K2 la Discesa

di Carlo Piovan

Per un alpinista la salita di una delle cime più alte della terra può rappresentare il sogno di una vita, la tecnologia e le tecniche di allenamento, oggi, concedono sicuramente più possibilità di successo rispetto ad una volta, ma le condizioni dell’ambiente in cui ci si muove rimane molto complicato e le condizioni possono diventare sovente ostili alla permanenza in quota. In un’ascensione di tale portata raggiungere la cima è la meta per molti e la discesa, come si legge spesso nei diari delle salite, è una fuga da un mondo sfavorevole alla vita dell’uomo, verso la salvezza del campo base.

Per uno scialpinista la salita e la cima sono solo l’antefatto dell’obbiettivo principale: scendere.

Per molti, ma non per tutti è così: ieri lo scialpinista di origini polacche Andrezj Bargiel, ha ribaltato gli schemi facendo della discesa l’obbiettivo principale della sua impresa.

Scendere con gli sci dalla seconda montagna più alta della terra.

Il 22 luglio alle 11.30, ora pakistana, Andrezj arriva in vetta al K2 (8611 mt)  dopo essere partito la sera prima da campo quattro. In salita ha seguito lo sperone sud-sud-est, confluendo sulla Spalla lungo la via della prima salita al K2,  lo Sperone Abruzzi risalito nel 1954  dalla spedizione guida da Ardito Desio che ha visto come protagonisti, A. Compagnoni, L. Lacedelli e W. Bonatti.
La linea di discesa seguita Bargiel ha ripercorso la via di salita fino a due terzi dello Sperone, aggirandone le difficoltà spostandosi sulla variante Messner, fino alla via Kukuczka-Piotrowski e infine a una variante autonoma.
Bargiel, 30 anni non è nuovo a questo tipo di discese, nel 2013 ha già disceso sugli sci lo Shisha Pangma, nel 2014 il Manaslu e nel 2015 il Broad Peak.

I tentativi precedenti

L’idea di scendere i giganti himaliani con gli sci non è cronaca di questi anni, tra i pionieri della disciplina brilla il nome dell’altoatesino Hans Kammerlander che nel 1990 si misura con il Nanga Parbat e nel 1996 con l’Everest, per approdare solo nel 2001 al K2.

Il primo tentativo, alla seconda montagna della terra, però appartiene alla guida alpina di Courmayer Edmond Joyeusazal, seguito dal valdostano Marco Barmasse, che nel 1998 è sceso da sopra il campo 2, a quota 7000 metri, fino ai piedi della parete senza mai togliere gli sci. Barmasse scese dallo sperone degli Abruzzi, aggirando il Camino Bill, il tratto tecnicamente più insidioso e difficile, lasciandolo sulla destra. Seguirà nel luglio del 2009 il tentativo, conclusosi tragicamente, del trentino Michele Fait con il compagno svedese Fredrik Ericsson. Nelle fasi preparative dell’ impresa i due sciatori stavano sciando i pendii a  quota 6600 m quando Fait è precipitato a valle senza speranza. Sarà lo svedese Ericsson a prestare i primi soccorsi.

Lo stesso anno del mese di dicembre arriva il primo, parziale, successo. L’americano Dave Watson riesce a sciare il famigerato Collo di bottiglia, a circa 8.350 metri di quota, senza però completare la discesa integrale, fermandosi a campo tre.

L’anno successivo Fredrik Ericssonn ci riprova con Gerlinde Kaltenbrunner, dove purtroppo lo svedese perderà la vita durante la risalita del collo di bottiglia, sopra campo quattro.

Nel 2011 il tedesco Luis Stitzinger, senza riuscire a raggiunger la vetta, scende da 8.050 metri al campo base, lungo lo sperone sud-sud-est.

Nel luglio del 2017 ci prova lo sloveno Davo Karnicar (non uno qualsiasi, ma l’uomo della prima discesa con gli sci dall’Everest e il primo ad aver sceso le Seven Summits), ma a causa di un infortunio e pare anche da condizioni non favorevoli, rinuncerà all’impresa.

Il futuro

Ideare la salita di un ottomila con l’intenzione di scenderlo con gli sci, rappresenta oggi, forse, il modo più complicato di vivere una montagna.

Andrezji Bargiel ha l’indubbio merito di aver trovato la sintesi tra preparazione, uso della tecnologia ma sopratutto strategia d’azione, grazie anche alla sua squadra, per portare a compimento un progetto che molti prima di lui avevano tentato. Un po’come è stato per il grande alpinismo tradizionale, d’ora in avanti in questa disciplina si sposterà sempre più in avanti (ed in parte è stato già fatto), alzando l’asticella verso linee più estreme, esposte, tecnicamente complesse, senza dimenticare un aspetto essenziale, ovvero lo stile. Nello sci ripido, che segue dinamiche e logiche leggermente diverse da quelle alpinistiche, già da tempo gli specialisti si orientano su discese che privilegino aspetti tecnico-stilistici, piuttosto che la cima di “nome”. Pensiamo al Laila Peak, sciato proprio quest’anno dai francesi Boris Langenstein, Carole Chambaret e Tiphaine Duperier. Ieri, senza dubbio si è chiusa la porta di un epoca che si potrebbe definire dei pionieri dello sci ripido sugli 8000 m.

Chi domani si misurerà con questo mondo avrà una postilla in più da tener presente  – Si può fare –

ruta_1
Il tracciato di discesa – fonte Desnivel –

Fonti:

montagna.tv

mountainblog.it

alpinistiemontagne.gazzetta.it

Wikipedia

Andrezji Bargiel – pagina Fb –

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...