Lezioni di sloveno

di Saverio D’Eredità

Per comprendere a fondo un’arte bisognerebbe studiarne altrettanto approfonditamente l’ambiente e le circostanze che ne hanno permesso l’emersione e lo sviluppo. In questo senso per capire davvero il blues si dovrebbe girare per le strade di New Orleans, così come sarebbe stato interessante poter visitare le botteghe di Firenze ai tempi di Giotto. Perché l’arte è sempre il prodotto della storia, dei costumi, delle tradizioni e dei talenti che si sviluppano in dato momento in un certo luogo.
Parafrasando, per comprendere appieno ciò che ha permesso all’alpinismo sloveno di formare alcuni tra i più grandi esponenti dell’alpinismo moderno e diventare una vera e propria scuola, è necessario calarsi nella cultura e nei luoghi che costituiscono quella sorta di fertile humus che ne ha permesso lo sviluppo.
Sono spesso questi i pensieri che mi accompagnano quando mi trovo a camminare verso gli attacchi delle vie sulla Nord del Triglav o di ritorno da un giretto a quel parco dei divertimenti per alpinismo invernale che è il Passo Vršič. Se la “Stena” è il terreno ideale d’estate per sperimentare le grandi vie d’ambiente e muoversi su centinaia di metri di parete, il passo rappresenta invece una sorta di campo scuola per approcciare percorsi, tecniche e metodi su neve e ghiaccio.

Stretto tra la possente mole del Prisojnik da un lato e l’onda lunga della catena di cime che dal corno del Jalovec si allunga fino alle alle gobbe dolci delle Moistrocche, il Vršič è un importante transito attraverso le Giulie nonché il passo più alto percorribile in auto. Va da sé che questa (rara per le Giulie!) accessibilità abbia creato le condizioni per un piccolo Falzarego che specie d’inverno fornisce innumerevoli spunti e combinazioni. Se la base del mastodontico Prisojnik è luogo ben noto a chi predilige le effimere strutture di ghiaccio, che qui trova un terreno tanto comodo come accessi quanto severo nelle tipologie di itinerari, è la sinistra orografica della valle che scende verso Kranjska Gora a prestarsi per un un alpinismo decisamente più “popolare” ma estremamente gratificante ed istruttivo.

Non è così raro, per non dire quasi normale, incrociare sul vasto pendio che si stende ai piedi del versante est della Mala Mojstrovka, cordate o anche singoli alpinisti che si dirigono a tutte le ore del giorno (e…della notte) all’attacco dei vari canali che incidono le corte pareti soprastanti. Così come non è così infrequente che gli stessi salgano più volte la stessa cima nella stessa giornata intrecciando a piacimento i vari itinerari. Proprio come un giro alle giostre.

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La cresta delle Moistrovke, vista dalla Mala. Spicca la Velika con una notevole cornice.  Sullo sfondo il Bavški Grintavec. Il vento che sferza i pendii sommitali erode la superfice nevosa. Marzo 2009, dopo la salita della Butinarjeva Grapa. Foto Dimitri Nardin

Le Tre Sorelle

Come una lunga onda che via via si addolcisce e si smorza, le forme morbide delle Moistrovke esauriscono la lunga cresta che dalle scorbutiche cime del Pelc nad Klonicami culmina nel diamante del Jalovec per poi slungarsi attraverso la Site e il Travnik fino alla ampia insellatura del Vršič. Questa chilometrica barriera che chiude il fianco sinistro della Zadnja Trenta appare da qui come un vasto piano inclinato, ricoperto per metà da fitte abetaie e per metà da brulle pietraie. La lunga cresta forma elevazioni poco marcate, talune appena distinguibili tra le varie ondulazioni. Verso la sua terminazione settentrionali sono proprie le tre cime delle Moistrovke a movimentare la morfologia della lunga giogaia. Come tre sorelle di buona famiglia, le tre Moistrovke mantengono i tratti salienti delle vette giuliane, aggiungendovi un tocco di leggerezza quasi femminile. Distante e più austera la Zadnja (in sloveno: ultima), nobile la Velika (trad. “grande”) che si eleva pochi metri sopra le altre, decisamente peperina e di carattere come da tradizione la più piccola, ovvero la Mala Mojstrovka, ultima vetta che chiude la catena opponendo una “piccola nord” che riproduce in scala le più famose parenti.

Queste tre montagne, vuoi per la facilità di accesso dal passo Vršič (il dislivello fino alla Mala è di appena 700 metri, fatto inusuale per una cima delle Giulie) vuoi per le modeste difficoltà tecniche ed anche (se non soprattutto) per il vasto panorama che si gode dalle cime, sono estremamente popolari e frequentate da escursionisti ed alpinisti. In ogni stagione. Sì, perché non è solo d’estate che è possibile osservare incessanti carovane erodere le fini ghiaie delle loro pendici, ma anche (per non dire soprattutto) d’inverno che queste vette diventano particolarmente apprezzate. Grazie alla quota (tutte e tre superano i 2300 metri) l’innevamento quasi sempre ottimale e la facilità di accessi e discese, è proprio nella stagione fredda che si rivelano grandi potenzialità. I fianchi brulli e poco significativi si “travestono” con una coltre bianca che crea quasi magicamente linee di canali, goulotte e creste altrimenti insignificanti d’estate. Quale puntuale e sempre fantasioso scultore, la neve disegna e ricrea puntualmente i versanti di queste montagne trasformandole in un ideale terreno di prova e sperimentazione, dove “giocare” con una disciplina tanto seria, complessa e talvolta incompresa come l’alpinismo invernale.

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Carlo Piovan segue su un facile ma esposto traverso appena sotto la cima della Velika Mojstrovka. Gennaio 2014 – foto S.D’Eredità

Come ben spiega Bernadette McDonald nel suo recente “Alpine Warriors”, l’alpinismo sloveno ha saputo maturare, dal dopoguerra in poi, una piena consapevolezza delle proprie potenzialità, recuperando il terreno “perduto” dalle precedenti generazioni rimaste nell’ombra delle grandi scuole tedesche ed italiane e riappropriandosi, in primo luogo, della primazia sulle proprie montagne. Da Ales Kunaver in poi questa piccola, ma fiera nazione ha saputo sviluppare una vera e propria scuola di alpinismo che trovava nelle diverse sezioni del Club Alpino Sloveno le sue ramificazioni locali. Qui venivano allevati ed istruiti i giovani alpinisti che, in mancanza di altre possibilità (economiche e non di meno politiche negli anni della guerra fredda) hanno trovato nelle Giulie un terreno perfetto per esercitarsi. In inverno, come noto, sono montagne che possono opporre difficoltà pari a quelle dei colossi occidentali: nevicate imponenti, venti gelidi, difficoltà logistiche, pareti repulsive hanno formato carattere, tecniche e metodi degli aspiranti alpinisti sloveni i quali si sono poi dimostrati tra i più tenaci, ambiziosi e preparati nell’epoca d’oro delle grandi spedizioni, tanto sugli 8000 quanto sulle Ande.

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Precoce inverno sulla ferrata Hanza alla Nord della Mala Mojstrovka – Novembre 2015, foto N.Narduzzi

Soprattutto, quello sloveno è un alpinismo che da molta importanza all’esperienza in ambiente, quindi con un approccio estremamente pragmatico. Che sia bello o brutto, condizioni buone o meno buone, l’importante è comunque sempre “andare”. Immagazzinare esperienza, capacità di adattamento, apprendere e ripetere. Questa era anche la filosofia di una delle figure più emblematiche ed enigmatiche dell’alpinismo sloveno, recentemente scomparso: Francek Knez.
Tornando a noi, è facile capire come anche cime “minori” quali appunto le Moistrovke siano diventate man mano dei veri laboratori adatti ai corsi di alpinismo e a fare un po’di pratica senza l’eccessivo ingaggio delle complesse pareti nord. Facilità d’accesso, brevità degli itinerari, e modeste difficoltà tecniche offrono un ambiente ideale per testare le capacità dei principianti, come anche per immagazzinare un po’di allenamento per gambe e polpacci utile per mete più ambiziose. L’unico paragone possibile è probabilmente con l’alpinismo da “Vajo” tipico della zona vicentina, sebbene quei percorsi siano forse più lunghi, impegnativi e meno facilmente in condizione di quelli sloveni. Un motivo in più per prendere appunti e programmare una visita.
Se capiterete in un qualsiasi giorno d’inverno, col bello e col brutto, la mattina o la sera, troverete quasi sicuramente gruppetti che testano le tecniche di recupero con ARTVA, effettuano stratigrafie o si esercitano nel cramponage e nei movimenti di conserva sui regolari pendii che sovrastano il Vršič. E’ noto come quello sloveno sia un popoli di alpinisti. Ma è altrettanto evidente come gli stessi credano molto nella formazione e nella trasmissione della conoscenza. Un approccio che, al di là di tutto, bisognerebbe cercare di tramandare.

Piccola, ma di carattere

Già dalla piana di Rateče, la sagoma piramidale della Mala Mojstrovka spicca con la sua breve ma verticale parete nord e il profilo triangolare della sezione sommitale. Ultima elevazione della lunga catena di montagne che mura il lato sinistro della Val Planica, la “Mala” è certamente la Moistrovka più nota e quella più interessante alpinisticamente. D’estate come d’inverno.

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Il versante est delle Moistrocche viste dal Prisojnik – foto S.D’Eredità

Il versante orientale è senza dubbio quello più ricco di alternative. Alzando lo sguardo sul fianco occidentale del Vršič, si può infatti osservare come la morfologia a ventaglio della Mala Mojstrovka offra diverse linee di salita che vengono esaltate in condizioni invernali. Questo versante, caratterizzato da fasce rocciose non molto alte, intervallate da cenge oblique e macchiato di mughi, appare tanto discontinuo e insignificante d’estate, quanto intrigante nella stagione fredda. La neve delinea i vari scoli di roccette friabili e ghiaia creando ripidi canali che stuzzicano la fantasia dei cacciatori di linee, qui combinabili a piacimento. Il vantaggio è quello di poter approcciare questo genere di salite con relativa facilità e rapidità dal Vršič e, volendo, anche concatenarli. Quattro sono i percorsi che si sviluppano su questo versante, di lunghezze variabili tra i soli 150 metri del ripido scolo della Butinarjeva Grapa agli oltre 400 complessivi della più lunga Župančičeva Grapa che con interessante e vario percorso conduce direttamente in cima. La più classica e frequentata è senza dubbio la linea centrale (Pripavniška Grapa), che termina su una ampia spalla e talvolta viene ripresa anche con gli sci. Si tratta di salite dalle difficoltà non elevate, ma che comunque offrono delle breve sezioni ripide (fino a 60°) o su misto quando c’è scarso innevamento e che – soprattutto – si trovano spesso in buone condizioni anche grazie ad una favorevole esposizione che al tempo stesso preserva l’innevamento e permette un rapido consolidamento. Se da un lato questa facilità di approccio le rende appetibili, dall’altro bisognerà fare i conti con un inevitabile affollamento, mai tuttavia eccessivo. Di buono c’è che non è difficile trovare questi canali ben tracciati e quindi più rapidi e comodi da salire. Date le non elevate difficoltà e l’impegno fisico limitato questi si possono anche salire con gli sci per poter poi eventualmente accorciare i tempi di rientro o anche soltanto per godersi la sempre gratificante sciata dalla cima, lungo un pendio regolare e benevolmente esposto a sud che spesso riserva nevi trasformate anche in pieno inverno.

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Ripido, neve fresca e “portage” dentro la Butinarjeva. Marzo 2009 – foto Dimitri Nardin

Il versante nord si alza dagli idilliaci altipiani di Sleme, un luogo di incanto e dal fascino profondamente romantico, con una parete verticale alta circa 200 mt. Una larga cengia spiovente la interrompe, prima che la pendenza si accentui nuovamente con una breve paretina dalle caratteristiche stratificazioni che prelude alla cima. Su questo versante oltre a varie classicissimi itinerari di arrampicata, aperti già negli anni ’20 e dalle contenute difficoltà (tra tutti lo spigolo nord è sicuramente il più frequentato) si snoda una interessante ferrata, la Hanzova Pot, che con percorso sinuoso congiunge le cenge della parete permettendo di superarla in tutta la sua altezza. Se il versante sopra il passo mantiene ancora una certa “zona di comfort” data la vicinanza anche visiva alla civiltà, è quando ti affacci oltre il rapido colletto della Vratica (“Porticina”) che il respiro profondo dell’inverno del Nord ti soffia sul volto. La piana di Sleme esala brume gelide, immersa in un’ombra di ghiaccio. La breve nord della Mala si alza brusca, ma elegante e persino severa, facendoti dimenticare che tutto qui è “in scala” rispetto ai vicini colossi  come il Jalovec o il Prisojnik. Qui dalle lezioni di sloveno base si passa a qualcosa di più avanzato. L’esposizione settentrionale non concede luce, le cenge ed i canali sono intasati di neve e la roccia appare spesso corazzata dal tipico smalto di queste zone. Ecco quindi che si creano le condizioni per un alpinismo invernale decisamente più serio e “engagè“.

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Parete Nord della Mala Mojstrovka – foto N. Narduzzi

La ferrata Hanza di per sé offre una già validissima proposta per misurarsi su una piccola nord con tutte le sue caratteristiche di base: ripide rampe innevate, cenge sepolte, camini ghiacciati e una certa esposizione che aggiunge del “pepe” alla salita. La presenza dei cavi non è garantita e dipende fortemente dall’innevamento. Se si è fortunati si può confidare in qualche piolo emergente dalla neve che permette di assicurarsi, ma nel complesso la salita va affrontata come una vera e propria via e con tutta l’attrezzatura del caso e, a differenza dei rapidi canali del versante est, bisognerà mettere in conto una giornata tutt’altro che breve. Una volta usciti sul bordo della grande cengia spiovente è possibile già scendere verso il passo come puntare alla cima, sia seguendo il tracciato estivo sul filo della cresta che improvvisando lungo le venature che solcano la testa sommitale.

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Lo Spigolo Nord in un inverno molto secco – foto S.Salvador

Reinventare. Potrebbe essere questa una chiave di lettura adatta agli ultimi magri inverni di questi anni. Mai come in queste ultime stagioni chi pratica alpinismo invernale ha scoperto (o meglio riscoperto) come tanti percorsi possano essere paradossalmente valorizzati dalla penuria di neve, creando inedite condizioni “miste”. Condizioni che esaltano l’aspetto tecnico, ma anche e soprattutto la diversità e l’originalità. Ovviamente per alpinisti che amano l’imprevisto, l’incertezza e accettano di “giocare” con la montagna prendendo ciò che essa sa offrire. Senza preconfezionamenti.
Ad esempio riprendendo vie di arrampicata facili (e magari non di qualità eccelsa come roccia…) in una versione fredda, aggiungendo come ingredienti un po’di ghiaccio nelle fessure, la neve che intasa i canali e ricopre le cenge, e la necessità di muoversi con attrezzatura invernale.
Questa lezione l’hanno ben compresa gli alpinisti sloveni. Quando le vie di misto e le atmosfere d’alta quota distano centinaia di chilometri, basta lavorare un po’di fantasia per creare un parco giochi interessante. Ecco quindi che due vie adatte ai primi approcci all’arrampicata e di basso impegno tecnico in estate possono diventare validi test per sentirsi proiettati in altri ambienti.
E’ il caso dello Spigolo Nord e della via dei Camini. Entrambe sono vie di bassa difficoltà e dal comodo approccio, ben attrezzate e non molto lunghe. In inverno possono però trasformarsi in salite di impegno, ma senza la “esposizione” delle grandi pareti. Sullo spigolo la componente di scalata su roccia sarà forse prevalente, anche se la conformazione a gradoni e le diverse cenge che lo intervallano aggiungono sicuramente un po’di impegno quando la neve le ricopre. Alcuni spit alle soste e sui tiri garantiscono buoni margini di sicurezza ed incoraggiano ad osare qualcosa in più, mantenendosi sempre sul quarto, ma magari arrampicando con i ramponi. Senz’altro più complessa può essere l’uscita attraverso quelle che sarebbero facili cenge d’estate e che possono invece offrire un finale “interessante” a seconda delle condizioni di innevamento.
La “via dei Camini”, pur se un tempo classica non è poi tanto attraente d’estate. Un tipico camino/gola d’altri tempi, umido e poco attraente, decisamente distante dai canoni odierni di gradimento degli alpinisti, può tuttavia trasformarsi come il rospo in un “principe” delle invernali. Il tetro camino infatti può prendere le sembianze di una tecnica goulotte, intervallata da ripidi canali con l’aggiunta di brevi sezioni di misto. La possibilità di “appoggiarsi” allo spigolo può dare una scappatoia in caso di condizioni non adatte, ma nel complesso una salita invernale qui può diventare un ottimo test per itinerari più lunghi.

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Condizioni secche sulla paretina terminale nel dicembre 2016: le varie goulotte offrono però sempre qualche valida alternativa – foto S.Salvador

La lunga cresta

Se è vero che la Mala è come da tradizione la più piccola e vispa delle sorelle, le altre due non vanno certo snobbate.
L’alpinismo invernale è teso tra due poli di uguale attrazione per l’alpinista: i versanti bui, gelidi e severi dove incunearsi a colpi di picche in dedali di neve e ghiaccio e la bellezza cristallina di creste modellate dal vento e dai cristalli. Questo secondo aspetto privilegia la componente estetica su quella tecnica, l’ariosità sulla cupezza. La lunga cresta che collega le tre sorelle (e prosegue in realtà verso le successive elevazioni del Travnik e della Site) merita senz’altro di essere percorsa nelle limpide giornate invernali, anche in abbinata ad uno dei canali del versante est. Un tocco da “grande course” modello Alpi Occidentali, tecnicamente semplice, ma molto appagante. E’ quello che abbiamo fatto io e Carlo un gennaio di 4 anni fa. La nebbia fluttuava ad una quota stabile attorno ai 2000 metri e dopo aver salito la Pripravniska in un nauseante white-out che incrostava i peli della barba, non ci parve vero di vedere qualcosa ad una distanza maggiore di dieci metri. Decidemmo così di scartare la Mala per dirigerci direttamente alla Velika. “Direttamente” nel vero senso della parola in quanto affrontammo di petto (sempre in senso letterale vista l’altezza della neve) il breve scalino sotto la cima. Quella specie di goulottina l’ho vista apparire e sparire varie volte senza capire mai se potesse o meno diventare effettivamente una “via”. Ma questo è forse il bello. Io e Carlo inventammo lì per lì una linea che si rivelò decisamente divertente, compresa una sezione di neve inconsistente a 60 gradi e un estetico traverso d’uscita. Sull’onda della vista che si apriva ora ai nostri occhi continuammo un bel pezzo lungo la cresta, senza però raggiungere la sorella più riottosa, ovvero la Zadnja. La cresta è infatti più lunga di quanto si possa pensare specie in inverno quando le cornici disegnano profili tanto scenografici quanto precari e la progressione si fa faticosa nel battere traccia. In ogni caso il concatenamento delle tre cime rimane una validissima alternativa per godere degli aspetti estetico-paesaggistici della montagna invernale con un’aria molto…occidentale.

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Carlo Piovan poco oltre la cima della Velika. Sullo sondo la Zadnja e a destra il corno del Jalovec. Gennaio 2014 – foto S.D’Eredità

L’alfiere

Sembra che le sorelle abbiano voluto attorniarsi di un fedele guardiano. La Nad Šitom Glava sopravanza davanti alla Mala Mojstrovka, come a proteggerla da sguardi troppo insistenti. La sua sagoma replica quella della Mala stessa, ma rinuncia a ben 300 metri di altezza per non oscurarla. Tuttavia completa il quadro, con una certa autonomia che la fa sfuggire allo sbrigativa etichetta di “contrafforte”. Già meta sci alpinistica a sé stante e per nulla spregevole (molto bella la pala finale, che regala belle traiettorie quando la neve si “cuoce” nel sole di mezzogiorno), la Nad Šitom Glava mostra a nord est una breve paretina, incisa da canali di cui il maggiore e più marcato è percorso da una antica via aperta Joža Čop, Pirnat, Stanko Tominšek nel 1927. Molto simile agli altri canali della parete est della Mala, la Uroševa mantiene tuttavia una certa specificità: mediamente più ripido e con qualche passo decisamente tecnico è forse quello più impegnativo tra i canali  “classici”della zona. E può presentare un paio di incognite. La prima già all’attacco, dove un masso, se non adeguatamente ricoperto può già opporre un ostacolo non scontato. Il secondo, a circa 50 metri dal suo termine, è rappresentato dall’uscita di una profonda caverna formata anch’essa da un masso ciclopico piantato nel mezzo del canale. In assenza di abbondante copertura nevosa questo passaggio può risultare decisamente impegnativo e richiedere buone capacità nel destreggiarsi sul misto. Nel complesso una salita breve, ma interessante ed istruttiva come un “Bignami” delle varie situazioni tipiche del “Canalismo”. L’uscita è a pochi passi dalla bella vetta. Anche qui le possibilità di concatenare non mancano. Sta alla fantasia dell’alpinista invernale, di solito sempre fervida, sfruttare al meglio i suggerimenti sfiziosi delle Tre Sorelle…

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Costanti pendenze a 45° e 50° dentro la Uroseva Grapa – gennaio 2018, foto S.D’Eredità

Relazioni

Accessi e discesa: tutti i percorsi sono facilmente accessibili ed inviduabili dal passo Vršič (mt. 1611), importante valico tra la valle della Sava e la Val Trenta. Negli ultimi tempi le due rotabili che salgono rispettivamente da Trenta e da Kranjska Gora sono sempre più spesso pulite dagli spazzaneve, quindi è possibile arrivare in auto al passo o a poche centinaia di metri dallo stesso. In ogni caso fino al Koča na Goždu (mt. 1226) la strada è quasi sempre percorribile e, mal che vada, si tratta di coprire al massimo 1 h di strada fino al passo per circa 400 metri di dislivello.
La Mala Mojstrovka, per la normale, è meta sci-alpinistica classica e frequentata. Si svolge lungo l’evidente largo canale che si apre a sinistra (guardando il versante est dal passo) tra la lunga dorsale che conduce alla tonda cima e uno sperone staccato. Dal passo si sale liberamente ad imboccare il canale che si sale (ripido negli ultimi 20 metri) fino ad uscire su una larga selletta. Si volge a dx (N/O) lungo la cresta, all’inizio spesso spoglia di neve e con un brevissimo tratto un po’esposto, quindi via via più agevole ed ampia. Con gli sci conviene tenersi sul pendio inclinato a sx del filo della dorsale che si risale liberamente fino in cima. La discesa è una piacevole sciata (S3) spesso in buone condizioni grazie alla favorevole esposizione meridionale che offre nevi trasformate già in inverno.

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Terreno esposto sulla Nord della Mala Mojstrovka – foto N.Narduzzi

Mala Mojstrovka_Pripravniska

Mala Mojstrovka_Zupanciceva

Mala Mojstrovka_Butinarjeva

NSG_Uroseva

Mala Mojstrovka_Parete Nord

1/continua…

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