Kenya Expedition 2017

Giovani alpinisti di terraferma a caccia di esperienze sulla montagna che risplende.

Intervista di Carlo Piovan ad Andrea Tagliabracci

Andrea è uno dei quattro giovani istruttori sezionali, della Scuola di montagna C. Capuis di Mestre, che nel dicembre del 2017 ha portato a compimento l’ascensione di Punta Lenana e Nelion sulla seconda montagna d’Africa. In attesa del  racconto dettagliato della loro esperienza, Venerdì 27 Aprile al Centro Culturale Candiani a Mestre, andiamo a scoprire qualche anticipazione.

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Com’è nata l’idea di organizzare un viaggio/spedizione sul Monte Kenya? come mai questa meta?

L’idea è nata all’inizio dello scorso anno, mentre stavamo organizzando in Sezione il programma delle attività che hanno celebrato i 50 anni della nostra Scuola di Alpinismo, la Capuis. Federico Piovesan, che poi sarebbe diventato il capo spedizione, ha proposto di far coincidere l’evento conclusivo di quel programma con quello che era da tempo il suo pallino: una spedizione extra europea, fattibile anche in sole due settimane, alla scoperta degli ultimi ghiacciai equatoriali attraversando diverse fasce climatiche e di vegetazione;  come meta, il massiccio di Shipton e di Benuzzi: il Monte Kenya.

Chi è stato promotore dell’idea e come si è formato il gruppo?

Federico ha lanciato l’idea quasi per gioco, ma evidentemente si è trattata dell’idea giusta al momento giusto, perché in pochi giorni ha raccolto l’adesione spontanea di un gruppo eterogeneo ma molto motivato di alpinisti e alpiniste della Scuola, accomunati dalla voglia di scoprire e di mettersi alla prova.

Una volta individuata la via che avreste voluto seguire come avete organizzato l’ascensione? materiale? allenamento?

Il nostro allenamento è stato molto semplice: andare in montagna più possibile! Compatibilmente con il tempo che ciascuno aveva a disposizione, abbiamo fatto attività alpinistica, scialpinistica, di arrampicata nel corso di tutto l’anno, trovandoci anche per correre insieme una sera a settimana nei primi mesi. Avremmo voluto “testarci” su qualche 4000 poco prima della partenza, ma il poco tempo a nostra disposizione è stato tiranno. Per il materiali abbiamo messo insieme principalmente le nostre dotazioni personali integrandole con alcuni materiali forniti dalla Scuola. Della via che avevamo scelto di affrontare – la Shipton – non ci sono molte relazioni, tanto meno recenti: ma proprio la difficoltà nel reperire informazioni di prima mano ha aggiunto interesse alla salita, perché ci ha dato la possibilità di essere anche un po’ esploratori e di portare a casa informazioni più aggiornate, che magari potranno essere utili ad altri alpinisti.

Avete avuto suggerimenti o aiuti esterni per la preparazione atletica e tecnica o vi siete affidati alle conoscenze personali?

Inizialmente Marco Berti, che si era molto interessato alla nostra spedizione, ci ha aiutato dandoci dei consigli per l’allenamento e ci ha seguito direttamente in alcune sessioni.

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Il gruppo della spedizione

Quali sono state le vostre impressioni alla prima vista del Monte Kenya? era come ve lo aspettavate?

Il primo scorcio l’abbiamo avuto al terzo giorno di avvicinamento, tra Lake Ellis e il Minto’s Camp. Abbiamo cercato in fibrillazione, sfruttando il mirino dell’unica macchina fotografica in dotazione al gruppo, il profilo delle cime che avevamo visto tante volte in foto, ma il Kenya è un massiccio imponente, e la Nelion e la Batian si sono nascoste ancora per un po’. Solo arrivati all’Austrian Hut, e poi ancora meglio il giorno successivo da Punta Lenana abbiamo visto chiaramente il versante sud, quello da cui saremmo saliti: è stata un’emozione incredibile. Quella vista “da cartolina” raccontata anche da Felice Benuzzi invece l’abbiamo ritrovata solo una volta usciti dal parco, all’altezza di Nanyuki, dal finestrino del van su cui abbiamo percorso chilometri interminabili!

Molti ritengono che l’alpinismo, è tale, quando ci si misura con l’incertezza. come descriveresti quella o quelle affrontate in questa ascensione?

Di incertezze ne avevamo moltissime, e ne abbiamo avute finché non siamo tornati all’Austrian Hut l’1 gennaio dopo l’ultima doppia. Non solo legate alla via e alle nostre capacità – anche se la quota si è fatta sentire, forse anche per un po’ di incoscienza abbiamo sempre avuto piena fiducia in noi stessi – ma anche ad esempio all’impossibilità di sapere quante altre cordate avrebbero tentato la salita il nostro stesso giorno, o che condizioni avremmo trovato tra la Nelion e la Batian.

Quante “punte” siete riusciti a salire ?

Abbiamo fatto punta Lenana il giorno prima della salita al Kenya e poi il giorno dopo punta Nelion, sfortunatamente non siamo riusciti a fare il Batian.

Italo Calvino sosteneva che di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda. Nel vostro caso siete partiti con delle domande? e se si avete trovato delle risposte in terra Africana?

Immagino che tutti noi siamo partiti chiedendoci innanzitutto se saremmo riusciti ad arrivare là dove ciascuno di noi si prefiggeva di arrivare. In cima, a oltre 5.000 metri, su una roccia completamente diversa da quella su cui siamo abituati ad arrampicare, o per lo meno a sfiorare quella quota toccando Punta Lenana. Ciascuno di noi aveva sicuramente anche delle domande personali, ma non credo che l’Africa ci abbia dato delle risposte: casomai ci ha posto nuove domande, a cui cercheremo risposte in altre avventure. E’ stato più un inizio che il raggiungimento di un traguardo.

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Monte Kenya

Dopo questa esperienza pensi di essere maturato più come persona o come alpinista?

Lo capirò veramente solo alla prossima spedizione!

Cosa bolle in pentola?

Se, con cosa bolle in pentola, intendi i progetti futuri, ovviamente il sogno per me è e resta il Nepal ma anche il Kirghizistan è una meta che trovi interessante.

Kenya Expedition 2017 – Scuola di Montagna C. Capuis , CAI sez. di Mestre
Partecipanti: Andrea Tagliabracci, Luca Farese, Federico Piovesan, Enrico dalla Costa, Francesca Fungher, Erika Galvan, Nicola Pusterla, Sandro Bonaldo.
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