La Pecora Nera

Di Saverio D’Eredità

Il Direttore arrivò con cinque minuti di anticipo e una scatola di cartone che poggiò pesantemente sul tavolo della riunione.

“Avete già un calendario per l’ anno nuovo?” disse mentre levava lo scotch che chiudeva la scatola. Mancavano pochi giorni a Natale, tempo di auguri, agendine ed omaggi. Di riunioni, in se piuttosto inutili e prevalentemente formali. Un modo come un altro per darsi una parvenza di efficienza (di chi ha “lavorato fino a Natale”) ed in ogni caso rimandare tutto “a dopo Natale”. Verrebbe da chiedersi il perché di tutta questa fretta, quest’ansia di imbastire attività, progetti, proposte quando la coltre delle feste è destinata a seppellire tutto sotto l’inerzia e la malavoglia. Proprio come dovrebbe fare la neve che come ogni anno tarda sempre più ad arrivare, lasciandomi in questa specie di parentesi aperta, in attesa di una fiammella che possa accendere certe micce pronte ad esplodere.

“Bè, in realtà ancora no” dissi un po’distrattamente. Sarebbe forse stato il primo della serie che – di lì a qualche giorno – avrei raccolto nel giro delle famose riunioni pre-natalizie.

“E allora ecco qua” – disse il Direttore lanciandomi il calendario dall’altra parte del tavolo – “sono sicuro che ti piacerà”. Per un istante rimasi disorientato, come quando una mattina affacciandosi alla finestra di casa si nota qualcosa di diverso dal solito panorama.

E fu in quell’istante che capii quale tarlo mi avrebbe roso nell’inverno che stava per iniziare.

Le forme potenti di una cresta gonfia di neve riempivano per intero la prima pagina del calendario. Ne riconoscevo i tratti salienti, senza però riuscire ad incasellarli nella mia geografia mentale. Possibile? Eppure queste proporzioni, questi profili possenti  sebbene non necessariamente eleganti, non potevano che appartenere alle creste resiane del Canin. Continua a leggere

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