GAIA – quinta parte – (ultima)

di Carlo Piovan

Prologo

Il petto sembra che esploda, il collo è madido di sudore e gli occhi si aprono di scatto, nello stesso istante che i dorsali, piuttosto allenati nonostante l’età, lo fanno alzare dal letto.

Un sogno era solo un sogno; sarà la quota o il genepy o sola una scusa per non ammettere che quelle fughe in quota lungo fessure di granito e strapiombi di dolomia, forse si fanno sempre più pesanti. Nonostante la maturità e l’esperienza che sessanta primavere possono regalare ha sempre avuto paura dei cambiamenti. Un vizio che oramai contraddistingueva la sua indole e faceva scattare lo stimolo per una nuova fuga in quel mondo ostile di spigoli friabili, di ghiacciai tormentati dai crepacci e pareti plasmate dal vento e dalla pioggia. Sta mattina è più difficile del solito scalare, il vento freddo che si è alzato da est oggi sembra più gelido del solito, non per il sinistro sibilo che crea dentro le fessure, ma perché sbatte in faccia il ricordo di quella sera. La salita di oggi non presenta particolari difficoltà, così la mente vaga e pesca frammenti di immagini lontane, frasi azzardate e pensieri abbozzati. La salita finisce e non c’è nessuno con cui stringersi la mano, se non la propria. Fra i tanti vizi che non aveva abbandonato c’era anche quello di scalare in solitaria, questa volta però sa che l’amico rifugista lo attende giù, 400 m più in basso, per bere assieme l’ultima bottiglia di vino che era rimasta prima della chiusura autunnale. Se la notte porta consiglio, il giorno porta le idee più assurde e, come canta Guccini, è proprio l’assurdo che ci spinge ad esser fieri di noi. L’ultimo bicchiere di quel vino coloro rosso amaranto scivola giù per la gola, ed il braccio con movimento secco e deciso, riporta il bicchiere vuoto sul tavolo. – Io resto qui – esclama a voce alta, lì per lì all’amico sembrava assurdo dover ricordare che il rifugio chiudeva e che sarebbero dovuti scendere a fondovalle assieme, ma alla vista di quegli occhi sgranati capì e concesse di passare l’ultima notte in quota della stagione. – Però domani si scende! – aggiunse con tono deciso e lasciò il tavolo per andare a coricarsi. Carlo, estrasse dallo zaino un taccuino con disegnato un rinoceronte in copertina, dentro le pagine erano bianche. Accese una candela e passò tutta la notte a scrivere sforzandosi di mantenere una calligrafia chiara e leggibile. La mattina seguente uscì dal rifugio all’alba senza salutare l’amico, lasciò un biglietto sul tavolo con scritto “Si viene e si va…” .

Correre! si corre per tante cose nella vita si corre per scappare o per raggiungere più velocemente qualcuno o qualcosa, quella mattina correva per scappare dalle sue certezze ed andare incontro alla sua paura più grande: il cambiamento. Frenò bruscamente davanti al parcheggio della piazza principale, dove abbandonò l’auto. Non ancora convinto di quello che stava facendo e se lo stava facendo nel modo corretto, attraversò la piazza ed imboccò una viuzza molto stretta che percorse fino a che non sbucò in una piazzetta secondaria e quel vivido ricordo di tanti, troppi anni fa tornò alla sua mente. Al posto del bar hanno aperto una libreria, un po’ insolita a dire il vero, chi la gestisce ha deciso di aprire quando gli altri chiudono, offrendo agli avventori un bicchiere di vino o una fetta di torta che lei stessa prepara. Era senza dubbio in anticipo rispetto all’orario di apertura, così si accoccolò sulla panchina antistante all’entrata, cercando di far rallentare il battito cardiaco. Dopo mezz’ora vide venire avanti una figura femminile a lui nota. Aspettò che fosse vicino alla porta del negozio, si alzò e si diresse verso l’entrata della libreria, varcò l’uscio e con gesti lenti e misurati la guardò negli occhi e senza aggiungere altro le chiese se era interessata a pubblicare un libro, allungando sul bancone il taccuino con il rinoceronte in copertina. Lei trattenne per un istante il fiato per la sorpresa, sfiorò il taccuino, strinse la sua mano e lo abbracciò sussurrando in un orecchio

– Si però il finale lo scriviamo assieme –

prima parte ; seconda parte ; terza parte; quarta parte

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