Scienza degli attimi

di Saverio D’Eredità

Volume 1 – il miracolo del Buinz

Che lo scialpinismo sia una questione di attimi, è una cosa che ci siamo detti varie volte. Essere bravi a coglierli, però, è tutta un’altra storia. Più passa il tempo, infatti, più mi convinco che il miglior scialpinista non sia tanto quello che scia meglio, o scia più forte, o sul più ripido (tutte cose che vanno bene, intendiamoci), ma quello che conosce più profondamente questa scienza inesatta degli attimi. Sapere ad esempio il momento in cui la neve fa tac! e trasforma il pendio da una lastra di marmo ad un morbido tappeto di panna su cui scivolare. Capirlo dall’angolazione dei raggi solari, dalla conformazione di un versante, dal vento, dall’umidità, dalla temperatura e dalla struttura dei cristalli di neve. E tutto questo poi condensarlo in un frazione di tempo minima, l’attimo, appunto.

Salendo a Sella Buinz -foto L.Barbui

Per quanto si provi a trovare la formula esatta che sta dietro quell’attimo, a me pare che sai più facile ragionare come in cucina. Avete presente il “QB” delle ricette? Ho visto gente molto razionale andare in totale confusione con la storia del “Quanto Basta” di una quantità di zucchero o di cannella. Voi come lo calcolate? C’è un algoritmo? Uno studio di funzione? No, è “QB”, punto. Il resto si vedrà. Ecco, a pensarci bene quel famoso attimo in cui Ia neve fal “tac!” ad una certa ora su un certo pendio è simile al QB delle ricette di cucina. 

Va da sé che non sono tutti uguali, gli attimi, se no saremmo a cavallo. Ci sono attimi, ad esempio, che si ripetono nel tempo e con una certa precisione, tanto da farmi venire il dubbio di essere arrivato a capirli, quando in verità credo c’entri più il caso (se notate bene, il caso, questo artefice nascosto delle cose, è scomparso dalla circolazione. Non ne parla più nessuno. Tutti si sentono bravi, ma in realtà lui è sempre lì, a tessere le fila). Come ad esempio sul Buinz.

La splendida linea del Buinz vista dall’altipiano del Poviz – foto S.D’Eredità

Quella del Buinz è forse la linea più bella di Sella Nevea, almeno per quanto mi riguarda. Una pista di decollo perfetta, lineare, elegante come poche. Mille trecento metri di sciata, nessuna ripellata, nessuna lotta nel bosco, niente di eroico. Puro sci. Sul Buinz ho sempre trovato, più per culo che per bravura, quel famoso attimo (del resto se non l’avessi trovato certo non starei qui a raccontarvelo). Anche se, devo ammetterlo, l’altro giorno si è fatto attendere più di un’ora. Abbarbicati al bivacco sulla cima studiavamo le nuvole e il vento, le une dall’ovest, l’altro dall’est e noi in mezzo a cercare il sole. Siamo rimasti lì inchiodati con un occhio al cielo e uno al pendio con la perseveranza di chi crede in qualcosa di migliore. Finchè c’è stato un momento in cui senza dire nulla ognuno ha iniziato a prepararsi. Senza un calcolo, una considerazione, un ragionamento qualsivoglia. “QB”, appunto.  L’altro giorno, per mezz’ora soltanto, il miracolo del Buinz si è ripetuto. Siamo nuovamente planati su Sella con quelle curve ampie e veloci che solo quel pendio sa dare, portandosi via tutto. Ogni paura, ogni esitazione e con esse anche il segreto che sta dietro l’intuizione di quell’attimo.

Una sosta nella discesa dal Buinz – foto S.D’Eredità
Prime curve dalla cima del Foronon del Buinz – foto L.Barbui

Volume 2/L’attimo non colto del Chiavals

E poi ci sono attimi, invece, che puoi attendere per anni. Tanto da farti dubitare che possano effettivamente realizzarsi, almeno finché hai il privilegio di vivere. Quando provi a spingere l’auto fino in fondo alla Val Alba, schivando massi e abeti stroncati che paiono messi lì come inquietanti ammonimenti, non pensi proprio di essere nel momento giusto e nemmeno nel posto giusto. Guardi con perplessità questi fianchi irsuti, cercando un qualcosa che non siano linee spezzate, salti di roccia, forre e creste affilate. Eppure ti basterebbe poco, una linea bianca, un accenno di vallone, anche un canale che finisce nel nulla va bene. Ma per quanto tu ci possa credere non c’è una sola valida ragione per essere qui, dove sciare, essenzialmente, è un atto di fede più che di bravura. Ora, io non so se siamo stati abbastanza credenti, ma sono certo ce l’abbiamo messa tutta. Abbiamo sudato, ravanato, bestemmiato non si sa quale dio, litigato e persino scherzato. Niente di tutto ciò, va detto, veramente sul serio. Ma parlavamo di attimi e in fin dei conti, non so se quell’attimo l’abbiamo colto veramente. Io ho il sospetto di no e quindi ci porteremo questo dubbio ancora per chissà quanto tempo (ve l’avevo detto che quella degli attimi non era una scienza esatta). Alla fine mi viene da pensare che in tutto questo la cosa più incredibile fosse in realtà il silenzio mentre ci prepariamo a scendere, ognuno accomodato sul proprio gradino di neve sospeso su due vuoti che è meglio lasciar perdere. E quel senso di precario, di fragile che che lo sci di montagna si porta dietro. Che non sai mai quanto ti stai divertendo e quanto te la stai facendo sotto. O forse era proprio quello l’attimo che cercavamo.

Cresta sud del Chiavals – foto S.D’Eredità

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