I tre spigoli della Tofana e quell’alpinismo intramontabile

di Saverio D’Eredità

L’anno è il 1946. Nell’Italia che lentamente si ricostruisce, le mani degli alpinisti tornano a toccare quelle rocce troppo a lungo proibite. E mentre una generazione passa la mano, le nuove leve si fanno avanti a colpi di scalate prestigiose e sempre più spinte. Il Gruppo degli Scoiattoli è già attivo da alcuni anni, ma la guerra ha fortemente condizionato la loro attività. Qualcuno non è tornato. Le montagne, invece, sono rimaste mute spettatrici di un immane tragedia. Continua a leggere

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Chicken Wings sull’Aiguille du Peigne

di Saverio D’Eredità

Se siete stati a Chamonix, sicuramente avrete – almeno una volta – ordinato una birra all’Elevation. E se non ci siete mai stati, bè, è la prima cosa da fare quando dovrete incontrare qualcuno, pianificare la prossima impresa o millantarne altre. Anche perché vi danno la password del wi-fi e questo vi permette di postare in diretta foto e stati d’animo, visto che mezzo mondo si starà chiedendo quale grande impresa stiate preparando. Potrete trovare un’ottima selezione di birre belghe, anche trappiste o triplo malto, una vasta scelta di burger di varie taglie e condimenti, nonché una fauna umana particolarmente variegata. È qui che potrete immergervi nella tipica, internazionale ed autoreferenziale, atmosfera chamoniarda. Potrete trovarvi gomito a gomito con gruppuscoli di yankees con il cappellino a visiera, spagnoli molto motivati, presuntuosi locals ed una vasta gamma di inglesi. Tra questi potreste individuare i pro-nipoti di Edward Whymper così come gente più scassata, epigoni dell’epopea dello Snell’s camp. Talvolta, più raramente, vi naufraga anche qualche famiglia italiana spinta fuori dal main-stream del corso centrale.

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Lillipuziani parte terza – La cresta della delusione

di Saverio D’Eredità

Avevamo appena ordinato la terza birra da mezzo e, a parte la necessità di andare a pisciare urgentemente, non avevamo risolto ancora nulla. Mi alzai con la vescica che esplodeva e mi feci largo all’interno del “The Pub” di Chamonix, pullulante di rubicondi e chiassosi tifosi “orange” concentrati su un avvincente ottavo di finale del Mondiale 2014. Feci giusto in tempo a notare che – nonostante tutto – Wesley Snejder era ancora in gran forma, anche se non credevo che l’Olanda sarebbe arrivata in finale pure stavolta. Ci vorrebbe proprio uno come Wesley, pensai. Uno cui affidare le chiavi del match. Tornai al tavolino che Stief stava sfogliando freneticamente la guida di Batoux sulle 100 e 1 più belle scalate del Bianco, passando dalla numero 8 alla numero 76 svuotando boccali di birra e spegnendo una cicca dietro l’altra. Non ce la potevamo fare.
Per fortuna le ragazze si stavano rilassando con dei rinfrescanti drink e l’aria del tardo pomeriggio si stava facendo leggera. Un normale aperitivo con paranoia nel cuore di Chamonix.

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Cibo per marmotte e dialoghi con stambecchi

di Emiliano Zorzi

(Articolo pubblicato su “Bivacco sotto la Rocca” – settembre 2017)

Questo articolo tratta della gestazione e realizzazione della va “Fai Bei Sogni” sul luminoso versante sud dell’Innominata, in bella vista del Rifugio Corsi. Il nome, scelto dal vulcanico Fabio, ha a che fare con un libro di cui non so nulla né ho indagato sulla motivazione della scelta; più pragmaticamente ho badato al trasformare in realtà tangibile l’idea (ogni idea è in qualche modo un sogno) di un nuovo percorso sulle rocce dell’Innominata.
Quando mi è stato chiesto gentilmente da Paola di dare un piccolo contributo per il numero di settembre, non mi ci è voluto troppo tempo a pensare che non c’era niente di più adatto ad un notiziario sociale che scrivere qualche riga della piccola-lunga storia collettiva che ha coinvolto per mesi, seppur a spizzichi e bocconi, una gran parte del GAM, di altri amici della sezione e, letteralmente a spizzichi e bocconi, anche le simpatiche marmotte del luogo.
Tutto inizia nel dicembre 2016 quando, complice il tempo “mite” e l’assenza di neve, con Umberto siamo alla ricerca di qualche roccia solare su cui provare a fare qualcosa. Rispolvero quindi una vecchia idea, o meglio abbozzo di idea, riguardante una bella colata scura di ottima roccia sul basamento dell’Innominata. Il resto della via verso l’alto si scoprirà.

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Per il puro piacere di arrampicare

 

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

(P.Handke – Elogio dell’infanzia)

di Saverio D’Eredità

Sento una strana tranquillità, questa mattina. Parcheggiamo l’auto per primi in Val Venegia, proprio davanti ai profili dentellati e sbilenchi dei Bureloni che ancora ombreggiano sui prati freschi di rugiada.
Gli zaini, già pronti dalla sera prima, salgono subito in spalle e ci avviamo spediti. Anche ieri sera, nel prepararli, avvertivo questa singolare calma.

Sul pavimento del disimpegno il tintinnare argenteo dei materiali rompeva il silenzio della casa, ormai un passo nella notte. Per qualche istante mi concentrai sui suoni e sui gesti piuttosto che sulla scelta del materiale. Quante volte avevo già rinnovato questo rituale, ripetendo i medesimi gesti, udito questi suoni, rivolgendo le stesse domande al compagno? Continua a leggere

40 anni fra pareti e cime: incontro con Peter Podgornik al Nevee Outdoor Festival – Sella Nevea 21 luglio 2017 ore 21

Se avete mai avuto modo di buttare l’occhio sulle varie monografie di alpinismo extraeuropeo avrete sicuramente notato la ricorrenza di taluni nomi, ostici alla lingua italiana. Knez, Karo, Cesen, Jeglic, Sveticic, Podgornik (solo per citarne alcuni!)… vi dicono niente?
E’ la “generazione d’oro” dell’alpinismo sloveno quella che a cavallo tra gli anni 70 e 90 ha letteralmente fatto incetta di prima di livello altissimo in Patagonia, Cordillera Blanca, Garwhal indiano, Himalaya. Una generazione che ha segnato una svolta nella concezione dell’alpinismo del tempo, proiettandosi in avanti con uno stile che solo oggi le nuove generazioni riescono a capire ed interpretare in maniera innovativa. Negli anni 80 pensare di muoversi in Himalaya, su pareti in larga parte sconosciute, spesso in stile alpino e con mezzi ridotti era fantascienza. Eppure gli sloveni hanno dimostrato che era possibile.
Una generazione cresciuta all’ombra delle grandi pareti delle Giulie che i ragazzi dell’epoca hanno divorato metro a metro, d’estate e d’inverno, in solitaria o slegati. Questo aspetto non è stato trascurabile nella loro formazione: arrampicando nelle condizioni peggiori in Giulie hanno messo da parte un bagaglio di spessore che ha permesso poi di portare a termine eccezionali realizzazioni in alta quota o in climi estremi.

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Al Nevee Outdoor Festival 2017 incontreremo uno dei maggiori esponenti di quell’epoca irripetibile: Peter Podgornik.

Prolifico scalatore di altissimo livello, con 40 anni di attività alle spalle (eh, sì, perchè non ha mica messo le scarpette al chiodo!) dalla Himalaya alla Groenlandia, dalla Patagonia allo Yosemite, Podgornik oltre ad essere uno dei più grandi alpinisti sloveni è anche un attivo divulgatore e promotore di manifestazioni alpinistiche, documentari, libri. Sua è la guida monografica del Mangart, un riferimento storico ed alpinistico importante, come anche l’aggiornatissimo portale “Primorske Stene” che da anni raccoglie ed archivia le salite sulle Giulie slovene e non solo.

Avremo modo di ascoltare la sua testimonianza di una stagione gloriosa dell’alpinismo mondiale, il suo legame con le Giulie e i viaggi inediti di una vita passata tra cime e pareti.

Appuntamento al Centro Polifunzionale di Sella Nevea!

E non mancate al warm-up a partire dalle 18!

https://neveeoutdoorfestival.com/ospiti/

 

Memorie di un secondo di cordata

di Saverio D’Eredità

Ecco, ci risiamo.

La corda parte libera nell’iperspazio, priva di protezioni intermedie, disegnando un tracciante perfettamente obliquo lungo una placca compatta, cesellata qua e là di minuscole goccette di pietra, opera di uno stillicidio millenario. A destra, il diedro si inarca con una parabola perfetta. È una visione di ammaliante bellezza e al tempo stesso disperante. Ho atteso qualche istante prima di affacciarmi oltre il bordo del diedrino, sistemato alla meglio su un gradino appena buono per l’avampiede. Sapevo cosa mi attendeva. Lo intuivo dalla debolezza con la quale la corda davanti a me veniva recuperata e dalla sensazione – ancora una volta – di essere la persona sbagliata nel posto giusto.
Del resto, quando ti trovi nelle mani di due soci particolarmente in palla e piuttosto disinvolti sui sesti e sestipiù “da scalare” il tuo destino è già segnato in partenza. Continua a leggere

Cento Nuovi Mattini – incontro con Alessandro Gogna, Carpi 17/07/2017

Lunedì 17 Luglio ore 21.30
Carpi, Piazzale Re Astolfo
Incontro con Alessandro Gogna e il suo libro “Cento nuovi mattini”
Ingresso Libero

Chi – nel mondo dell’arrampicata – non ha mai sfogliato o almeno sentito parlare dello storico “Cento Nuovi Mattini”, imperdibile opera di Alessandro Gogna pubblicata nel ormai lontano 1981, esaurita da tempi immemorabili ed oggetto di desiderio di collezionisti e non?

Oltre trent’anni dopo è lo stesso Gogna a riproporre una riedizione di quel libro divenuto oggetto di culto e che, sopratutto, segnò un passaggio definitivo nella cultura alpinistica. Non si trattava solo di una guida ma anche di una guida: una visione complessiva del movimento che aveva ribaltato gli schemi tradizionale per rimettere l’arrampicata al centro di tutto. Una visione che partiva da una riflessione profonda che solo uno storico ed alpinista del calibro di Gogna poteva condurre con equilibrio e prospettiva.

I “Cento Nuovi Mattini” ristampati oggi nel 2017 possono essere un invito: a rileggere, a ripensare e collocare nella giusta misura e nel tempo un passaggio essenziale nella storia dell’alpinismo e dell’arrampicata.

Point Lenana

 

di Saverio D’Eredità

“Ma cosa sa di alpinismo chi sa solo di alpinismo?”

Con una epigrafe del genere un libro del genere va preso assolutamente! Prima ancora di capire di cosa tratti e di come lo tratti. E a prescindere dal fatto che trattandosi di un’opera targata Wu Ming di per se non potrà lasciare indifferenti. Talvolta mi capita di scegliere un libro per motivi del tutto futili ed occasionali, come il titolo, l’editing della copertina o appunto una citazione in retrocopertina. Un modo per lasciarsi sorprendere o per declinare ogni responsabilità forse. Che talvolta funziona. Sulla citazione iniziale torneremo più avanti, per procedere in maniera più ordinaria. Continua a leggere

La Sciatrice

di Saverio D’Eredità

Che il romanzo alpino non sia un genere di successo è noto ai lettori e scrittori di montagna già da tempo, se è vero che già cento anni fa Kugy ne denunciava limiti e carenze. Che la causa non sia forse da ricercare proprio nella predisposizione ed attitudine di lettori e scrittori sarebbe forse da indagare. Se è vero questo lo è altrettanto il fatto che proprio chi la montagna la vive e frequenta non gradisce (o mal sopporta) incursioni “di genere” in un terreno considerato esclusivo appannaggio proprio di chi ritiene la montagna un ambito poco adatto ad inscenare storie ed intrecci che appartengono alla narrazione classica. Come se tutta la colossale letteratura che si ambienta per mari ed oceani (Melville, Conrad, Hemingway per dare una manciata di nomi) dovesse prima essere filtrata ed accettata da capitani e navigatori! Continua a leggere