Memorie di un secondo di cordata

di Saverio D’Eredità

Ecco, ci risiamo.

La corda parte libera nell’iperspazio, priva di protezioni intermedie, disegnando un tracciante perfettamente obliquo lungo una placca compatta, cesellata qua e là di minuscole goccette di pietra, opera di uno stillicidio millenario. A destra, il diedro si inarca con una parabola perfetta. È una visione di ammaliante bellezza e al tempo stesso disperante. Ho atteso qualche istante prima di affacciarmi oltre il bordo del diedrino, sistemato alla meglio su un gradino appena buono per l’avampiede. Sapevo cosa mi attendeva. Lo intuivo dalla debolezza con la quale la corda davanti a me veniva recuperata e dalla sensazione – ancora una volta – di essere la persona sbagliata nel posto giusto.
Del resto, quando ti trovi nelle mani di due soci particolarmente in palla e piuttosto disinvolti sui sesti e sestipiù “da scalare” il tuo destino è già segnato in partenza. Continua a leggere

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Cento Nuovi Mattini – incontro con Alessandro Gogna, Carpi 17/07/2017

Lunedì 17 Luglio ore 21.30
Carpi, Piazzale Re Astolfo
Incontro con Alessandro Gogna e il suo libro “Cento nuovi mattini”
Ingresso Libero

Chi – nel mondo dell’arrampicata – non ha mai sfogliato o almeno sentito parlare dello storico “Cento Nuovi Mattini”, imperdibile opera di Alessandro Gogna pubblicata nel ormai lontano 1981, esaurita da tempi immemorabili ed oggetto di desiderio di collezionisti e non?

Oltre trent’anni dopo è lo stesso Gogna a riproporre una riedizione di quel libro divenuto oggetto di culto e che, sopratutto, segnò un passaggio definitivo nella cultura alpinistica. Non si trattava solo di una guida ma anche di una guida: una visione complessiva del movimento che aveva ribaltato gli schemi tradizionale per rimettere l’arrampicata al centro di tutto. Una visione che partiva da una riflessione profonda che solo uno storico ed alpinista del calibro di Gogna poteva condurre con equilibrio e prospettiva.

I “Cento Nuovi Mattini” ristampati oggi nel 2017 possono essere un invito: a rileggere, a ripensare e collocare nella giusta misura e nel tempo un passaggio essenziale nella storia dell’alpinismo e dell’arrampicata.

Point Lenana

 

di Saverio D’Eredità

“Ma cosa sa di alpinismo chi sa solo di alpinismo?”

Con una epigrafe del genere un libro del genere va preso assolutamente! Prima ancora di capire di cosa tratti e di come lo tratti. E a prescindere dal fatto che trattandosi di un’opera targata Wu Ming di per se non potrà lasciare indifferenti. Talvolta mi capita di scegliere un libro per motivi del tutto futili ed occasionali, come il titolo, l’editing della copertina o appunto una citazione in retrocopertina. Un modo per lasciarsi sorprendere o per declinare ogni responsabilità forse. Che talvolta funziona. Sulla citazione iniziale torneremo più avanti, per procedere in maniera più ordinaria. Continua a leggere

La Sciatrice

di Saverio D’Eredità

Che il romanzo alpino non sia un genere di successo è noto ai lettori e scrittori di montagna già da tempo, se è vero che già cento anni fa Kugy ne denunciava limiti e carenze. Che la causa non sia forse da ricercare proprio nella predisposizione ed attitudine di lettori e scrittori sarebbe forse da indagare. Se è vero questo lo è altrettanto il fatto che proprio chi la montagna la vive e frequenta non gradisce (o mal sopporta) incursioni “di genere” in un terreno considerato esclusivo appannaggio proprio di chi ritiene la montagna un ambito poco adatto ad inscenare storie ed intrecci che appartengono alla narrazione classica. Come se tutta la colossale letteratura che si ambienta per mari ed oceani (Melville, Conrad, Hemingway per dare una manciata di nomi) dovesse prima essere filtrata ed accettata da capitani e navigatori! Continua a leggere

Dolomiti “balosse”

di Carlo Piovan

Prosegue l’avventura su carta stampata dei noti alpinisti di bergamaschi autori del sito sassbaloss, con il terzo volume che questa volta racchiude sotto il titolo geografico Dolomiti Nord Orientali , un copiscuo numero di itineari che spaziano dalle Dolomiti Ampezzane fino a sconfinare sulla cresta carnica italiana e austriaca.

Come giustamente si chiede Alessandro Gogna , nell’introduzione alla guida, ma oggi in internet si trova tutto !?

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La nuova collana Doppio Mike

di Massimo Esposito

GUIDE ALPINISTICHE PER BERGVAGABUNDEN

Doppio Mike è preso a prestito dall’alfabeto fonetico internazionale. Sta a indicare una doppia EMME. Le nostre iniziali. Un progetto di vita comune. Trasformare due passioni, quella per lo scalare le montagne, soprattutto quelle poco conosciute, almeno sconosciute per noi, e quella per il condividere le informazioni. L’idea è quella di fornire guide alpinistiche e di arrampicata snelle, con informazioni essenziali e precise a costi contenuti. Adatte a chi vuole andar a fare una vacanza breve e non vuole o non può procurarsi tutta la bibliografia necessaria e studiarla. Il mezzo scelto è un mezzo che guarda al futuro. Veloce ed economico. Aggiornabile e facilmente trasportabile e consultabile. Il formato digitale. Su questo formato si possono compilare guide che col formato cartaceo non uscirebbero mai, per costi e praticità. Si possono raggiungere molte persone. E poi sono facilmente traducibili in altre lingue.

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Un mondo perduto

di Saverio D’Eredità

Un buon modo per far star tranquillo un bambino nei lunghi viaggi in auto è appioppargli un atlante stradale e lasciarlo giocare a fare il geografo. Era proprio questo il mio passatempo nei lunghi viaggi in auto dalla Sicilia alle vacanze estive, quasi sempre “nel continente” e a non meno di 2 giorni di auto, traghettate incluse. Devo forse alle interminabili ore passate con una cartina sotto gli occhi la passione per la geografia, le mappe e un certo senso dell’orientamento istintivo.
Nell’estate del 1991 passare il confine di Fusine ed entrare in Slovenia equivaleva ad una piccola avventura, a metà tra l’esotismo e il turismo rivoluzionario. Un carro armato piazzato ad arte a pochi metri dalla dogana e dalla parte opposta al duty free era il segno – a pensarci oggi, forse un po’forzato – dalla fresca indipendenza della Slovenia dalla Jugoslavia, con tanto di bandiera sventolante sopra. Una bandiera che sembrava uscita dalla stamperia pochi giorni prima tanto era sgargiante e pulita. Una bandiera dai colori abbastanza scontati ma con un tocco assolutamente originale: l’immagine stilizzata di un monte a tre cime.
Andarsi a fare un giro in Slovenia, quell’estate, voleva dire potersi vantare al ritorno in classe quanto bastava per guadagnarsi un’aura da reporter di guerra e millantare di aver visto cose inimmaginabili a noi altri del mondo occidentale. La verità è che l’aria che si respirava, almeno tra Rateče e Bled, era quella di un duty free diffuso che si lasciava alle spalle la Jugoslavia e il blocco comunista per abbracciare magnifiche sorti e progressive dell’economia di mercato. Una piccola terra promessa in cui fare incetta della trinità del basso costo (Carne-Benzina-Sigarette), cosa che dava una certa ebbrezza agli adulti, mentre per un bambino poteva voler dire di aver visto un paese che fino al giorno prima non c’era. Per il resto non è che ci fosse granché, non c’erano parco giochi particolarmente belli – non come l’impeccabile Austria, per dire – e i gelati avevano un colore sintetico davvero inquietante tanto che ne ricordo ancora uno, di colore e gusto fucsia davvero pessimo (non chiedetemi il gusto fucsia che sapore abbia, per fortuna non li fanno più a Bled, quei gelati).
Quel giro in Slovenia me lo ricordo bene, perché a parte visitare un castello che non mi piaceva più di tanto e appunto mangiare un orribile gelato, quel giorno l’attrazione maggiore per me era vedere il Triglav. Continua a leggere

Guida alle falesie della Valle del Piave

La zona geografica alpina che si affaccia sul corso del fiume Piave, nel tratto che va da Pieve di Cadore a Feltre, è costellata da un microcosmo di falesie, prevalentemente note agli arrampicatori locali, con alcune eccezioni come la “internazionale” Erto. In questo lavoro che muove dal sito abcDOLOMITI.com, Luca Bridda ci fa scoprire falesia per falesia con la competenza di chi i tiri li conosce come la strada di casa.

di Luca Bridda

Da qualche giorno è disponibile la nuovissima edizione della “GUIDA ALLE FALESIE di Belluno, Alpago, Val Cellina, Feltrino, Valle del Piave” di Luca Bridda, interamente rivista, corretta e assai ampliata rispetto all’edizione 1.0 che era stata pubblicata in piccola tiratura e non pubblicizzata, se non su due forum di montagna e sul sito dell’autore abcDOLOMITI.com
La guida è ora un volume di oltre 160 pagine che descrive 35 falesie e 4 aree boulder. Vi si possono trovare più info, più schizzi, più foto, piantine d’accesso, gradi rivisti su tantissimi monotiri (in un confronto più serrato con i climber di livello 8a-8b-8c), elenchi di vie aggiornati e 4 nuove falesie.
Questa guida è stata creata senza cercare il supporto di una casa editrice, cercando di fare qualcosa di utile, grazie al contributo di tutti gli amici che mi hanno dato informazioni e suggerimenti.
La guida è indirizzata a chi voglia tenere in mano un’opera unitaria e quanto più possibile aggiornata sulle falesie della zona tra Belluno, Feltre, Alpago, Longarone, Val Cellina e Valle del Piave. Alcune falesie sono assai famose e chiodate in maniera moderna, altre sono note quasi solo ai local, un po’ fuori mano, alle volte con attrezzatura da valutare in loco, sicuramente da riscoprire e magari da riattrezzare.
Contenuti: Parete dei Falchi, zona boulder di Soverzene, Passerella, Socchèr, Val Gallina, Mas-le Masiere, zona boulder del Mas, Le Rosse, Rif. Settimo Alpini, Malcom, Palazzetto di Longarone, Terrazza sul Lago, Cornolade, Quantìn classica e nuova, Ronce, Polpèt alta e bassa, Cajàda, Carota, Val d’Oten, Erto Big e No-big, Casso, Compol, Cellino, Parete dei Sediei, Stretto delle Gote, Rif. Pordenone, Podenzoi, Igne, Fonzaso, area boulder della Val Scura, Tarzan Wall, Ceresera, San Mamante, Val Bruna, area boulder di Claut, le Perine (Feltre), Fadalto Basso, Monte Teverone, Torrente Maè.
La guida sarà disponibile su Amazon nella prima metà di aprile.

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GUIDA ALLE FALESIE di Belluno, Alpago, Val Cellina, Feltrino, Valle del Piave
di Luca Bridda (seconda edizione riveduta, corretta e ampliata)
164 pagine, anno 2017, b/n
Euro 17,5
In vendita su www.amazon.it

Il “Batti”, il “Biondo” e la Creta

Introduzione di Saverio D’Eredità

Non è proprio terra di sci ripido, la Carnia. O almeno, tra le tenebrose ed affascinanti Giulie e la spettacolarità dei canali dolomitici più rinomati, ancora una volta le Carniche soffrono una certa marginalità che le fa talvolta – colpevolmente- sparire dall’atlante mentale ora di chi arrampica, ora di chi scia. Non sono molte né molto note le discese ripide (un tempo dette estreme) delle Carniche. La morfologia stessa del terreno si presta più allo scialpinismo classico (e qui in effetti le Carniche non deludono) che non al ripido propriamente detto, quindi gli adepti di questa disciplina spesso devono lavorare di fantasia, trovando però stimoli in molte di quelle pale inclinate o pendii aperti che caratterizzano le Carniche.  Continua a leggere

Colli Euganei trail #2 traversata meridionale del gruppo 

Percorso suggestivo e vario che percorre la parte meridionale dell’alta via dei Colli,  con arrivo e partenza da Castelnuovo. Si solcano prevalentemente sentieri e strade sterrate con brevi tratti di asflato, si procede senza grossi sforzi a ritmo di corsa, essendo limitate in brevi punti le salite ripide. Se percorso in una giornata limpida, concede ampie vedute sulle Prealpi e sulle Dolomiti.

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Veduta salendo al Monte Gemola
Si parte da Castelnuovo (SP 101, parcheggio di fronte l’albergo Turetta) . Si devia per la SP 43 passando sotto la chiesa fino ad incrociare via Siesa sulla destra, che sale verso il Baimonte; si percorre la strada asfaltata per poi deviare lungo in sentiero che superato il Baiamonte scollina verso il Monte Venda, che si aggira sul versante Est con un percorso di saliscendi ma con un dislivello prevalentemente negativo. Si sbuca su via sottovenda che si percorre in discesa, in mezzo ai vigneti, fino ad intercettare la SP 99 che si oltrepassa proseguendo per una strada sterrata che porta al passo del Roverello. Il sentiero prosegue con lieve dislivello positivo attraversando il lato occidentale del Monte Peraro e del Monte Gallo. Si esce, in salita, su via Roverello, si gira a destra e si scende fino alle pendici del Monte Fasolo. Si sale il colle per l’omonima via (strada sterrata) e si scende per il versante opposto. Si scarta sulla destra il Monte Rusta e si sale direttamente al Monte Gemola, dove sorge sulla sommità Villa Beatrice d’Este. Poco prima di entrare nel giardino della Villa, il sentiero piega in discesa a destra, costeggiando la mura di cinta e poi ripiega a destra fino a sbucare su via Santa Lucia. Seguire brevemente la strada per poi abbandonarla per un sentiero in falsopiano che aggira la base del Monte Rusta, fino a sbucare sulla SP 99.

Attraversare la strada, proseguire su via Pestrini ed abbandonarla poco dopo per salire a destra fino ad una dorsale che poi conduce verso il Monte Brecale. Lo si aggira dal versante occidentale per proseguire nuovamente in direzione del Venda, guadagnado dislivello.

Si completa il giro del Venda, questa volta sul lato nord orientale, attraversando nella parte finale delle caratterstiche formazioni rocciose “denti della vecchia”  fino a risalire a Castelnuovo per via Ronco (SP 101) .

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Tutto il percorso è segnalato con il segnavia dell’alta via dei colli, seguire solo quelli per non sbagliare

21 km 800 D+

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