L’ultima notte di Hermann Buhl

di Saverio D’Eredità

Come nelle migliori tradizioni, dopo una giornata fosca il tramonto fu splendido e pieno di speranze riposte. Subito dopo la cena, servita da camerieri in divisa, uscimmo a raccogliere gli ultimi raggi di sole onorando il rituale del tramonto alpino. Non sembrava proprio di stare in un rifugio, quella sera, con il menu di un hotel, la vetrata vista monti, i letti coi piumini e la doccia al piano.

Il Diavolezza del resto è un albergo d’alta quota e già il fatto che non si uscisse nemmeno dalla funivia per accedere al rifugio lo squalificava alquanto. Di solito la distanza tra ambiente cittadino e montano è frutto di metri di dislivello. Qui è regolata dalla fotocellula che apre e chiude la porta a vetri tra  l’uscita della funivia e la sala da pranzo. Nella vasca di acqua calda esterna, simile ad una grande tazza, le guide tiravano larghe boccate dai loro sigari d’ordinanza probabilmente commentando le goffe esibizioni dei clienti durante la giornata. Cercai di immaginare i loro dialoghi, sicuramente stavano prendendo di mira qualche spaesata signorina giapponese o magari l’attempato lord inglese a corto di fiato e di gambe.
Continua a leggere

Annunci