Marco Berti, Tom Ballard il figlio della montagna; Solferino editore

di Carlo Piovan

Il tema della biografia, per uno scrittore è sempre un difficile banco di prova. Se a questo aggiungiamo che il soggetto di cui parlare è un amico e compagno di cordata, prematuramente scomparso, la difficoltà aumenta e gestire emozioni e rigore narrativo diventa un ulteriore sfida alla realizzazione del libro.

Poco dopo la notizia sulla prematura scomparsa di Tom e Daniele, Marco mi confida il suo progetto, sapendo cosa vuol dire perdere un amico in montagna, rimango a metà tra la sorpresa e la preoccupazione per la sfida in cui si stava lanciando, pur sapendo che avrebbe avuto un solido editore a supportarlo.

Un tema letterario complicato e il dolore da gestire.

Non avevo capito fino in fondo il suo intento.

Il libro pur affrontando con metodo e corretta sintesi la ricostruzione per eventi salienti, della vita di Ballard, predilige superare la mera cronistoria fatta di date, numeri e luoghi (stile troppo spesso usato per le biografie di alpinisti) lasciando spazio alla necessità dell’autore di provare a delineare i tratti caratteriali ed emotivi dell’alpinista inglese , come lo definisce lui, figlio della montagna. Come si apprenderà dalla lettura, Tom è una persona dal carattere complesso, talvolta chiuso in se stesso che ha dovuto fare i conti fin da piccolo con uno stile di vita, molto diverso da quello che molti di noi hanno conosciuto.

L’autore nel dare concretezza al suo intento di raccontare Tom, si muove attraverso due espedienti che rendono dinamica la lettura, parlare della loro amicizia e provare ad interpretare e spiegare lo stile di fare alpinismo dell’amico, cartina tornasole della sua personalità. Riesce in questo intento grazie all’abbandono di mire monografiche ma concentrandosi maggiormente sugli aspetti dell’ uomo e non dello sportivo.

Completa il lavoro, un lodevole sforzo di rendere comprensibile ai non addetti ai lavori, i i dettagli più tecnici della sua attività.

Ma l’autore non è l’unico soggetto a contribuire in modo attivo al voler rendere omaggio a Tom Ballard in questo libro.

Il volume si accompagna di tre contributi ben distinti e caratterizzati, rispettivamente di R. Messner, A. Txikon e A. Filippini. Equilibrato ed edotto il primo che diventa la prefazione ufficiale del libro, schietto e diretto il secondo che contribuisce a delineare meglio i dettagli della tragiche ultime ore di Tom e Daniele, vivace e provocatorio l’ultimo come un bravo giornalista dev’essere.

Leggo le ultime pagine del libro e le preoccupazioni di mesi prima, trovano ragione. Marco vuole, semplicemente, regalare un po’ di immortalità all’amico scomparso e in un mondo in cui le parole hanno i minuti contati di un post sui social network, la carta stampata mantiene ancora il suo valore durevole nelle stagioni.

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