Vladimir Dougan – il “figlio unico” dell’alpinismo giuliano

di Saverio D’Eredità

Che fine fanno le storie al margine della Storia? Cosa accade a tutte quelle testimonianze, memorie, documenti o semplici ricordi che non riescono ad entrare nel flusso principale della Storia? Scivolano via, sfocano piano piano prima di scomparire del tutto. Eppure la Storia è un processo selettivo. Per tutto ciò che viene cristalizzato nella memoria e poi tramandato alle generazioni successive vi è una parte altrettanto consistente di storie minori, voci deboli, ma non per questo trascurabili. O semplicemente sfortunate, o dimenticate sbadatamente. Troppo intime per essere raccontate a fondo.
Sembra questo il destino di certi alpinisti. Non la loro bravura, né le coincidenze, o le occasioni li fanno scivolare ai margini dei ricordi. Ma una sorta di pudore.

La storia di Vladimir Dougan ne è forse un caso esemplare. Una storia che riemerge oggi, quasi un reperto da fondali del Tempo e della sua prediletta val Dogna, nel film  di Giorgio Gregorio e Flavio Ghio “Domandando di Dougan“.
Disseppellire storie è un processo faticoso ed affascinante. Una forma di archeologia estenuante, per la quale spesso non basta metodo e dedizione, specie quando anche le voci di chi è testimone sono scomparse. Continua a leggere

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In Giulie, per antiche vie

di Saverio D’Eredità

L’estate del 2013 fu quella in cui mezza Val Raccolana andò a fuoco. Per 40 giorni e 40 notti bruciarono incessantemente i suoi fianchi scoscesi, i boschi di pino abbarbicati, i pascoli estremi e le rocce precipiti. Il fuoco divorava senza posa ogni angolo di quella valle, mangiandosi ettari su ettari, lambendo qua e là le case, scomparendo per poi riapparire altrove, o più in alto. Ogni tanto la puzza di bruciato sconfinava alle pianure; la potevi sentire persino a Udine, in quelle sere estive in cui le brezze di monte portano frescura ai palazzi infuocati. Ma in quei giorni erano nuvole di cenere, inquietanti come certe brutte notizie che arrivano a turbare le ore di ozio, le passeggiate serali e i pensieri delle vacanze. Sentivi quell’odore acre, penetrante, selvaggio e al tempo stesso moribondo, che occupava senza vergogna le strade fuori dal centro, tra le villette e i parchi, spodestando con la violenza di un invasore teneri sentori di glicine pendenti da giardini. Altre volte vedevi la nube grigia spargersi piatta ed inquietante, a mezz’aria tra i costoni delle montagne, dilagare lenta come un fiume di morte sopra le valli. Le montagne dimenticate ci facevano ricordare così, la loro assenza. Continua a leggere