Di oscurità e promesse

“Vedi cara è difficile spiegare,
è difficile parlare dei fantasmi della mente”
F. Guccini

di Nicola Narduzzi

La macchina scorre veloce sulla linea d’asfalto persa nel nulla della campagna, scuotendo pigramente al suo passaggio l’erba alta che delimita la carreggiata. Le piante di mais si stagliano fiere con i loro pennacchi verso il cielo, sopra di esse solo le montagne fanno capolino attraverso l’aria estiva carica di umidità. Nessun paese, nessun edifico, nessuna persona a turbare l’armonia di questo piccolo angolo di mondo. Mentre le loro ombre gradualmente si allungano, proiettate dal sole che cala verso l’orizzonte infiammando il cielo, mi rendo conto di esser rimasto solo al mondo.
Vorrei fermarmi.
Scendere dall’auto.
Sedermi su un muretto a secco.
Guardare la luce scomparire oltre quelle creste che laggiù, ad occidente, delimitano il mio angolo di mondo.
Assaporarla fino all’ultimo istante, vivere la profonda malinconia di non poterla inseguire.
Respirare la sottile brezza che soffia la sera tra le strade di campo, quando la terra sospira finalmente libera dall’opprimente battuta dei raggi del sole. Eppure non riesco a fermare l’auto, non posso. Continuo a guidare, intrappolato in una corsa inarrestabile verso oriente, verso l’oscurità che risale dalle profondità della terra, avvolgendo la campagna, avvolgendo me, finché ogni cosa non scompare. Il resto è silenzio. Continua a leggere

Annunci

Due foto, 1 di 2

di Carlo Piovan

Non mi piace appendere foto che mi riguardano sui muri di casa; non ho mai approfondito il motivo reale di questa scelta, semplicemente non mi viene spontaneo farlo anche se ci sono molti scatti che conservo e che amo rivedere, concedendomi qualche minuto di nostalgia, di quel momento passato.

Alla vita però non interessano le nostre regole personali e con la stessa leggerezza di un polline di tarassaco, sono atterrate sul mio comodino due fotografie che resistono al tempo ed alle stagioni.

Uomo e Donna appesi nel vuoto

Un punto di ripresa zenitale, una parete di dolomia gialla che sprofonda cinquecento metri più sotto nei grigi ghiaioni, due soggetti al centro della scena accomunati da due caschetti color arancio e da una profonda fiducia in quei due pezzetti di acciaio dolce, incastrati nella roccia e collegati tra essi e loro, da una sottile fettuccia di nylon. Il vuoto tutt’intorno.

Continua a leggere