La bellezza è un frutto da cercare con pazienza

di Saverio D’Eredità

Se vi dovesse venire la bizzarra idea di fare una via sul Planja, in Slovenia, nascosta dentro il vallone della Mlinarica (per tutto il resto cercate su Google, Wikipedia, Summit Post o – come si faceva una volta – aprite una cartina), dovrete parcheggiare al 38° tornante della strada di Passo Vrsic. Se ci farete caso, sul muro del rudere che sta proprio sul tornante, noterete una scritta in inglese che dice più o meno così: “Caro straniero, vai ora a scoprire il più grande tesoro sloveno. Dimentica tempo+doveri. Segui la strada proibita nella foresta, vai e prendi la strada verso l’alto.Credi in te stesso e infrangi i tuoi limiti. É magico. Prendi il mio amore e combatti i confini”

Ecco, sicuramente lì per lì vi verrà da ridere considerando questo ammonimento come il delirante frutto di chissà quale disagiato che ha bivaccato lì, però vi avviso che già dopo pochi metri – quando distratti dalle chiacchiere e presi dalla frenesia della scalata ciccherete il bivio che non c’è – quelle parole vi li torneranno in mente. Le ritroverete lungo il vostro cammino, quando ripresa la strada maestra, vi addentrerete nella foresta infrangendo tele di ragno finchè non troverete la parete di cui avete sentito parlare, ma che non si svelerà fin quando non avrete dimenticato tempo e pensieri. E vi ritorneranno quelle parole anche nel ghiaione spaccagambe, quando giunti sotto quelle lastre cupe non ci capirete un tubo e vi chiederete dove passerà mai la via. E man mano salendo, mentre seguirete quel filo di Arianna di diedri e fessure, si disseppelliranno in voi ricordi, odori, gesti che pensavate dimenticati. Che forse aveva ragione, stavolta, Nicola che queste sono le giornate da Giulie – che ora non so spiegarvi cosa voglia dire, ma passate una giornata su queste pietre opalescenti e quella sensazione vi entrerà dentro come un fiume carsico. Ricorderete ancora quelle parole e il senso di questo segreto quando (saranno già passate molte ore, il giorno maturo, il rumore della cascata lontano) scoprirete quel diedro aperto come un libro, stupefacente e nascosto. E siccome è davvero molto alto e da quell’ultimo piano, la “Mansarda”, appunto vi separano ancora centinaia di metri di gomma e polpastrelli, allora subentrerà quella mite rassegnazione – mi prende sempre nelle giornate da Giulie – che vuol dire consegnarsi definitivamente a queste montagne come prigionieri consapevoli. Che ogni metro va guadagnato, ma senza fretta, né foga, ma facendo attenzione ai dettagli. Che la bellezza, lo sai, qui è un frutto da cercare con pazienza. Di nuovo quel tarlo tornerà a ronzare mentre si percorrerà il traverso che come d’incanto spalanca l’uscita – le Giulie, dimenticavo di dirvi, sono montagne di passaggio: cercate bene, c’è sempre un passaggio segreto – e ancora per molte ore, fino alla penombra in cui starete ancora scendendo aggrappati a qualche mugo lungo sentieri neri che a voi, a quel punto, sembreranno strade, o tuffandosi nelle pozze dove finalmente placherete la sete di mille giorni. La frontale accesa, ma solo alla fine. Le gambe dure. La parete che riappare, improvvisamente, e allora vi sembrerà di essere scesi da un altro pianeta. E vi verrà il dubbio se quelli appesi, prima, eravate veramente voi. L’ultima frase sul muro, a dire il vero, credo non voglia dire niente. Ma è bella così. La bellezza non deve per forza essere utile a qualcosa.

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Federico Conta sul settimo tiro – foto N.Narduzzi
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Verso i tiri finali – foto N.Narduzzi
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Uscita della via – foto N.Narduzzi
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Carlo Piovan sul settimo tiro

RELAZIONE

Alpi Giulie Orientali (Gruppo del Razor)

Planja mt.2453

“Mansarda” Parete Nord Ovest

Primi salitori: Boris Krvic e Danilo Cedilnik (1/2 settembre 1969)

Dislivello: 600 mt

Difficoltà: V, VI, VI+

Scalata impegnativa e di soddisfazione su una parete tanto nascosta quanto imponente e grandiosa, pari alle più famose muraglie delle Giulie. La via, la prima aperta su questa parete a lungo trascurata, ne supera con percorso logico e grande intuito il lato destro, dapprima lungo un vago pilastro, per imboccare poi il grandioso diedro invisibile dal basso, aperto tra le placche verticali e sormontato da un enorme strapiombo. Dove il diedro diventa più profondo e friabile la via esce a destra in parete aperta con grande intuito e arrampicata dal carattere moderno, per poi rientrare nel diedro. Un esposto traverso a destra permette di aggirare l’insormontabile tetto e uscire dalla parete.

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La parete nord ovest del Planja vista dal Sedlo – foto F.Conta

Sebbene poco nota è una via di grande bellezza e fascino, che nulla ha da invidiare ai grandi itinerari sul Triglav, Mangart o Travnik. La roccia è nel complesso buona, migliore verso l’alto dove diventa anche molto compatta, mentre la parte inferiore presenta tratti con lame a volte poco rassicuranti. Chiodatura abbastanza buona e discrete possibilità di integrare con protezioni veloci. Non sottovalutare l’impegno complessivo, tra avvicinamento, salita e discesa che fanno di Mansarda un “vione” per amanti delle grandi pareti.

ACCESSO

Dal tornante 38 della strada del Passo Vrsic (quota 1089) si imbocca una strada forestale (sbarra). Dopo poche decine di metri, dove questa svolta a dx individuare con difficoltà una sottile traccia che sale ripida nel bosco. La traccia diventa poi più evidente seppure non bollata. Si superano due franamenti e si prosegue nel fitto bosco in costa, alti sopra il fondo della gola della Mlinarica. Dopo circa 45 min.si esce una spianata ghiaiosa (quota 1400 circa) in vista del Razor e della grande parete del Planja, visibile sulla dx. Abbandonare il sentiero e salire lungo il fondo di un torrente in direzione del catino sotto la parete. Risalire faticosamente su ghiaie portandosi sotto la parete e alla base di un canalone che si incunea verso sx sotto le pareti tra il Razor e il Planja. Risalirlo (neve dura fino a stagione inoltrata) o sfruttare le roccette dello zoccolo a dx, appigliate. In corrispondenza di un tetto orizzontale che sormonta lo zoccolo imboccare un’ampia cengia che porta dopo 50 mt sotto una fessura camino umida, unico punto debole per superare lo strapiombo. 1ch. 1h30/2 dal parcheggio.

  1. Superare la fessura camino (viscido, IV+) uscendo su terreno più facile e articolato. Si guadagna per placche appoggiate una cengetta dove si attrezza una sosta. 40 mt, IV+ poi III;

  2. Continuare per la cengetta verso dx fino ad incontrare uno spigolo dove si sosta. 35 mt, II, 1 CF.;
  3. Doppiare lo spigolo e proseguire anche con un passo in discesa verso dx portandosi sotto una placca di roccia compatta quasi verticale (2ch.con cordino). Si supera la soprastante parete un po’a dx e si prosegue in leggero obliquo a dx su terreno scarsamente proteggibile, ma non difficile (1 ch dopo 20 mt sulla sx). Mirare ad una evidente nicchia sotto uno strapiombetto che si raggiunge seguendo un canalino inclinato da dx a sx. 1ch nella nicchia o spuntone. 40 mt, IV;
  4. Superare a dx il marcato strapiombo con passo atletico, quindi seguire la fessura verticale uscendone dopo pochi mt a sx (roccia poco solida). Su placca a sx si incontra una sosta intermedia (2CF). Riprendere la fessura e seguirla interamente con arrampicata a tratti delicata, superare uno strapiombo e sostare in una nicchietta sotto una fessura verticale. 40 mt, V+, 2 ch e 1 sosta intermedia, 2CF;
  5. Con innalzamento non banale entrare nella fessura dapprima stretta (1 ch.) poi più larga e foggiata a camino. Superare una strozzatura quindi proseguire su terreno più facile e articolato sostando su un terrazzino a dx (40 mt, V+, V, 4 ch., 2CF);
  6. Rientrare nella fessura e seguirla interamente superando alcune strozzature fino ad una comoda sosta alla base di un diedro inclinato a sx e sotto marcati strapiombi. 40 mt, V, 2 ch. 2CF;
  7. Entrare nel diedro e risalirlo interamente fin sotto lo strapiombo che lo chiude, uscire a sx e traversare in esposizione per cornice che si segue una decina di metri sostando alla base di una placca verticale. 30 mt, V+ poi IV+. 4 ch, 2CF -altra sosta in una nicchia pochi mt a sx dopo uno spigolo;
  8. Sfruttando l’articolato spigolo di sx portarsi sotto una placca strapiombante, spostarsi a dx (3 ch.) e superarla grazie ad una netta fessura (passaggio d’ingresso faticoso, VI) dove si chiude proseguire a dx per un camino obliquo con brevi strapiombetti. Sosta su comoda cengetta. 35 mt,VI, poi V, 5 ch., 1 CF;
  9. Salire ora senza via obbligata su terreno via via più facile e seguendo i passaggi più opportuni per portarsi,un po’a sx sul profilo sinistro del pilastro ed in vista del grandioso diedro della parte superiore. Sosta su spuntoni. 60 mt,III;
  10. Facilmente risalire per una spalla mirando ad una nicchia alla base del diedro. Non entrarvi ma, sfruttando delle fessure articolate a sx aggirare la prima parte del diedro e sostando comodamente in una conchetta sotto il tratto più verticale. 70 mt, II,III, 1CF;
  11. Superare uno strapiombo e scalare interamente il diedro, verticale e di roccia ottima sostando in una nicchia sotto una fascia strapiombante friabile che lo interrompe. 55 mt, V, V+, 4 ch. 1 sosta intermedia, 2CF;
  12. Si aggira la fascia strapiombante a sx. Non proseguire lungo il diedro (variante Skok-Zavtarnik, 2 tiri, V, roccia all’apparenza friabile), ma uscirne traversando a dx su cengetta friabile e per un camino raggiungere un masso incastrato dove si sosta. 30 mt, IV, III;
  13. Tiro chiave. Sfruttando una fessura articolata portarsi sotto un tratto verticale in parete aperta. Salire una stretta fessurina per 5 mt, spostarsi a sx e superare uno strapiombo sfruttando una lama apparentemente instabile e con arrampicata sostenuta raggiungere uno scomodo terrazzino. 30 mt, VI,VI+, 7 ch. 2 CF;
  14. Spostarsi a sx (altra sosta non comoda subito dietro ad uno spigolo). Superare con decisione una placca bianca di roccia compatta su piccole prese (1 ch.alto, VI-) quindi più facilmente a sx ad un comodo punto di sosta. 20 mt, VI poi V-. 3 ch, 2 CF:
  15. In verticale ad una cengetta che si segue verso sx in direzione del diedro che si raggiunge salendo progressivamente in obliquo su bella roccia appigliata superando un paio di strapiombetti. Sosta in una nicchia dentro il camino (3ch, scomodi,sulla faccia sx). 30 mt, V, 3 ch. 3CF;
  16. Lo strapiombo soprastante si supera a dx con ampia spaccata (1ch. V+) quindi scalare la faccia sx del diedro su roccia ottima sostando su un gradino circa 20 mt sotto l’enorme tetto che chiude il diedro. 20 mt, V+, V, 2 ch. 2CF;
  17. Seguire pochi mt il diedro (V+, 2ch.) quindi traversare a dx (ch.con cordino che penzola da una scomoda sosta sotto il tetto). Si continua a traversare in piena esposizione, ma su buoni appigli in ascesa verso dx sotto un tetto con fessura alla base. Dove questa piega superare una placchetta verticale (VI, 1ch.) oltre il quale si prosegue per una cengetta facile, ma esposta e friabile in vista della spalla di uscita. Sosta su 2ch. 45 mt, V+, 1 pVI-poi III.

Proseguire verso la spalla e, seguendo vaghe tracce traversare a sx che conducono ad un ampio pendio di roccette che faticosamente si risale fino ad una prima sommità. Seguire la cresta con blocchi e risalire all’anticima. Scendere per circa 50 mt, quando la cresta si fa stretta ed esposta, si scende sul lato dx (S/E) su terreno infido ad una forcelletta. Rimontare ancora per roccette e ghiaie fin sotto il testone sommitale, individuando un passaggio dietro una quinta. Per un camino (II+) e una cengia si raggiunge quindi la vetta del Planja (40 minuti dall’uscita della via).

DISCESA

Seguire i bolli rossi e bianchi all’ampia forcella (“Planja Sedlo) che separa il Razor dal Planja. Risalire brevemente ad una cengia (bivio, cartello con indicazioni) sotto il Razor. (15 min.) A dx il sentiero scende al Pogacnikov Dom (circa 1 ora). Imboccare a sx (direzione Mlinarica/Vrsic) il sentiero che percorre le grandi terrazze del Razor. Con percorso sinuoso lungo la “cengia del Razor” (alcuni cavi e pioli) per canalini e cengette il sentiero scende ad una conca quindi risale una rampa che porta ad una marcata cengetta che scende verso il vallone di Mlinarica (40 min). Seguire il sentiero ben marcato e dove questo svolta decisamente a dx (Ovest) in direzione Vrsic, abbandonarlo per scendere liberamente un ripido spallone erboso verso il fondo del vallone. Si scende tenendo dapprima la dx orografica, quindi appena possibile si entra nel fondo del torrente che si discende destreggiandosi tra i massi fino alla spianata ghiaiosa di quota 1400. Si riprende il sentiero di accesso fino al parcheggio (1h 30 dalla testata del vallone – 2h’30/3 dalla vetta del Planja).

tracciato superiore
Tracciato della via parte superiore – foto N.Narduzzi
tracciato
Tracciato della via (parte inferiore e mediana) – foto S.D’Eredità

2 risposte a "La bellezza è un frutto da cercare con pazienza"

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