Leggi Dolomiti, scali granito

Di Carlo Piovan e Fabrizio Rattin

Ultime curve dentro la stretta valle scavata dal torrente Canali, il paesaggio si apre dolcemente sulle Pale di San Martino, già pregusto quella solidissima e verticale dolomia, quando l’auto gira bruscamente verso sinistra prendendo a tutta velocità un rondò.

Spock, prepari i propulsori, facciamo un nuovo 
salto nell'iperspazio
Curvatura 9.2 

L’auto romba dentro una lunga galleria, quando ne usciamo trovo una luce diversa, meno pallida, i contrasti tra il verde di faggi, abeti e l’azzurro del cielo,  assumono toni più scuri e marcati come la roccia di queste montagne.

Come un Giano bifronte, lasciato alle nostre spalle il chiaro calcare del Monte Totoga, ci troviamo di fronte a pareti scure dalle geometrie spigolose. Si potrebbe veramente credere in un salto spazio temporale di centinaia di km più a ovest, se non fosse che siamo in piena regione dolomitica con la sola differenza, che oggi per progredire in alto, invece di cercare tacche e buchi impareremo a fidarci dell’aderenza dei cristalli e ad incastrare mani e piedi in regolari fessure. Non gneiss, non porfido e nemmeno serpentino, ottimo granito che nulla ha da invidiare ai più noti delle Alpi Centrali. Come, forse, avrete capito ci troviamo nel gruppo dei Lagorai nella Valle del Vanoi tra gli abitati di Caoria e Canal San Bovo. Sebbene questo ambito geografico sia prevalentemente caratterizzato dalla presenza di porfido, il nodo di Cima d’Asta e del Rava è formato da pareti di ottimo granito, in particolar modo le strutture del Monte Turgion e della Val di Scala.

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Le placche stupende di Isabella

Le prime esplorazioni

Il merito di aver scoperto questo mondo sospeso, fra calcari e porfidi va riconosciuto a Flavio Veronese.
Flavio vede il Turgion per la prima volta nel 1983 e ne rimane affascinato, lo studia col binocolo e gli pare un osso duro, vorrebbe scalarlo ma gli mancano cose essenziali: innanzitutto l’allenamento perché non arrampica da una decina d’anni, poi un compagno all’altezza della situazione, infine un trapano. L’allenamento si fa, il trapano arriva nel 1990, continua a mancare il compagno. Nell’attesa chioda una cinquantina di vie a Schievenin. Nel maggio 1993 Alfredo Pozza, guida alpina di fresca nomina, e Flavio Veronese parcheggiano al km 1.6, entrano nel bosco e perdono di vista la montagna. Gira e rigira, finalmente sbucano dal lussureggiante fogliame primaverile e attaccano alla cieca una parete boscosa. E’ il Turgion? Chissà? E se non è lui? Bho? Speriamo bene! Guida tu che sei una guida! E cosa vuoi che guidi se quì ci si vede cinque metri? Salgono cinquanta metri, ne traversano trenta a sinistra e trovano un mare di placche: si! E’ il Turgion. Lasciano in parete alcuni segnali, scendono a corde doppie in un bellissimo diedro, nel bosco si lasciano dietro un numero impressionante di ometti e poi vanno col binocolo dall’altra parte della valle per cercare di capire dov’erano finiti. Ha inizio così “La storia infinita”, una via di 6b, salita dal basso, che all’epoca è destinata a terminare sulla rampa mediana e sarà completata, solo 11 anni dopo dall’allora quattordicenne Fabrizio Rattin.
 
Le placchette mimetiche

Trovata la montagna bisognava tener lontani i concorrenti, E come? Le placchette luccicano al sole e si vedono a due chilometri! Un bel bagno di pittura grigia o marrone e le piastrine spariscono come inghiottite dalla montagna; ti accorgi dello spit quando ce l’hai a un paio di metri. La faccenda ha tenuto botta cinque anni poi, un cordino di sosta, bianco, non è sfuggito agli occhi esperti di Bellotto e Maccagnan, e da allora è iniziato il pellegrinaggio dei primierotti. Brava gente questi, arrivano tutti gli anni a primavera, un po’ come le rondini, loro però lo fanno per allenarsi e poi tornano sulle Pale.

Negli anni si aggiungono altri compagni d’avventura: Gianluca Martini, Filippo Cenedese, Luiz Lamparelli, Corrado Dri, Michele Argenti, Bruno Crosato, Alberto Boscolo, Tiziano Albertella, Marisa D’Incau, Giorgio Zambon, Franco Roverato, Fabrizio Rattin, e tanti altri.

Il 2 Giugno 1996 Lamparelli e Veronese completano “Pais dos brinquedos”, il paese dei balocchi, prima via d’arrampicata a raggiungere la cima e, il 6 giugno Francesco Gherlenda e Veronese vanno a ripeterla. Verso la fine, sulla cengia del boschetto, in alto sulla parete sud, si scoprono inseguiti da un incendio che sale velocissimo dal bosco sottostante (da allora Bosco del fuoco). Mancano centocinquanta metri alla Mentina, duecento all’uscita; metà di parete e metà di bosco, in parete c’è fumo, nel bosco c’è anche il fuoco. Impossibile uscire per la cima perché il fuoco è proprio là che sta dirigendosi, impossibile la ritirata sulla via di salita. Resta la fuga controvento sulla Rampa alta; rimane un’incognita: da dove parte il fuoco? Si dà per scontato che sia a sud, e se… sudovest? Meglio non pensarci. I due scendono a rotta di collo per le cenge dei camosci, divorano il Boal dei salti e arrivano alla strada stabilendo un primato di velocità in discesa: circa 40 minuti dalla cengia del boschetto alla strada. Due ore dopo i versanti sud e sudovest del Turgion sono avvolti dalle fiamme e restano impraticabili per mesi.

Si ripiega allora sulla parete est dove in una giornata umidiccia si sale il “Castigo di Dio” poi si esplora la val di Scala dove vengono scalate la prima e la terza parete, infine si effettua il giro completo della Salina. Negli anni seguenti il Turgion è letteralmente passato al setaccio ma si trova il tempo di esplorare anche qualcos’altro: Precipizio, Cucù, eccetera. Queste esplorazioni portano al tracciamento di molte vie rimaste incompiute e che ora sono in fase di lento completamento.

Verso la fine del millennio Eugenio Cipriani con suoi compagni traccia alcune vie sulla prima parete della Val di Scala: roccia stupenda, attacco in tre quarti d’ora partendo dal km 1.

Alla fine del 2004 sono presenti, tra finiti e non finiti, circa 50 itinerari. Di questi, una quarantina riferibili all’associazione Pio istituto di Argenti, Veronese, Dri e compagni ed una decina, localizzati in Val di Scala, a cura di Cipriani & co.

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Tiri finali di Isabella
Granitomania
Chiacchierando con Fabrizio Rattin

2004-2014…già dieci anni son passati da quella  prima intensa estate sul Turgion, quante scorribande e quanti ricordi, un mondo tutto nuovo per me appena uscito dalla scuola media. Flavio è stato fin da subito un ottimo maestro, che dopo un periodo di apprendistato mi ha da subito messo in prima linea ad imparare il mestiere dello “spittatore”.

Nel 2004 si era da poco cominciata l’ esplorazione della parete della salina ma solo ora mi rendo conto delle vera potenzialità di questo muro cosi facilmente accessibile. Nel giro di qualche anno nascono “qualità convenienza e cortesia”,”zio tibia”, il bellissimo “spigolo del pompiere”, le vicine “lavoro minorile”, “asso di picche”, “elefante felice” e “officine del del gas”.

I lavori per la costruzione del tomo paramassi, ha spostato la nostra attenzione sugli interessanti satelliti verso canal san bovo, sul primo,secondo,terzo spigolo, sulle  “pareti del lago che non cè” e di Paperopoli, dove con non poche fatiche nascono delle nuove linee molto interessanti in ambiente selvaggio.

Nel 2010 Flavio comincia “amen”, la sua ultima via, un icona che qualche anno dopo diventerà una classica segnando anche “un passaggio del testimone” nei miei confronti, finendola con Renè Canton nel 2011.

Da sempre amante del mio territorio, da tempo mi balenava in testa l’ idea di un meeting di arrampicata sulle pareti del Turgion per valorizzare la mia vallata e soprattutto il grandissimo lavoro di Flavio che solo ora comincia ad essere compreso e apprezzato.

Conosco Alessio Conz nel 2011 durante la stesura della sua guida di arrampicata del Lagorai e da subito scaturiscono nuove sinergie, e cosi nel maggio 2012 nasce Granitomania, il primo meeting di arrampicata sul granito del Vanoi.

Tutto questo è stato possibile grazie alla lungimiranza e apertura mentale dell’amministrazione comunale che ha da subito creduto in questo progetto, elargendo un contributo per la sistemazione di una decina di vie multipich e per il meeting.

Nel 2013,Alessio ed io fondiamo l’associazione Lagorai climbing a.s.d. e con l’idea di lanciare il sito, viene chiodata la nuova falesia della salina con una ventina di monotiri tra cui alcuni molto belli, ancora una volta  grazie al contributo economico del Comune coadiuvato dai preziosi lavori di disbosco e pulizia colturale della forestale alla base delle pareti.

Dopo questa breve carrellata si arriva al 2014,dove avviene un ulteriore ampliamento della falesia ed il restyling di altre vie lunghe a cura di Lagorai climbing; vengono inoltre effettuati i lavori di sistemazione degli accessi alla falesia e il parcheggio a cura della Comunità di valle con fondi destinati al “progetto falesie” del primiero-vanoi.

Nel mese di maggio ha avuto luogo la terza edizione di granitomania che, complice l’ottima meteo, è stato un bel successo,con l’arrivo di una settantina di climber tutti entusiasti.

Da allora il Turgion e la salina hanno visto un continuo e costante aumento dell’affluenza di appassionati.

L’ultima via nata risale a qualche settimana fa, una nuova chicca sulla parete della salina…molto spazio per linee nuove, molte vecchie linee di Flavio da riportare a nuova luce, un infinità di lavoro da fare e ancora tanto amore da dare a questo luogo e alla mia vallata.

Chissà dove andrà a finire il Turgion!!

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4° tiro di Amen

Come, Dove, Quando

Le pareti si trovano nella sinistra orografica della Valle del Vanoi in corrispondenza del km 1,6 della strada che da Canal San Bovo conduce a Caoria. La quota è circa 760 m s.l.m. la sotto alle pareti, 1230 m s.l.m. la cima del Turgion che è la parete più alta. La maggior parte delle pareti interessanti è esposta a sudovest e il sole non manca anche in dicembre, dalle 10 – 11 alle 14 circa, a seconda della via scelta.

L’ambiente: montagna o palestra? Il Turgion e le circostanti pareti, ancorchè di bassa quota e con vie protette a fix, restano comunque delle montagne e come tali vanno affrontate; considerarle grandi sassi scalabili con una somma di monotiri sistemati uno sopra l’altro potrebbe comportare il dover pagare prima o poi un prezzo elevato. Questo è un posto ingannatore; dopo i primi due tiri l’immagine che se ne può avere è ancora quella della falesia ma, proseguendo verso l’alto, l’ambiente diviene progressivamente alpino. Attenzione a non trovarsi con un temporale nel Boal dei salti: se la pioggia è forte e la faccenda va un po’ per le lunghe il canalone diviene un pericoloso torrente che trascina sassi e tronchi.

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Sui diedri iniziali di Regolarizzazione delle Badanti

L ’arrampicata si può praticare quasi sempre, migliori rimangono le mezze stagioni.

Relazioni di alcune salite

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