Sicuri sul sentiero 15-17 giugno 2018

Una bella iniziativa del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e speleologico organizzata insieme al Club Alpino Italiano. A Gemona, questo weekend!

Sicuri

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Alpi Carniche Occidentali – serate di presentazione della nuova guida

di Saverio D’Eredità

Quest’anno la stagione pare metterci fretta! Non era nemmeno un mese fa che si ragionava di sci e discese in condizioni, ed eccoci proiettati già nel vivo della stagione alpinistica.
Per stuzzicare il vostro appetito “alpinistico” abbiamo pensato di…venirvi a trovare a casa!
Un piccolo “tour” di presentazione della guida, in cui io ed Emiliano Zorzi vi racconteremo il percorso che ha portato a questa nuova edizione della guida Alpi Carniche Occidentali.
Una guida nuova, come avremo modo di spiegarvi, e non una semplice ristampa, con nuove vie, aggiornamenti, correzioni e perfezionamenti necessari ad offrire agli alpinisti un prodotto di qualità.
Ma non vi anticipo troppo. Questo il riepilogo degli appuntamenti:
7 giugno ore 21 – Trieste presso la sede della Società Alpina delle Giulie
8 giugno ore 20.45 – Codroipo presso la sede della Sezione del CAI di Codroipo
22 giugno ore 20.45 – Tolmezzo presso la sede del CAI di Tolmezzo

Ringraziamo le sezioni CAI e gli amici che ci ospiteranno e che ci hanno dato l’occasione di condividere con tutti voi il nostro lavoro.
Vi aspettiamo!

p.s: e per farvi venire l’acquolina scaricate l’indice delle vie che trovate in allegato!

p.p.s: per chi avesse acquistato la precedente guida “Alpi Carniche e Giulie”, portatela con voi alla presentazione, ci sarà una sorpresa 🙂

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Una delle più belle pareti della conca sappadina: la Nord della Cima Dieci con i suoi itinerari – foto E.Zorzi

 

Indice vie

Alpi Carniche Occidentali

di Saverio D’Eredità ed Emiliano Zorzi

(dall’Introduzione alla guida “Alpi Carniche Occidentali”, Alpine Studio, 2018)

Il lavoro di compilazione di una guida alpinistica ricorda, talvolta, le fatiche di Sisifo, che sembrano non aver fine anche quando si crede di aver raggiunto la meta. Non tanto, e non solo, per la sempre opinabile scelta degli itinerari da inserire, la cui lista rischia di risultare sempre incompleta e di non accontentare tutti, quanto piuttosto per la necessità di verificare se e come l’impostazione data ad un lavoro come questo possa effettivamente rispondere non solo ai gusti, ma soprattutto alle esigenze dei lettori. Una guida di questo tipo, pur non avendo la pretesa di esaustività delle opere monografiche, cerca di dare una visione il più possibile ampia dei gruppi trattati ed allo stesso tempo deve anzitutto ad un criterio di utilità, cioè poter accompagnare il lettore nella scoperta e quindi nella scelta degli itinerari e dei luoghi.

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Tre e trentatre

di Saverio D’Eredità

Che poi lo sappiamo tutti che esistono due tipi di sciatori. Quelli che smettono e quelli che in realtà non smettono mai. O se smettono è solo per un attimo, per quel periodo che si fa sempre più lungo tra l’ultima lingua di neve e la prima nevicata. Una parentesi, diciamo. Un cartello “Torno subito” fuori dal locale.

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Dove la città finisce

di Saverio D’Eredità

Certo che è una cosa strana, la neve. Perché per metà sicuramente è scienza, qualcosa che trovi in certi libri che lo spiegano, ma che io non sono mai riuscito a leggere, o capire. Però per l’altra metà è un qualcosa che sfugge. I più romantici ti dicono che è il mistero della Natura, altri che in verità basta studiare di più, ma io sostengo che sia fondamentalmente culo. Certo, ci sarà qualcuno che ti verrà a spiegare che quello che tu chiami culo in realtà è sapiente dosaggio di osservazione, esperienza e memoria. Però nulla mi toglie dalla testa che una percentuale – che può anche essere minima – è culo. Oppure un senso di cui non abbiamo consapevolezza, ma che alla prova dei fatti funziona. Un po’come intuire il momento in cui scolare la pasta.

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Oltre il confine – L’alpinismo antifascista di Ettore Castiglioni

di Saverio D’Eredità

Una piccola croce di legno, appoggiata ad un fascia rocciosa, così piccola e scura che fai fatica a notarla. Che penseresti sia stata messa lì per caso, o dimenticata.
E’ proprio dei Giusti non pretendere sepolcri solenni, ma accontentarsi di cerimonie minime e luoghi umili. Ettore Castiglioni fu, prima che alpinista, scrittore, musicista, viaggiatore, un Giusto.

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Una cosa stupida

di Saverio D’Eredità

Palline.
Palline che sfrecciano e si srotolano a raggiera sul pendio, intrecciandosi e disperdendosi, senz’altra meta se non il nulla.
“Qua mi pare ripido”
“Già”
“Ma ripido tipo Huda Palica o meno?”
“Tipo. Forse di più”
Perché per noi l’Huda è un po’il riferimento per tutte le discese un po’più incazzate. C’è un “più del Huda” e un “meno del Huda” e attorno a questo asse valutiamo le nostre capacità e ambizioni.
Intanto, palline.
Palline che partono da sotto i miei scarponi, lanciandosi verso l’imbuto del canale e svanendo in questo latte freddo, come non fossero mai esistite.
Una volta di qua rotolavano corpi di uomini, uccisi per un motivo tanto inafferrabile quanto invece tangibile era la paura nei loro cuori. Avrei dovuto pensare a questo, durante questa lunga ora accovacciato dentro la cornice della forcella, che come un’onda gelata ci sovrasta ed avvolge.

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La pattuglia acrobatica/atto I: prima discesa con gli sci della Gola Nord della Veunza per Cecon, Limongi e Mosetti

di Saverio D’Eredità

“Impossibile non sia stata ancora sciata!”

Ogni qualvolta mi capita di passare dalle parti di Fusine ed osservare quella vena bianca che fila sinuosa nel ventre della Veunza, mi faccio sempre la stessa domanda. Per una generazione che si muove nel “post-tutto”, il rischio è che anche quell’immaginazione che un tempo doveva andare al potere possa inaridirsi. Eppure la domanda tornava costante “E se ancora non fosse stata sciata”?

Incassato tra le pareti della Strugova e della Veunza, questo canale noto come “Gola Nord della Veunza” (in realtà l’apice del canale è la Forca di Fusine, passaggio sulla grande cresta Ponze-Mangart) è pressoché invisibile nella sua interezza da qualunque angolazione lo si osservi. La vena, sinuosa, appare da lontano solo per un breve tratto della sezione superiore, salvo essere “inghiottita” alla vista dalle pareti che vi si ripiegano attorno. Nemmeno andandovi alla base, al culmine del bel conoide della Strugova, è chiaro esattamente se questo canale abbiamo o meno continuità: bisogna dunque entrarci per scoprire che un “muro” di circa trenta metri si pone a difesa di questa linea che ha tutto per essere “ideale” ma che nella migliore tradizione giuliana riserva sempre qualche sorpresa.

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Il Desiderio di Infinito – vita di Giusto Gervasutti

di Saverio D’Eredità

C’è un angelo triste che osserva il destino confuso degli uomini dalla stretta vetta del Requin. Le mani, grosse e nodose di alpinista, stringono asole di canapa. E’ vestito secondo lo stile dell’epoca. Semplicemente. Una giacca di panno e pantaloni di fustagno. In vita è stretta una corda. Il volto, bruciato e corrugato dal sole, pare come torvo e pensoso. A cosa penserà, l’angelo triste?

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Lezioni di sloveno

di Saverio D’Eredità

Per comprendere a fondo un’arte bisognerebbe studiarne altrettanto approfonditamente l’ambiente e le circostanze che ne hanno permesso l’emersione e lo sviluppo. In questo senso per capire davvero il blues si dovrebbe girare per le strade di New Orleans, così come sarebbe stato interessante poter visitare le botteghe di Firenze ai tempi di Giotto. Perché l’arte è sempre il prodotto della storia, dei costumi, delle tradizioni e dei talenti che si sviluppano in dato momento in un certo luogo.
Parafrasando, per comprendere appieno ciò che ha permesso all’alpinismo sloveno di formare alcuni tra i più grandi esponenti dell’alpinismo moderno e diventare una vera e propria scuola, è necessario calarsi nella cultura e nei luoghi che costituiscono quella sorta di fertile humus che ne ha permesso lo sviluppo.
Sono spesso questi i pensieri che mi accompagnano quando mi trovo a camminare verso gli attacchi delle vie sulla Nord del Triglav o di ritorno da un giretto a quel parco dei divertimenti per alpinismo invernale che è il Passo Vršič. Se la “Stena” è il terreno ideale d’estate per sperimentare le grandi vie d’ambiente e muoversi su centinaia di metri di parete, il passo rappresenta invece una sorta di campo scuola per approcciare percorsi, tecniche e metodi su neve e ghiaccio. Continua a leggere