Wurstel e spaghetti in salsa bordolese.

di Carlo Piovan

Piaciuta la via?

Si bella, più dura del dichiarato

Immaginavo ma il Brix non ha sgradato?

No anzi..

Quindi VI?

Un sei un po’ incazzoso

6a? 6b?

Sti gradi francesi! In idioma italico orami dimenticato e vilipeso da questo tempo senza cultura si direbbe “sesto sostenuto”

I gradi francesi sono il riferimento europeo, se non mondiale, per l’arrampicata

Insomma la classica fessura un po’ stronza dai

Vuoi parlare ancora il volgare o è il caso di imparare l’inglese

Bah riduttivo e fuorviante

Va a dire a uno 6a e si butta su quella fessure pensando ad un tiro di falesia

C’è un problema di preparazione prima che di lingua

Aspetta, innanzitutto i gradi UIAA sono di scuola teutonica ma soprattutto stai mescolando la traduzione con la grammatica

Da questo mattiniero scambio di opinioni, ho pensato sia il caso di fare un po’ di chiarezza sull’annosa questione della valutazione delle difficoltà che spesso si riscontra nelle relazioni.

La Scala Welnzabach e l’equivoco del VI grado

1926 l’alpinista tedesco Willo Welnzabach propone una scala di difficoltà in sei gradi dall’I al VI dove l’ultimo grado corrispondeva al “limite delle possibilità umane” ed era rappresentato dalla via Solleder alla parete NO della Civetta. L’errore di applicazione da li in avanti sarà nel considerare il VI grado come limite massimo raggiungibile dall’uomo e non come il massimo grado raggiunto all’epoca della concezione della scala. A mio avviso l’equivoco sta nel non aver attribuito alla formulazione di Welnzabach, una presa di coscienza storica del massimo livello raggiunto all’epoca (Solleder al Civetta), ma aver elevato l’ultimo grado della sua scala alla scontata presunzione di non considerare la possibilità di miglioramento nell’attività alpinistica.

Questo equivoco determinò una divergenza tra l’evoluzione delle capacità degli arrampicatori e una scala di valutazione compressa verso il basso, non avendo ufficialmente il benestare della comunità alpinistica (U.I.A.A.) a superare il concetto di VI grado.

A complicare le cose va considerato che nel sesto ed ultimo grado vennero incluse tutte quelle ascensioni durante le quali si faceva abbondante uso di chiodi e si saliva in artificiale. La confusione che ne derivò fu enorme, perché non si fece fin dall’inizio una netta distinzione, come poi sarà fatta dagli alpinisti francesi.

Nel 1943 il GHM (Grupe Haute Montagne) ufficializzò la scalata di valutazione d’insieme di Devies con le sigle: F, PD, AD, D, TD, e ED, proponendo anche le sigle per classificare l’arrampicata artificiale con A1, A2, A3 e A4)

Il settimo grado e i successivi sviluppi

messner

È il 1972 quando esce in tedesco la prima edizione di un libro che rivoluzionerà il mondo dell’alpinismo e soprattutto dell’arrampicata su roccia. Settimo grado di Rehinold Messner, di fatto sarà il ragazzo di Funes a rompere gli indugi nell’affermare, in un testo di più ampio respiro rispetto alla mera questione accademica, che la scala Welnzabach non poteva rimanere ferma al VI grando come limite massimo. Nelle successive edizioni indicherà come data di svolta il 1977 quando Helmut Kiene e Reinhard Karl salgono le Pumprisse ed hanno il coraggio di dichiararle VII grado.

L’apertura della scala UIAA un ritardo storico

Di fronte alla storia, nonostante le resistenze interne, l’UIAA riconoscerà solo nel 1978 il VII grado nella scala delle difficoltà, ma bisognerà aspettare il 1985: perché la scala venga aperta verso l’alto, anno in cui il tedesco Wolfgang Güllich, salì Punks In The Gym 8b+ (X+ secondo la scala U.I.A.A.) nei Monti Arapiles (AUS). Come è facile capire, i tempi di evoluzione dell’arte di arrampicare procedevano a ritmi diversi, rispetto a quelli di chi avrebbe dovuto recepire e coordinare i temi di confronto a livello europeo.

I gradi francesi e l’arrampicata libera

L’attenzione e la sensibilità francese sul tema della valutazione delle difficoltà si è sempre contraddistinta, se già nel 1943 si rilevava l’esigenza di distinguere l’arrampicata artificiale da quella libera, nel 1978 Lucien Devies si pone di fronte a un’altra esigenza, ovvero di esplicitare la generica difficoltà di VI grado, nelle “Guide Vallot” (1978) Devies cominciò ad usare le valutazioni VIa, VIb, ecc. per valutare le difficoltà superiori al VI grado. Nel frattempo sulle pareti di bassa quota francesi comparvero valutazioni che differenziavano la difficoltà superiore al VI grado e nacquero le sigle 6a, 6b, ecc. Verso la fine degli anni Ottanta, Francois Labande, compilatore di guide fra le quali quella del Duphinè (Delfinato) presentò la “scala francese” per le ascensioni alpine confrontandola con la U.I.A.A. e sostituendo i numeri romani VIa, VIb, ecc. con i numeri arabi 6a, 6b, ecc. e comparando il VI grado U.I.A.A. con il grado “5a”, o “5+” nelle prime edizioni. Labande, in quell’occasione, usò quella scala per ufficializzare la “scala francese” oggi largamente in uso.

vallot_labande_1

vallot_labande_2

Saper tradurre non vuol dire saper scrivere

La confusione derivata da questo equivoco si protrae fini ai giorni nostri, attraverso valutazioni storiche riportare e riproposte nelle guide d’arrampicata, che raramente vengono rivalutate sia alla luce del momento storico dell’attribuzione delle difficoltà sia tenendo conto della distinzione tra arrampicata libera ed artificiale, ritrovandoci ancora una volta dopo quasi 75 anni di discussione ed evoluzione della materia, a non valutare correttamente le difficoltà in libera di una via “classica”“, rispetto al grado indicato all’epoca, in virtù di una sorta di religioso rispetto nei confronti delle considerazioni dei primi salitori, quasi spettasse loro l’insindacabile giudizio con buona pace dell’opinione e del confronto dei ripetitori. A completare il quadro della babele ricordiamo che in Italia è largamente in uso la scala francese per gli itinerari di arrampicata sportiva e la stessa talvolta viene usata per indicare le difficoltà su terreni alpinistici, superiori al VI+ U.I.A.A. . Il problema che si nota e che spesso coinvolge i principianti, è di legare la scala in uso della difficoltà con la tipologia di itinerario, con il risultato di avere come concetto diffuso la grossolana sintesi: grado francese = spit = sportivo, grado U.I.A.A. = no spit = alpinistico.

Equivalenza tanto sbagliata sotto il profilo storico e linguistico, quanto pericolosa perché lega assieme due temi completamente diversi, ai quale si aggiunge come ciliegina (amara) sulla torta, la brutta abitudine di molti compilatori di guide, di considerare alla stregua di terreno sportivo qualsiasi itinerario veda la presenza di rari o frequenti spit lungo il percorso, senza porsi la questione della distanza tra essi.

In quanto tale (autore di guide) non mi escludo e sono il primo a recitare il mea culpa rispetto agli errori espressi sopra, pur essendo temi di non difficile comprensione, non è sempre scontato trovare un orientamento comune tra autori ed editore.

Conclusioni

Di recente sono stato ad arrampicare una settimana a Chamonix, se non avessi avuto dalla mia parte le conoscenze sopra espresse, probabilmente prima ancora di avere una crisi motivazionale per aver trovato molto più difficile il 5+ francese rispetto al V+ italiano, sarei già ricoverato in ortopedia, se leggendo tutte le relazioni in gradi francesi mi fossi presentato sotto le pareti con solo 12 rinvii, fiducioso della presenza dei fix.

Tabelle di comparazione corrette, tra UIAA e F.

Bibliografia

R. Messner , il 7° grado, Gorlich editore 1974;

AA.VV. La Chaine du Mont Blanc, Guide Vallot, Arthaud editore 1978;

CAI Rimini – L’ALTIMETRO, LA SCALA DELLE DIFFICOLTÀ… UN PO’ DI STORIA Tratto dal Manuale del CAI “Alpinismo su Roccia” , Maggio – Agosto 2016.

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Una risposta a "Wurstel e spaghetti in salsa bordolese."

  1. Massimo 2 settembre 2018 / 13:11

    si posson fare ancora un paio di veloci considerazioni….. la scala uiaa era è intesa come superamento del singolo passaggio. quella francese del tiro senza resting. ovvia la differenza di impegno, non così il capirlo a tavolino. il 5+ francese vecchio non era paragonato al 5a ma al 5c attuale, in quanto il 6a cominciava col VI+. qualsiasi vecchia guida del verdon o altri posti simili questo balza all’occhio senza esser scritto. la conversione con i gradi americani è completamente fasulla e non tiene minimamente conto dei gradi scramble, che non sono escursionistici come lo intendiamo noi. il 5.0 è un buon III e via in su. e sul problema del terreno …. credo che non se ne uscirà mai…

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