Presente

moistrokova
mala mojstrovka

di Carlo Piovan

Un giorno a Natale e pochi alla fine dell’anno, e sono nella migliore tradizione della nostra società bombardato da informazioni che mi invitano ad essere più buono, più bello, a fare bilanci dell’anno passato e buoni propositi per quello avvenire; come se cambiasse realmente qualcosa da ogni altro giorno dell’anno tra il 24 e il 25 dicembre oppure tra il 31 dicembre ed il 1 gennaio. Sono solo minuti, ore e giorni che passano e che nessuno ci ridarà mai indietro, ed ogni volta che mi rendo conto che ho sprecato del tempo a guardare troppo ad un passato che non tornerà o a spendere energie per programmare un futuro che poi puntualmente non si avvera, sento di aver sprecato minuti preziosi di vita presente. Il presente in cui non mi faccio ingannare, da inutili “doveri” di una società che è tutt’altro che democratica, il presente in cui non penso a cos’è stato o sarà, ma agisco cogliendo l’attimo.

L’attimo mentre mi allungo a prendere un appiglio e subito dopo il mio corpo si muove autonomo e armonico per farmi raggiungere il seguente, l’attimo in cui le gambe spingono in salita, il mio sguardo abbraccia quello che mi sta intorno e la mia mente è serena, l’attimo del piegamento delle gambe e del gioco di peso sulle tavole e dove tutti i pensieri sono fuori, l’attimo in cui sopra di me rimane solo il cielo e abbraccio chi ha condiviso e ancora una volta non penso ma fluisco nel presente.

Sono pochi questi momenti nell’arco di una giornata in cui siamo costantemente in lotta con un perverso gioco delle parti, in cui ben poco c’è di noi, ma molto di quello che qualcuno vorrebbe fossimo, per stare dentro delle regole alle quali nessuno ci ha chiesto di scrivere assieme. Giocoforza se vogliamo mangiare e vivere in questa società, dobbiamo stare alle sue regole (a patto di non adoperarci per cambiarle); ma per fortuna non tutta la nostra giornata è obbligata a confrontarsi con questi condizionamenti e portarli anche nello spazio personale di attività “inutile”. Per inutile intendo quelle attività che hanno il solo scopo (ben più nobile del produrre reddito) di aumentare il ben-essere personale. Forse la riduzione della produzione di selfie, like it, e infinite gallery fotografiche a scapito di qualche minuto vissuto nel presente, non ci allungherà la vita ma sono profondamente convinto che ce la migliori.

In fin dei conti non andiamo in montagna perché ci “sentiamo meglio” e allora perché non riprodurre quel ben-essere tutti i giorni ?

Auguri, per qualsiasi cosa vogliate festeggiare.

 

Suggerimenti bibliografici:

Lionel Terray, I conquistatori dell’inutile.

Reinhard Karl, Montagna vissuta tempo per respirare.

Nyogen Senzaki e Paul Reps, 101 storie zen.

Eugen herrigel, lo zen e il tiro con l arco.

 

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Lungo la schiena di un drago.

Ovvero pensieri a ritmo di corsa

di Carlo Piovan

Chissà cosa avrà pensato l’uomo primitivo, nell’accelerare la sequenza di passi da poco imparata, nella sua nuova definizione di “erectus”,  e sentire il cuore esplodere nel petto,  il fiato corto e la carezza dell’aria sul volto.

Chissà se la prima volta è accaduto per la necessità di scappare da qualche animale feroce o per la curiosità di fare nuove esperienze con il proprio corpo.

La prima volta assume un valore fortemente simbolico per tutti e per tutto quello che facciamo.

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