Cogliere l’attimo – Fugaci apparizioni invernali sulle pareti del Canin

di Saverio D’Eredità

Brutte, sporche e cattive. Così potremmo definire le tozze e sgraziate pareti del Canin. Questa montagna che domina la scena dell’orizzonte friulano è veramente un massiccio dalle molte forme e dalle molte facce, che sfugge ad ogni catalogazione. Una montagna “trasformista”, che riesce ad emanare sempre un certo fascino, un’attrazione inspiegabile e – confessiamolo – un po’torbida. Perché tutto si può dire tranne che queste pareti che orlano i desolati quanto misteriosi altipiani carsici, siano propriamente “belle”. Dalla loro non hanno praticamente niente. Né l’estetica, essendo più simili a dei muretti a secco, per giunta bassi, né la qualità della roccia che dire scadente è praticamente farle un complimento, né in realtà la storia. Qui l’alpinismo è passato un momento ed è andato via presto. Poche tracce, preistoriche ormai, su qualche colatoio appena accennato o spigoli che meglio perderli che trovarli.

Eppure, come nei più classici schemi delle favole, anche i personaggi più brutti, insignificanti e repellenti nascondono insospettabili bellezze. Dal brutto anatroccolo al rospo che diventa principe la storia delle fiabe è fatta di riscatti. Con un tocco di magia. E il riscatto del Canin arriva puntuale ogni inverno: lo sanno bene gli sciatori con i quali questa montagna sa essere sempre molto generosa anche nelle stagioni più magre. Lo sanno  un po’ anche i (non tanti) alpinisti amanti delle giornate corte e dei posti freddi. Per questi ultimi le attese sono un po’più lunghe e la pazienza di conseguenza dev’essere più forte. Ma, si sa, gli amanti tenaci vengono ripagati – almeno nelle storie a lieto fine.

dav
Nel cuore della nord di Cima Gilberti – foto S.D’Eredità

Per quanto riguarda la magia, questa è il frutto di una felice/infelice combinazione climatica: mettete un bel carico di correnti umide sciroccali, scontratele con i venti gelidi settentrionali, frullate il tutto su una barriera rocciosa che si alza di colpo dalla pianura fino a 2500 metri e il piatto è pronto. Quest’inverno la ricetta è venuta particolarmente bene, c’è da dire. Le settimane di piogge simil-monsoniche, cui sono seguiti repentini raffreddamenti, metrate di neve pesante, nuove piogge e qualche giorno di venti impetuosi, sono stati gli ingredienti perfetti per una nuova scenografia di questa montagna sempre imprevedibile. Nelle ultime settimane, infatti, gli osservatori più attenti hanno potuto notare come la neve sia rimasta letteralmente incollata all’ostico calcare stratificato delle pareti creando condizioni molto insolite e che, in alcuni casi, non si verificavano da qualche decennio…

Se già le vie possibili su queste pareti tanto sfigate quanto incazzate (le due cose saranno in correlazione?) non sono poi tante, c’è da dire che queste si presentano agghindate a festa ben poche volte. Ve l’avevamo detto no che bisogna essere amanti tenaci? Bisogna cogliere l’attimo!

Forato Tracciati
Parete Nord Ovest del Forato: a sx “Canale Forato” a dx “Central Gully” foto S.D’Eredità

Risalgono infatti a pochi fortunati giorni del gennaio 2007 l’apertura di due vie di un certo rilievo sulla maggiori di queste pareti, quella del Forato, la “montagna col buco” famosa per il caratteristico portale che offre alcune interessanti “goulotte”. La prima e più lunga di queste, “Canale Forato” (nome dovuto ad un caratteristico passaggio dentro un camino…col buco che è anche il chiave), opera del mai dimenticato Luca Vuerich con Michele Martina presenta difficoltà di misto fino a M6 nella prima parte, ma una lunga sezione più appoggiata nella seconda. Pochi giorni dopo Gianni Dorigo e Massimo Candolini aprirono “Central gully”, sulla goulotte centrale (M6, AI5). Più a destra, pochi anni fa, nel secco ma favorevole inverno 2016 Jure Leban e Tomo Orbanič, hanno salito Fcou sulla parete più vicina al Foro in condizioni piuttosto “secche” (passaggi di IV e pendenze fino a 70°).

Andando più a destra lungo la costiera, si notano le brevi pareti della Cima Lunga dove gli sloveni Georgij Hvala-Đorđ e Milan Nikolič-Košpac, nel marzo 1983 salgono Ledeni Pajek probilmente ripeteuta da Marko Gruden e Sebastian Domenih sempre nel dicembre 2016.

IMG_20200106_151305 - Copia_LI
Parete Nord di Cima Gilberti- via Rizzotti Berra – foto S.D’Eredità

La Cima Gilberti sovrasta il vallone di Ursic e sarebbe anche poco riconoscibile se non fosse per un sinuoso spigolo che la delimita a destra, prima del solco di Forcella Tedesca uno dei pochi passaggi naturali aperti nella lunga muraglia. Una parete in sé piuttosto insignificante, se non fosse per il fatto che ogni inverno appare quasi dal nulla una chimerica quanto effimera “Y” di neve e ghiaccio che rimane incollata a questa parete leggermente appoggiata. Una linea intuita e salita da Ennio Rizzotti nel gennaio del 1990, il ramo di destra con Paolo Berra e quello di sinistra con Ferigo ma che negli anni ha ricevuto ben poche visite conosciute proprio per le caratteristiche particolari che richiede. Spesso infatti la linea appare, sì, ma non è veramente in condizioni ideali (e sicure…) per essere scalata. Invece solo nell’ultima settimana è stata visitata quasi tutti i giorni da diverse cordate, ingolosite da queste condizioni tanto rare quanto favorevoli. Stranezze dell’alpinismo invernale.

IMG-20200107-WA0006
Alla fine del traverso di metà parete – foto E.Mosetti
IMG-20200107-WA0004
Piero Surace sulla strettoia a 90° – foto E.Mosetti
dav
Enrico Mosetti nel penultimo tiro – foto S.D’Eredità
dav
Enrico Mosetti sul primo tiro – foto S.D’Eredità

Non è un caso che anche sulla sinistra tra la Torre Senza Nome e il corpo principale della Cima Gilberti il 3 gennaio 2020, Blaž Volčanjk e Boštjan Sovdat hanno trovato le condizioni per scalare una breve, ma interessante goulottina i cui primi 140 mt sono i più difficili (WI 95°/80°), poi più facile lungo il dorso appoggiato della parete fino in cima.

Per dover di completezza c’è da dire che non sono le uniche salite possibili: anche per palati meno esigenti c’è terreno buono per spiccozzare senza dover attendere per forza condizioni ideali e su difficoltà decisamente più abbordabili. Basta girare sul lato sud del Forato per trovare la simpatica linea del canale sud (200 mt, 50°-60 con qualche strettoia più ripida) o, rimanendo a nord, il canalone nord di Cima Lunga una bella seppur breve gola con tratti sui 60° e anche qualcosa di più a seconda dell’innevamento con qualche passaggio di misto.

IMG_2883
Saverio D’Eredità e Marco Kulot all’uscita del canalone Nord di Cima Lunga-foto A.Fusari

Per descrivere al meglio questo piccolo angolo dove sperimentare un alpinismo invernale di tipica marca giuliana senza per forza ingaggiarsi nelle grandi pareti, riportiamo le impressioni della Guida Alpina Enrico Mosetti, uno che si aggira spesso da queste parti per tenere sotto controllo la zona. Il “Mose” ha fatto delle ricognizioni frequenti in questi giorni, confermando di aver trovato condizioni buone se non ottime sulle linee di misto che ora presentano una ideale copertura di ghiaccio/neve. Secondo Mosetti vie come Canale Forato, Central Gully e la Y presentano attualmente (7 gennaio 2020) condizioni anche migliori che durante le rispettive aperture, ma sottolinea anche un dettaglio non da poco: la roccia del Canin non è il granito del Bianco, quindi scordarsi un utilizzo “regolare” di friend, dadi e chiodi, sempre utili, ma molto difficili da posizionare e di dubbia tenuta. Anche le viti da ghiaccio sono problematiche da posizionare, meglio se corte.
Va da sé che in posti del genere trovare soste o chiodi di passaggio (neanche parlarne di spit) è cosa rara se non inesistente, quindi l’invito del Mose è quello di portare con se un buon assortimento di materiale e avere un pò di fantasia per la costruzione delle soste. A buon intenditor…

Cima Gilberti – mt.2470

Parete Nord

Rizzotti-Berra o “Y” (primi salitori E.Rizzoti e P.Berra, gennaio 1990).

Difficoltà: AI4, 70°-80°, 1 p.90°

Scalata su neve e ghiaccio molto interessante e dalla bella linea, sale il ramo destro di un sorta di Y rovesciata (visibile con un po’di fantasia) su difficoltà non elevate (mediamente 70°-75° con qualche sezione più ripida e una breve strozzatura verticale), ma su terreno spesso molto esposto e non facile da proteggere. Per essere salita in sicurezza bisogna attendere condizioni particolari con una buona, ma solida copertura nevosa. Sulla via è presente solo la prima sosta, per il resto portare qualche chiodo e friend piccoli, viti anche corte.

Attacco: dal rif. Gilberti abbassarsi di 30 metri verso sud e imboccare un canalino che permette di entrare nell’ampio vallone che porta a sella Ursic. Salirlo fin sotto le balze sottostanti le regolari pareti di Cima Gilberti, quindi puntare direttamente alla base delle stesse. L’attacco si trova al centro della parete leggermente a dx della verticale dell’intaglio che separa le due sommità. Si può salire tanto il ramo destro (più vicino allo spigolo) che quello sx (in verticale dell’intaglio).

1) Muro quasi verticale con breve passaggio impegnativo all’inizio. Sosta su 2 ch con cordoni sotto una sporgenza rocciosa a dx. 50 mt, 85°-75°.

2) Lungo uno scolo con breve muretto poi più facilmente ad un secondo saltino verticale mirando ad un grottino. Non entrarvi ma traversare in orizzontale a sx in parete (poca proteggibilità) verso il solco principale. 70 mt, 70°, brevi passi 80°.

3) Facile canale fin sotto una strettoia verticale. 45 mt, 50°

4) Salire un primo muretto e un secondo più verticale e difficile (90°) cui segue un tratto stretto facile e un secondo più ostico oltre il quale il solco si allarga. Sosta a dx sotto un tettino. 50 mt, 70°-90°.

5) Facile canale fin in forcella.60 mt, 40°-60°.

Dalla forcella facilmente a dx sulla cima.

Discesa lungo il canale opposto a quello di salita sul versante sud (circa 80 mt, 45°-50°, un ch per doppia sulla dx scendendo faccia a valle su un terrazzino sotto un caratteristico fungo roccioso). Traversare verso ovest pendii ripidi sotto le pareti risalendo in breve a Forcella Tedesca. Una lunga doppia da 2 spit permette di scendere il ripido canale e riprendere il vallone di Sella Ursic.

NB: altre informazioni (e buona parte di quelle riportate) sono reperibili sull’aggiornatissimo sito http://www.primorskestene.com/ gestito da Peter Podgornik. Per l’area del Canin vedere http://www.primorskestene.com/?mod=catalog&action=view&action_id=98&language=it&lang=it.

Le relazioni di Canale Forato e Central Gully sono reperibili sulla pubblicazione “Alpinismo invernale nel Parco delle Prealpi Giulie” disponibile presso centri visite del Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...