Di acqua. Di luce.

di Saverio D’Eredità

“…a climber’s heart cannot wish for more”

Ora, ditemi se con una introduzione del genere non vi fiondereste anche voi sotto la parete. Anche se il nome della cima si divincola a mala pena tra i denti con tutte quelle consonanti e quello dei primi salitori pare uscito da una spy story. Anche se si tratta di una valle subalterna della grande regione del Triglav che per arrivarci un’occhiata alla mappa per sicurezza ce la dai. Ed anche se a conti fatti ci sono più di due ore di avvicinamento e oltre tre di discesa per “appena” 400 metri e su difficoltà moderate – che a casa poi qualcuno vedendoti tornare col buio giustamente ti chiede “ma almeno era bella?”.

Sarebbe da spiegare che di mezzo ci sono i libri e qualche volta la tristezza. Perché il fatto è che quando sono triste compro libri. È una specie di antidolorifico ed antidepressivo, mi serve per dare un senso di profondità a certe giornate che se ci pensi ti fanno male solo a vederle passare. Si lo so che è una cosa un po’consumistica (sei triste quindi compri e rimetti in circolo la viziosa circolarità della società dei consumi), ma tutto sommato trovo che sfogarsi sui libri sia un po’meglio che sulle slot machine.

Mi sa che ero triste o semi depresso per qualche inconcludente riunione quel pomeriggio quando, passando in piazza Oberdan a Trieste, sono entrato nella libreria slovena senza sapere nemmeno il perché (cosa ci vai a fare in effetti, tu che sai quelle 12 parole di sloveno imparate ad un corso serale 10 anni fa?) e ho chiesto se avevano “Slovenske Stene”. Forse perché ci sono pomeriggi a Trieste – la luce radente di un tramonto di ottobre gioca la sua parte, e il vento pure – in cui mi pare di esserci già, tra le rocce delle Giulie.

Slovenske stene però anche li non ce l’avevano. È praticamente introvabile, almeno in Italia, quel libro (del resto, non essendo tradotto dubito interessi a qualcuno). Ma ero pronto a tutto. Con 12 parole di sloveno (10 di vocabolario alpinistico) schizzi e foto qualcosa avrei capito. E poi a voi non è mai capitato di volere un libro solo “per le foto?” D’altronde parliamo di un libro imprescindibile. L’altra metà di un mondo tranciato in due dalla Storia, ma che batte come un cuore unico. La bibbia di ogni alpinista sloveno. E in fondo la difficoltà linguistica non fa che accrescere un certo fascino da mappa del tesoro.

Comunque, manco loro ce l’avevano il libro. Stavo quasi per dirigermi in stazione, sconsolato e rassegnato a salire su un treno mesto in cui avrei forse smanettato col cellulare, quando la commessa mi ha fermato dicendomi che “però avevano questo”. Mi mostrò un volume che mai avrebbe attirato la mia attenzione: formato 16×22, copertina bianca cartonata rigida con romantica inquadratura del Jalovec, dal titolo “Popular Climbing Routes in Slovenia”. Un volume all’apparenza piuttosto old-fashion, più simile ai libri delle fiabe che leggevi da bambino o a un manaule scolastico che non ad una guida di arrampicata. Niente patinature, niente foto d’azione, niente pornografia alpinistica. Però – minchia! – questa è la riduzione in lingua inglese di Slovenske Stene!

In un lampo il bancomat scivolava nel POS senza che nemmeno domandassi il prezzo e ancora un po’uscivo senza prendere la carta. Il viaggio di ritorno non mi è mai parso tanto rapido.

Diciamo che l’aspetto esteriore non era l’unica nota “naif” del libro che avevo per le mani. Anche lo stile delle descrizioni pareva piuttosto eccentrico, cosparso di iperboli e superlativi, immagini pittoresche e dolci parole. Un mondo fantastico, dove anche i passaggi evidentemente più rognosi non sono che un trascurabile dettaglio che prelude al  “coronamento dei sogni più grandi”. Dove certi tiri di corda riservano una “marvellous climbing”, le gole sanno essere “gentili”, le cenge offrire “doni preziosi” e i prati “charming”. Per non parlare di diedri “magnificenti” e “lussuosi punti di sosta”.

sdr

Tutto ciò rende perfettamente l’idea del potere della parola. Si schiudeva un mondo favoloso. Tuttavia ci è mancato poco però che questa cosa ci prendesse un po’ troppo la mano, rischiando varie volte di farci prendere clamorose cantonate. Ricordo ancora la sonora imprecazione di Nicola su uno dei tiri più scorbutici della via più scorbutica sulla parete più scorbutica delle Giulie – ovvero la Aschenbrenner al Travnik – quando, con un friend n.2 in bocca e in equilibrio sulle ben note “scagliette di Giulia”, digrignò “ma per avere una marvellous climbing non dovresti avere anche una marvellous rock!” – segue invocazione della divinità.

Era tutta un’illusione? Ma in fondo non è la vita stessa una rincorsa disperata di qualcosa che non conosciamo o che ci illudiamo possa darci una risposta? Eppure quante volte gli errori o le incomprensioni hanno aperto le strade della conoscenza? È vero, forse il libro o meglio la traduzione è un po’esagerata e lo stile farà sorridere per i toni naif. Ma in fondo l’incauto traduttore a suo modo mi ricorda ciò che dovremmo già sapere ma che noi, amanti distratti, troppo spesso ignoriamo. E’ un diverso tipo bellezza quello che racchiude il senso di queste montagne, da cercare oltre le poche vocali dei loro nomi e al termine dei loro massacranti ghiaioni. Anche, guardando bene, tra le loro pietre lisce quando non speri più di trovare un’uscita ed invece basta seguire le vie dell’acqua e della luce.

Delle Giulie adoro le rocce pallide e il verde intenso dei boschi che ne lambiscono le pareti. Il loro emergere, in principio del giorno, come di regioni perdute da un sogno antico. Quel perenne senso di mistero che trattengono a sé. La loro nobiltà semplice. Adoro le pareti avvolte in un’ombra che pare eterna, nelle quali ti addentri cercando il riscatto di una nuova luce. Perché le Giulie sono montagne che si compiono nella luce, che pare venire da quel mare stesso che le ha create e che, ogni qualvolta riemergo dall’orlo delle sue pareti, non smetto di cercare.

sdr

Veliki Draški vrh

Parete Nord/Ovest

Primi salitori: Daro Dolar, Mitja Kilar, Vido Vavken (il nome della via è l’acronimo dei tre salitori: DKV), 12 agosto 1951

Dislivello: 400 mt

Difficoltà: IV, V, 1 p.V+

Punto culminante della lunga muraglia che sovrasta la sinistra orografica della val Krma, il Veliki Draški vrh è senza dubbio una delle montagne più popolari della parte meridionale del gruppo del Triglav. La sua cima è viene infatti regolarmente raggiunta sia da escursionisti che da scialpinisti lungo i dolci pendii del versante sud, mentre a nord una fitta ragnatela di itinerari di arrampicata, alcuni storici, offre agli alpinisti innumerevoli opzioni. Tra queste vie val la pena ricordare quella tracciata da Pavla Jesih nel 1928 nel cuore della Nord e la più recente Viktoria. Il Trapezio è una struttura a forma vagamente di parallelepipedo un po’staccata dal corpo principale e al centro della sezione che va dal Veliki Draški vrh al Tosc. Su questa struttura sono tracciate numerose vie, di cui DKV è una delle più classiche della montagna, ma anche tra le più apprezzate vie di quinto delle Giulie Slovene. L’arrampicata è sempre ideale, su roccia solida e lungo linee naturali di fessure o diedri. Via molto consigliabile e ben attrezzata.

Accesso: da Mojstrana seguire le indicazioni per la val Krma e la Kovinarska Koca che si raggiunge dopo circa 8 km di stretta strada prima asfaltata poi sterrata. Dal rifugio proseguire ancora circa 2 km per strada sterrata fino al parcheggio in prossimità della sbarra (quota 950). Seguire il sentiero evidente e ben segnalato che si inoltra nella Krma, dapprima sul piatto fondo boscoso, quindi con progressiva pendenza uscendo dal limite del bosco dove la valle si restringe, costeggiata a dx da uno costone boscoso e a sx dalla lunga muraglia del Mali e Veliki Draški vrh, che mostra le sue alte pareti stratificate. Si sorpassa una prima radura e dopo breve salita si guadagna un ampio pianoro erboso dove si trova il bivio: la traccia di sx sale all’ampia sella della Bohinjksa Vratca, quella di dx prosegue verso il Triglav. All’inizio del pianoro è visibile un evidente canale cosparso di grandi macigni che taglia il bosco sul lato sx della valle. Abbandonare dunque il sentiero per risalire il canalone per tracce incerte uscendo su terreno aperto alla base della parete. Seguendo delle tracce più evidenti mirare alla base di una caratteristica struttura rocciosa a mo’di trapezio che si erge sulla destra rispetto alla cima del Veliki Draški vrh. L’attacco della via è posto al centro della parete, alla radice di un’evidente linee di diedri a sx rispetto ad una torre staccata che delimita il Trapezio. Risalire il ghiaione e dal suo vertice (nevaio possibile) imboccare un canale inclinato verso dx e delimitato a sx da una placca verticale. Risalire il canale interamente e al suo termine piegare a sx per cengetta alla base del diedro scuro di attacco (60 mt, II, III, 2 CF)

Descrizione

1) Scalare il diedro di roccia solida (attenzione se umido), evitando un tratto verticale un po’a dx (V, 4 ch.), oltre il quale il diedro si allarga a canale. Salire prima sulle rocce di dx poi traversando verso sx riportarsi sulla verticale di salita. Si sosta in corrispondenza di uno spuntone a sx. 50 mt, V, IV, 2CF.

2) Non continuare per il canale, chiuso in alto da un tetto, ma prendere a dx uno stretto canalino. Aggirare a dx uno spuntone (cordone) e superata una sosta (inutile) proseguire per gradoni facili a dx pervenendo ad un ampia terrazza nel cuore della parete. Si sosta alla base di una placca sul margine sx della terrazza. 50 mt, II, III 2CF

3) Traversare a sx per cengette portandosi nuovamente lungo la direttrice di salita. Il primo tratto di colatoio che da là linea di salita si aggira sulla sx seguendo una fessura articolata al cui termine per strette cornici verso dx si ritorna nel colatoio sostandovi al centro. 55 mt, II, III, 1 p.IV- 2 CF (altra sosta 1 mt piu sopra su 2CF più scomoda)

4) In verticale lungo la fessura colatoio di roccia ottima e appigliata (molti chiodi, V, 1 p.V+); dove la verticalità si attenua uscire a dx per evitare una sezione liscia e rientrare per cornici a sx sostando su comoda cengia. 35 mt, V, 1 p.V+, 2 CF

5) Proseguire lungo il colatoio, qua più ampio e caratterizzato da rocce chiare ed articolate, sostando poco sotto un diedro verticale con attacco strapiombante. 30 mt, IV+, 2 CF.

6) Salire il diedro verticale (V) quindi proseguire per un facile canale che in alto è sbarrato da una fascia di tetti friabili. Prima di questi si piega in diagonale a sx verso uno spigolo sostando comodamente su un terrazzino al bordo di una terrazza ghiaiosa. 40 mt, V, poi III, 2 CF.

7) Traversare a sx alla base di una placca compatta che difende l’accesso ad una fessura/camino foggiata a mo’di grondaia. La placca si supera da dx verso sx con movimenti delicati (3 ch e cordone, V) quindi si scala tutta la fessura superando piccole strozzature e sostando alla base di una placca appoggiata di roccia chiara. 40 mt, V, 4CF.

8) Approcciare la placca da dx, traversare a sx su roccia compatta (1ch IV+) verso uno spigolo articolato che si risale con bella arrampicata mirando ad una grande caverna verso il bordo sx della parete. Uscire dalla caverna con breve ma esposto traverso (IV, 1 ch) oltre il quale le difficoltà terminano. Si sosta su 2CF su una cengia a sx.

Qui è possibile slegarsi. Si risale una rampa canale inclinata verso sx (II, III) che termina su una crestina che delimita a dx un canale. Abbassarsi ed entrare nel canale dal fondo ghiaioso. Lo si rimonta integralmente (circa 80 mt,pp. II) uscendo alla forcella erbosa (quota 2160) che lo origina, lungo la linea di cresta che collega il Veliki Draški vrh (a sx) al Tosc (sulla dx). La cima del V.D.V è raggiungibile facilmente in circa 10 minuti risalendo la dorsale prativa a sx.

dav
Tracciato della via DKV

Discesa
Seguire una buona traccia che si abbassa verso S in direzione di una caratteristica dolina (Vrtacica). La traccia aggira la dolina sul lato sx quindi scende qui meno evidente tra macchi di mughi a volte smarrendosi. Tendere un po’a sx verso un canale erboso disceso il quale si incrocia il sentiero molto ampio che proviene da Rudno Polje. Seguire il sentiero a dx (sud/ovest) in direzione del Vodnikov Dom con bel percorso a mezzacosta sempre molto panoramico. Ad un bivio in corrispondenza di un promontorio con larici (Na Zagonu) si tiene la dx (indicazioni) raggiungendo il Vodnikov Dom (1 h dall’uscita). Imboccare una stretta traccia (su un sasso scritta “Krma”) che risale alla Bohinjska Vratca, ampia insellatura che sovrasta il vallone in cui sorge il rifugio e che funge da valico tra la Krma e gli altipiani meridionali del Triglav. Scavalcare la forcella e scendere in Krma ripercorrendo il percorso di avvicinamento (circa ore 1.45 dal Vodnikov al parcheggio, 3 h in totale dall’uscita)

 

 

 

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