche via di misto.” Io non demordo, ho proprio voglia di rimanere a contatto con la roccia… Tempo fa, cercando la relazione di un’altra via, mi sono imbattuto nel sito oltrelavetta dove a volte attingo informazioni. Guardando tra le relazioni delle ascensioni nel gruppo del Catinaccio, l’attenzione mi cade sul nome del grande alpinista vicentino (Renato Casarotto Ndr) .

Via Casarotto alla Roda de Vael.

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Roda di Vael con il tracciato della via Casarotto e var.  – foto archivio Biserni

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Aldo Zammatio Sestogradista autodidatta

In occasione della novantesima primavera di uno dei fondatori del gruppo rocciatori Gransi, vi riportiamo nel clima dell’alpinismo dolomitico del dopoguerra, attraverso l’affascinante storia del “Coco”.

di Carlo Piovan; intervista del 18/12/2013

La storia è piena di autodidatti che hanno cambiato il mondo: George Washington, Leonardo da Vinci, Galileo, Guglielmo Marconi solo per citarne alcuni. Determinazione, grande entusiasmo e assoluta tenacia, sono le caratteristiche che accomunano questi uomini. Continua a leggere

La fotografia come condivisione Intervista a Paolo Colombera

Di Carlo Piovan con la collaborazione di Gianluca Calamelli

Avevo conosciuto Paolo e la sua produzione fotografica, grazie ad un suggerimento di un vecchio amico comune. Rimasi subito colpito dalle inquadrature particolari e dalla scelta dei luoghi, sicuramente poco alla moda e molto poco patinati. L’occasione di porgli alcune domande e curiosità che mi avevano suggerito gli scatti dell’anno appena trascorso, non tardò ad arrivare.

Colgo al volo l’occasione della sua serata organizzata dal gruppo Sgrafamasegni di Marghera, per proporgli un’ intervista in orario aperitivo, così da sciogliere meglio la voce e i pensieri.

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Autoscatto dell’autore mentre si prepara a bivaccare sulla cima di Picola Est – Val del Mis

Montagna e fotografia quale passione è nata per prima?

La montagna. Mia mamma è trentina e fin da quando avevo 5 anni, durante le vacanze dai nonni a Pergine Valsugana, mi portava a camminare nel gruppo dei Lagorai. Da quei primi passi ho proseguito fino all’età di sedici anni quando iniziai ad uscire autonomamente, rispetto alla famiglia, con un amico che si interessava di fotografia. Durante le escursioni si fermava un’infinità di volte per immortalare fiori e paesaggi, mentre io prediligevo un’andatura costante e veloce fino in cima, dove mi fermavo per una piccola sosta per poi ripartire subito alla volta della discesa a valle. All’età di diciassette anni, sempre in compagnia del mio amico fotografo, stavo camminando in Val Venegia al tramonto.

Di fronte a quello spettacolo realizzai che sarebbe stato un peccato non fissarlo su qualche supporto. Così chiesi al mio amico di prestarmi la sua macchina fotografica e cominciai a scattare le prime foto. Da quel giorno iniziai ad interessarmi di fotografia utilizzando prima la vecchia reflex analogica di papà e, in seguito , vista la mia passione per le foto panoramiche, degli assemblaggi per intendersi, sono passato alla fotocamera digitale. La prima macchina era di tipo compatto con uno zoom a grande escursione e dal 2006 fotografo con una reflex digitale Canon EOS 30 D che utilizzo tutt’oggi.

Ti affidi molto alla rielaborazione successiva dell’immagine o prediligi una fotografia che si realizzi in loco ?

Prediligo sfruttare al meglio le condizioni del luogo, luce naturale, inquadratura, ma prima di tutto la scelta del luogo studiandolo preventivamente sulle carte topografiche e dalle cime limitrofe. Studio molto l’inquadratura e prediligo le riprese in luce diretta, in post-produzione mi limito alla regolazione dei valori tonali in tricromia oppure in quadricromia per le immagini finalizzate alla stampa. Usavo talvolta un polarizzatore che ho perso due anni fa sulle cime dei Feruch e da allora non ho più sentito l’esigenza di adoperarlo perché mi sono reso conto che produceva un alone che, nel caso di assemblaggio di più foto creava un fastidioso disturbo.

Usi i filtri digradanti?

No, nessun filtro. L’unico “dispositivo” che uso è il parasole da avvitare sugli obiettivi per i controluce. Non sono attirato dai filtri digradanti, preferisco fotografare quello che vede l’occhio. Nella mia fotografia assume un valore determinante il punto di ripresa.

Proprio i punti di ripresa ed i soggetti, sono l’elemento che contraddistingue la tua produzione fotografica, come studi ed organizzi le tue campagne fotografiche?

Lo studio iniziò dalle guide “grigie” (Guide CAI TCI Collana Monti d’Italia N.D.R) e dalle guide di Luca Visentini , in particolar modo agli inizi della mia attività; ora avendo all’attivo più di un centinaio di salite di cime in orari…diciamo inconsueti, dispongo di un buon archivio fotografico che mi aiuta moltissimo nella scelta dei nuovi soggetti. Sono sempre più alla ricerca di cime poco conosciute, e spesso per comprendere bene i panorami che si vedono da lassù compio un’esplorazione sistematica dei punti di osservazione, di cima in cima, lasciandomi incuriosire scatto dopo scatto e veduta dopo veduta.

Usi il creatore di panorami per aiutarti ulteriormente nella scelta dei luoghi da dove fotografare?

Si lo uso, ci sono molte cime da cui è difficile immaginarsi il panorama, e quello è un valido aiuto, molto maggiore delle semplici foto che si possono trovare nel web. In particolar modo il grosso vantaggio di quell’applicazione è che puoi impostare l’angolo, quindi fotografando in mosaico riesco a produrre un’immagine con un campo di ripresa più ampio di un grandangolo e quel programma mi aiuta a capire meglio cosa posso vedere.

Spesso tu sali al tramonto o di notte per poi fotografare l’alba dalle cime, i bivacchi come li gestisci dal punto di vista logistico e dell’attrezzatura?

Innanzitutto prediligo la leggerezza. Ho portato la tenda solo una volta, la prima, sul Lastron dei Scarperi e sono morto dalla fatica, dopo quel giorno ho abbondato l’idea di averla con me. Oggi oltre all’inseparabile cavalletto, porto un sacco a pelo, un sacco da bivacco da porre sopra il sacco a pelo per proteggermi dall’umidità, il materassino si ma solo d’inverno, poi ho nel tempo ho imparato ad usare il telo di alluminio internamente al sacco a pelo ma con l’ accortezza di far sempre passare l’aria dentro il sacco così da evitare di fare condensa; nel momento in cui questa si forma e poi si raffredda si ottiene il risultato opposto. Così io d’inverno adopero un sacco a pelo con temperatura comfort 0° in piuma e dalla tarda primavera ad inizio autunno uno con temperatura comfort 15°; non manca mai però il cuscino; senza quello non dormo. Sorride.

Usi accompagnarti con della musica o dei libri durante i bivacchi?

Musica! Rock  principalmente, Pearl Jam, Led Zeppelin, Pink Floyd, Mike Oldfield… musica d’atmosfera. Libri non ne porto.

Alpinista e fotografo come te li senti addosso questi aggettivi?

Alpinista non lo sono! Io sono salito al massimo su difficoltà di terzo grado da secondo, io non mi sento un alpinista io sono una persona a cui piace stare in montagna e portare a casa un ricordo e condividerlo

Quali sono i tuoi riferimenti nel campo della montagna e della fotografia?

Luca Visentini per entrambe; per la fotografia in particolare ci sono due persone di Segusino (il paese dove vive e lavora NDR) che attraverso i loro libri hanno stimolato in me una forte curiosità di andare a vedere quello che vedevano loro: Mario Minute ed Elvio Damin.

Hai mai pensato di passare dalla fotografia paesaggistica a quella dell’azione arrampicatoria ed alpinistica in parete?

No, sinceramente ; oltre a non avere il tempo materiale per dedicarmi, ho ancora moltissimo da esplorare e vedere. Principalmente la mia è una passione personale che poi amo condividere con gli altri.

La foto o l’inquadratura perfetta che sogni o che devi ancora trovare?

Non so se posso dirlo… Sorride.

Da solo o in compagnia quale preferisci e cosa cambia?

Dipende dallo stato d’animo in cui sono, io di solito esco da solo. L’unica persona che sa sempre dove vado è Federica (la fidanzata NDR), poi dipende dai posti. Se sono situazioni particolarmente isolate avverto anche qualche amico.

Ci son dei posti che ti sei trovato solo, ma avresti preferito avere compagnia?

Capita di partire da solo e trovarsi poi in situazioni in cui avresti fortemente voluto essere in due, quando però poi ritorni a valle sai di aver vissuto un’esperienza più completa.

Passare le notti da soli sulle cime delle montagne sono momenti che si assaporano e si comprendono solamente una volta scesi nuovamente a valle.

Se ci sono dei percorsi per me particolarmente difficili allora vado in compagnia, e l’atteggiamento cambia inevitabilmente. In ogni caso rimangono delle belle esperienze.

Come può un figlio delle colline del prosecco, avere questa passione per il genepì valdostano tanto da non farlo mai mancare nelle sue notti in quota?

Da quando l’ho assaggiato, sul Cevedale, non manca più nel mio zaino, è diventato il mio portafortuna quando vado in montagna, altrimenti le foto non vengono bene… Sorride.

Concludo finendo l’ultimo sorso di birra e ringraziando Paolo per la disponibilità  e Gianluca per la collaborazione, è arrivato il momento di andare prepararsi per la serata.

Potete vedere le foto di Paolo qui

http://www.paolocolombera.it/

Paolo Colombera – Dolomiti una sola moltitudine- 30 marzo 2015 Marghera Venezia

Poche persone trovano stimolante alzarsi in piena notte per affrontare lunghi percorsi e fatiche al fine di ricercare lo scatto perfetto che la Natura può offrire.
Paolo Colombera, con i suoi fantastici scatti, ognuno con una storia a se, è pronto a farci passare una serata all’insegna della Bellezza con la “B” maiuscola e della simpatia.
Al centro dell’attenzione saranno, ovviamente, le maestose cattedrali di pietra delle Dolomiti!
Una serata a cui non si può mancare! 
Lunedì 30 marzo ore 20.45
Marghera Venezia
Chiesa di Gesù Lavoratore
Via Don Orione 3
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